SONNI AGITATI (a margine della lettera intimidatoria al commissario del comune di Licata, Maria Grazia Brandara)

 

Sonnacchiosa ci appare in questo tempo la vita sociale della nostra provincia, ma di un sonno non sereno, agitato. Vorrebbe dormire a sonno pieno, ma la dura realtà lo impedisce e le agita il sonno. Il sonno poi è simile alla morte e morire proprio, alla fine, non lo vorremmo. Sono agitazioni, ora proficue e benefiche, che fanno come rinsavire e ripartire con slancio. Come quando ci si scrolla da uno scampato pericolo. Come quando ci si sveglia da un incubo o più semplicemente saltando un gradino. Altre agitazioni vengono da uno stato emotivo di smarrimento e insicurezza. La mente nel sonno genera immagini illusorie e inesistenti, facendo nascere paure. Fuggire dalla realtà e dalla ragione per addormentarsi, genera mostri. Peggio ancora vivere di illusioni, ricercare apparenza e onore, non correttamente inteso. Nel sonno le proiezioni allucinatorie degenerano dalla paura all’incubo, agitandoci oltremodo. Dal sonno agitato a quello abitato da fantasmi e dal terrore degli spettri, basta un batter di ciglio e un rotear di pupilla nella notte. È il sonno del sempre più grave infiacchimento della economia e dell’accrescersi della crisi produttiva e di impresa. Ed è certo così e non si può smentire. Come si possono dormire sonni tranquilli di fronte all’inarrestabile spopolamento di ogni paese della provincia? I numeri, lo sappiamo tutti, sono ancora più tragici delle rilevazioni statistiche. E con le migliaia e migliaia di giovani che ogni anno lasciano la nostra terra, sembrano scomparsi i bambini, e con loro ogni prospettiva di futuro. Senza discendenza alcuna che sarà? I giovani agrigentini, con le loro capacità professionali e il loro impegno produttivo, fatto anche di lacrime, altrove stanno svegliando l’Europa al mondo che nasce. Ad ogni nuovo giorno ci si risveglia con un figlio in meno. Lontano loro da noi, e noi più assonnati e un po’ più morti. Si dorme a sonno pieno nella vita politica regionale. Sonno profondo, agitato da unica preoccupazione: chi sarà il “governatore”? E mentre si attende l’ennesimo “salvatore regionale”, per caricarlo di ogni aspettativa e delega di responsabilità, la cittadinanza attiva sonnecchia e latita. E così dal sonno agitato si precipita nell’incubo. Ci si agita per la continua crescita della tassa sui rifiuti, mentre non accenna a diminuire né l’abbandono di ogni genere di immondizia per le strade né l’elevata percentuale di evasione fiscale. E che dire del mancato rispetto della legge da parte di numerosi sindaci che non hanno consegnato le reti idriche e tacciano lo stato di essere “bastardo”?

Il sonno della vita sociale, del bene comune, dell’interesse collettivo è momentaneamente agitato in vista delle elezioni. Ci agitiamo e ci interessiamo alla vicenda democratica – ma fino a quando? – solo nella “tempesta dell’elezioni”. Al diluvio verso i giorni delle urne, seguono anni e anni di disastrosa siccità e aridità nella partecipazione alla cittadinanza responsabile. Poi, come quando arriva eccessiva la pioggia torrenziale sul territorio cementificato e abusato, la natura si ribella e si riprende quanto le è stato sottratto, così della vita sociale. In Sicilia avviene che illegalità, mafia e ogni forma di sopraffazione e corruzione vorrebbero riprendersi non solo il nostro sonno agitato, ma mantenerci in una veglia terrorizzata. Spettri e fantasmi si danno la mano, nei nostri sonni di siciliani, tornano a ricordarci le antiche catene. Si risentono le urla dei giorni passati e il terrore viene incusso ancora al popolo che, a volte sembra non volersi davvero liberare da paure, servilismo. Un popolo fatto come di tanti bambini, ognuno impegnato a fare il proprio personale capriccio, a non volere alzarsi, che vuol restare a dormire. Il sonno è si agitato, ma la luce della realtà è difficile da accettare. La Costituzione della Repubblica, le leggi dello Stato, il rispetto delle norme di convivenza non sono oltre che antidoto, annichilimento di ogni agitazione prodotta da paura e vessazione di corruzione? Da cos’altro la promozione di una vita sociale calma e serena, degna e ordinata se non dal rispetto delle leggi? Nel buio dei sonni agitati succede che una voce amica ci richiami, una luce si accenda, una mano ci rassicuri. E ci risvegli ad impegno di legalità, vero onore e civiltà. L’Amico del Popolo ha espresso solidarietà al sindaco Angelo Cambiano e ha rilevato l’incongruenza della scelta operata dal Consiglio Comunale di Licata che lo ha sfiduciato. Quella luce che Cambiano ha acceso è passata come testimone di staffetta al Commissario straordinario Maria Grazia Brandara. Noi la ringraziamo, come una luce che rischiara questa terra. Con Lei e con quanti altri accendono luci per svegliarci da sonni agitati, proviamo ad accendere anche così una luce, piuttosto che maledire il buio che ci circonda e ci impaurisce.

Carmelo Petrone

 

Versione web de L’Amico del Popolo, settimanale cattolico agrigentino – iscrizione n°32 Tribunale di Agrigento del 14 nov 1955
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