È morta la prof.ssa Ida Abate, prima biografa del giudice Livatino

 

Dopo alcuni mesi di malattia e sofferenza, lunedì 24 Luglio 2017, nella sua abitazione di Canicattì, la prof.ssa Ida Abate, 91 anni,  è tornata al Padre. Il giorno successivo, nella Parrocchia di San Domenico, si sono tenuti i funerali alla presenza di un’assemblea molto numerosa e di diversi sacerdoti. A partire dagli anni ’90 la prof.ssa Abate  ha avuto una maggiore notorietà a motivo dell’infaticabile opera compiuta dalla stessa per far conoscere la figura del Giudice Livatino che era stato suo alunno al Liceo “Ugo Foscolo di Canicattì (nella foto la prof.ssa Ida Abate con il giudice Rosario Livatino e Pino Carlino, allunni al liceo della prof.ssa ABate). Ma l’impegno sociale ed ecclesiale della Prof.ssa Abate) ha radici ben più remote. Sin da giovane, infatti, ha avuto modo di dare il suo contributo di cristiana consacrata a livello diocesano e nazionale. Distinguendosi da subito per la notevole preparazione culturale e per l’integrità morale,

Le è stato chiesto di spendersi per la formazione e per la diffusione degli insegnamenti del Magistero. Ha abbracciato l’ideale francescano e lo ha vissuto sino alla fine in modo integro e fedele. Ma è soprattutto nella sua Canicattì che ha speso le sue energie migliori. Si è dedicata instancabilmente all’insegnamento delle lingue classiche per diversi decenni. Era un’insegnante temuta e stimatissima; si distingueva per un senso del dovere altissimo e riusciva non solo a dare solide fondamenta per l’apprendimento delle discipline da lei insegnate ma ad essere per tutti un punto di riferimento e un modello di vita.

Fra i banchi di scuola ha formato generazioni di giovani che, una volta diventati adulti, hanno assunto responsabilità importanti in diverse professioni: medici, magistrati, avvocati, insegnanti etc…Fra questa schiera immensa di giovani che si sono formati alla scuola della prof.ssa Abate ha avuto un ruolo particolare il Giudice Rosario Livatino. Dopo la sua tragica uccisione nel 1990 la sua prof di latino e greco si è dedicata interamente a farne conoscere la vita e le opere, sostenendo, sin da subito, che nel suo sacrificio vi fossero gli estremi per intraprendere una causa di beatificazione. Dai genitori aveva ricevuto alcune agende in cui il giudice “ragazzino” annotava pensieri spirituali e riflessioni maturate durante l’esercizio della sua professione; partendo da queste carte e raccogliendo tanti ricordi di compagni di scuola la prof. Ida ha avvertito che quel patrimonio spirituale non poteva essere corroso dall’oblio e allora si è messa in movimento, ha girato in lungo e in largo le scuole superiori d’Italia, ha incontrato migliaia di giovani ai quali parlava di Livatino, degli ideali che lo avevano animato e dell’importanza della scuola nella formazione delle coscienze. Con l’associazione “Amici del Giudice Livatino” si è adoperata per rendere vivo il ricordo del Giudice canicattinese ottenendo una visibilità nazionale che si è tradotta con una certa produzione filmica e con un’attenzione sempre alta sull’eroicità di Rosario. Il suo impegno è andato avanti fino a quando le forze glielo hanno permesso.

Negli ultimi anni, aveva lasciato il testimone ad altri e si era ritirata in una dimensione privata vivendo la dimensione dell’offerta di sé in modo silenzioso e umile.

Nell’omelia don Baldo Reina – che ha presieduto i funerali in rappresentanza dell'arcivescovo, card. Francesco Montenegro impossibilitato ad essere presente – partendo dalla Parola di Dio del giorno ha messo in risalto la testimonianza di vita cristiana della prof. Ida. Ha valorizzato tre espressioni della liturgia della Parola: “noi abbiamo un tesoro in vasi di creta affinchè appaia che questa grandezza viene da Dio e non da noi”; “nell’andare se ne va e piange portando la semente da gettare ma nel tornare viene con giubilo portando i suoi covoni”; “…ma tra voi non sia così; chi vuole essere il primo si faccia il servo di tutti”. L’immagine del vaso fragile di creta che contiene un tesoro; quella del seminatore instancabile che punta sul seme come suo unico tesoro e l’invito di Gesù ad essere servi per essere grandi sono stati valorizzati nella riflessione del celebrante per delineare l’identità di ogni cristiano e per sottolineare come la prof. Abate in questo si era impegnata in modo veramente esemplare. Don Baldo, inoltre, ha sottolineato che il ricordo più bello che si può avere della prof. Ida Abate è quello che conduce a imitarne l’esempio nell’adempimento del proprio dovere, nel senso di giustizia, nel Vangelo vissuto così com’è, nell’avere la schiena diritta per non avere dei poteri umani e nell’umiltà come stile di vita.

Con la prof. Ida se ne va una grande donna, una cristiana che ha impreziosito la nostra diocesi con un contributo di intelligenza e di testimonianza di grande spessore. Speriamo di essere capaci di fare tesoro di quanto ci ha lasciato e di continuare sulla scia segnata da lei con grande generosità.

 

Per don Giuseppe Livatino - postulatore della Causa di Beatificazione del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino -  "a Ida Abate si ascrive il grande merito di aver fatto conoscere la testimonianza coerente di Rosario Livatino in moltissime manifestazioni celebrate in tutta Italia. L'allora Vescovo Mons. Ferraro - dice don Livatino - affidò a lei, nel 1993, il compito di raccogliere testimonianze sul giovane giudice e nel 1995 e approvò lo statuto dell'associazione Amici del giudice Rosario Angelo Livatino - di cui fu presidente per molti anni -  che nel 2011 è diventata actor causae del Processo di canonizzazione che si sta concludendo proprio in questi giorni nella sua fase diocesana"

Carmelo Petrone

 

Così la prof.ssa Ida Abate ricorda il Giudice #Livatino (VIDEO)


 

 

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