Giù gli artigli dalla marcia! - L'editoriale del direttore

Agrigento 3 novembre 2017 - Mancano  poche ore alla marcia di “indignazione e solidarietà per il colle di Agrigento” che, la comunità Ecclesiale cittadina, ha organizzato, facendo proprie le parole di denuncia, indignazione e l’appello, pronunciate dall’arcivescovo Francesco lo scorso 25 ottobre, in occasione della riapertura della chiesa S. Caterina nel centro storico di Agrigento ma anche la preoccupazione per il rischio sgombero, dei residenti nelle vie ai piedi del Colle San Gerlando. 

«In questo momento – ebbe a dire l’arcivescovo Francesco – provo sentimenti contrastanti: gioia per essere qui, in un pezzo della vecchia Agrigento che torna a rivivere, e tanta indignazione perché dopo 40 anni riapriamo questa chiesa e, nello stesso tempo, vediamo che la Cattedrale viene trattata come una pallina da tennis che ognuno tira all’altro ma che nessuno vuol prendere… Tanti per essa, si sono impegnati però poi, forse, si sono dimenticati e intanto continua a scivolare! [...] “Sono indignato – ha affermato don Franco – soprattutto per la gravità e il pericolo crollo. Il fatto che si rimpalli, questo mi preoccupa. C’è una “gravità” riconosciuta da tutti; ma questi tutti non hanno il coraggio o la voglia di intervenire. Palermo è lontana da Agrigento – ha proseguito - , qui arrivano echi e lettere, ma le leggi fisiche valgono anche ad Agrigento ed il tempo che passa non vuol dire che la Cattedrale si fermi. Dico – ha proseguito - con preoccupazione a tutti quelli che devono decidere che diano davvero dimostrazione di interesse per ridare dignità ad una città che sembra la si voglia cancellare».

E il giorno seguente, dando appuntamento in cattedrale, alla stampa per far vedere le ferite che ne sfregiano il volto, ha detto: “Il nostro non è un gridare per avere qualche lira e sistemare la Cattedrale, è gridare per avere il giusto e salvare con la Cattedrale, l’identità di Agrigento e la vita della gente…
Ognuno si assuma le proprie, ma – ha detto – si dica alla città le cose come stanno. Se non si vuole sistemare la collina e la Cattedrale, lo si dica con chiarezza; ma se si promette le promesse devono diventare realtà“, ha concluso l’Arcivescovo.
Il sindaco Lillo Firetto, da parte sua, pensando all’incolumità dei concittadini, contestualmente ha dichiarato: «Se continua lo scivolamento verso il basso della collina della Cattedrale, da un momento all’altro la Protezione civile potrebbe dirci di avviare gli sgomberi delle famiglie e delle attività commerciali e chiudere la via 25 Aprile», l’arteria, principale della città che si trova proprio sotto il Duomo.

Dunque venerdì 3 novembre (memoria liturgica di San Libertino, primo vescovo della diocesi) i cittadini e le cittadine di Agrigento sono stati invitati a partecipare ad una marcia silenziosa per manifestare indignazione e sensibilizzare chi ha compiti di responsabilità a porre in atto azioni risolutive volte alla pubblica incolumità e alla salvaguardia del Centro storico e  di un bene, la Cattedrale di Agrigento, di significativa rilevanza ecclesiale, storica e architettonica.
Questi sono i fatti e le parole.
Quella di venerdì, non è - come qualcuno ha scritto - una marcia organizzata dal Cardinale. L’arcivescovo non organizza marce ne tanto meno muove le masse a “fini elettorali” come qualche altro, vergognosamente, continua a ripetere. L’arcivescovo Francesco, da pastore, non da mercenario, fin dal suo arrivo ad Agrigento, si è posto come guida credibile, non davanti ma in mezzo al suo popolo. Anche in questa occasione le sue parole non sono che una perorazione per gli agrigentini e, in particolare, per le famiglie che abitano il Colle di Agrigento.

A chi in questi giorni si agita e si dice sorpreso dalla posizione della Comunità ecclesiale e dell’Arcivescovo vogliamo ricordare, come dicevano i latini, “Contra factum non valet argumentum” volendo significare che contro la prova dei fatti nessun argomento potrà avere valore. E per l’arcivescovo e la Chiesa agrigentina sul centro storico di Agrigento parlano i fatti.
Vescovo e Chiesa quando parlano e agiscono per il Centro cittadino - parafrasando Winston Churchill - pensano alle prossime generazioni,  invece che alle prossime elezioni. Ma, soprattutto, non hanno voltato le spalle, né abbandonato al suo destino il Centro di Agrigento. In particolare sotto l’episcopato dell’arcivescovo Francesco è stato dato nuovo impulso perché al centro, della complessa e trita questione, ci siano le persone non le cose, tanto meno la Cattedrale. Forse l’errore politico che si è consumato negli ultimi decenni sul Centro storico è stato proprio questo: non solo l’abbandono colpevole e la predazione arrogante da parte di alcuni ma, il non avere attivato processi capaci di coinvolgere, la gente che, malgrado i gravi disagi, vi abita. Essi sono l’unico soggetto possibile per rivitalizzare il luogo. È, proprio questo il senso della presenza e dell’impegno profuso dalla Chiesa agrigentina, nel e con gli abitanti del centro storico di Agrigento. Una cosa è certa: la Chiesa, insieme al suo Pastore, non ha abbandonato il cuore della città. In tutti questi anni ha aperto musei, riaperto chiese, trasferito, mettendo mano al proprio portafogli, i locali della Curia colpiti anch’essi dal dissesto idrogeologico, preferendo, a soluzioni più comode e funzionali fuori dalle mura cittadine, restare sul Colle. Ma ancora ha incoraggiato e sostenuto l’imprenditoria giovanile, con i percorsi “Arte e fede” e il nascere di attività commerciali, promosso momenti d’incontro (basti pensare alle partecipate notte bianche) e di confronto facendo arrivare, con la promozione e l’azione mirata, solo lo scorso anno, oltre 80 mila persone.Altre azioni con e per i cittadini sono in fase di realizzazione.

Lo stesso arcivescovo non ha abbandonato il centro cittadino. Anzi, ha consegnato il Palazzo Vescovile alla città con l’apertura del Museo Diocesano e (letteralmente) preferendo dormire e abitare, in due stanze, sulla linea di faglia che attraversa il Colle San Gerlando, piuttosto che traslocare altrove. Insomma, in tutti questi anni, ha mostrato di essere pastore e basta. A differenza dei “mercenari” ha difeso non solo gli interessi della Chiesa agrigentina ma soprattutto quelli della sua gente e lo ha fatto con uno stile che marca chiara la differenza con chi in queste ore si agita e proferisce parole in libertà. Siamo certi che il popolo agrigentino saprà riconoscere i “pastori dai mercenari”. Ma ancora sbaglia e di grosso chi vuole coinvolgere l’Arcivescovo e la Comunità ecclesiale nella campagna elettorale ormai alla fine e approfitterà dell’occasione per accodarsi al corteo di indignazione e sensibilizzazione per il Colle di Agrigento, dopo anni di silenzio connivente.
Ma sbaglia anche chi accusa l’arcivescovo di chissà quale interesse nella vicenda. Le sue parole e le sue azioni sono sempre state limpide e cristalline, così come le sue parole che inchiodano, senza appello, chi ha chiari compiti di responsabilità nella vicenda e chi ha promesso e non mantenuto.

È intellettualmente disonesto, inoltre, chi quelle parole le vuole stravolgere per far dire alla Comunità ecclesiale e all’arcivescovo bene altre parole. La sua denuncia, inoltre, non è stata – come qualche altro sostiene – una cannonata nel mucchio accomunando chi in questi anni ha fatto e chi ha solo promesso. Da queste colonne, inoltre, abbiamo senza mezzi termini e chiaramente indicato le responsabilità con nome e cognome, altro che “accuse generalizzate”, così come abbiamo dato merito, con nome cognome, anche a chi ha generosamente profuso la propria azione per il centro storico di Agrigento e con esso per la cattedrale. Sapevamo benissimo e l’ho scritto la scorsa settimana, che sulla nostra testa volteggiavano sciacalli pronti ad azzannare il “cadavere” da brandire in occasione della campagna elettorale agli sgoccioli. A questi signori diciamo con determinazione giù gli artigli dalla Marcia. Mettetevi pure in coda ma senza maschera.

Carmelo Petrone

 

Versione web de L’Amico del Popolo, settimanale cattolico agrigentino – iscrizione n°32 Tribunale di Agrigento del 14 nov 1955
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