Presentato il testo il romanzo “Il Vegliardo di Patmos”, mons. Damiano: “possa far venire l’appetito a tanti”

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È stato presentato venerdì 10 settembre 2021,  nella Chiesa  di San Nicola alla Valle dei Templi, il romanzo di don Vincenzo Arnone “Il vegliardo di Patmos” (Ed.Polistampa, Firenze).

Don Vincenzo, “Siciliano doc, prete e scrittore  in quel di Firenze”. Così lo etichettano gli autentici (autoctoni, scrittori fiorentini) tra i quali occupa, ormai, il suo posto, riconosciuto degno e capace di cogliere, analizzare e ricreare il meglio della realtà letteraria fiorentina, nazionale e non solo. Scrive di lui Giovanni Pallanti – Block Notes fiorentino, libreria editrice fiorentina – “Don Vincenzo Arnone è uno scrittore molto raffinato ed ha una maniera di scrivere molto simile a quella di Leonardo Sciascia, soprattutto per quanto riguarda la profondità con cui guarda nell’anima degli scrittori, al contesto storico, culturale e religioso in cui sono vissuti. Don Arnone è siciliano doc. Questo sacerdote letterato è parroco di Montebonello nella diocesi di Firenze. (dove si trova ad operare da ventanni, lo si può, quindi, considerare fiorentino a buon diritto)”. Così lo presentava dalle colonne del nostro settimanale, nel 2010, il carissimo don Stefano Pirrera , penna indimenticabile del nostro settimanale, anche lui, come don Arnone, originario di Favara.

Ad introdurre l’incontro con l’Autore don Lillo Argento, rettore della Chiesa San Nicola, a cui sono seguiti gli interventi di Mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo di Agrigento, Vincenza Ierna, presidente “Società Dante Alighieri”, Comitato di Agrigento, che ha introdotto i presenti alla lettura. Il momento è stato intervallato da brani scelti del Romanzo letti da Simona Collura. 

“Il vegliardo di Patmos è una narrazione epistolare – si legge sulla quarta di copertina del testo, ed ha ribadito l’autore durante la presentazione –  che trova radici e motivazioni in una antichissima tradizione cristiana secondo cui l’apostolo Giovanni, quasi centenario, sarebbe vissuto e morto nella suddetta isola greca. Nell’anno 110 un contadino del posto, un certo Ermogene, pensò bene di tramandare la sua memoria scrivendo una lunghissima missiva a un amico, Marone. È quanto, nella finzione letteraria, Vincenzo Arnone propone in uno stile arcaico, da antica favola, in cui la vita di Giovanni si fonde con quella di Gesù, degli altri apostoli e del tempo in cui essi vissero. Il romanzo, nelle sue caratteristiche stilistiche vuole, dice don Arnone, inserirsi in un filone narrativo biblico che ricrea personaggi ed eventi di particolare importanza storica”. “La figura luminosa di Giovanni scrive Laura Bosio – e il mondo intorno a lui, nelle pagine di Il vegliardo di Patmos, escono ulteriormente illuminati dalla scrittura limpida e insieme densa, dagli affondi, dalle riflessioni allo stesso tempo misurate e intense, dalle ‘scoperte’, in una storia straordinaria. La forma della lettera è l’espediente più congeniale a questo risultato”.

Mons. Alessandro Damiano nel suo intervento ha ringraziato don Vincenzo e si è soffermato sullo stile del romanzo biblico come mezzo per divulgare, avvicinare i lettori alla figura, in questo caso, dell’apostolo Giovanni. Il romanzo, ha detto l’ Arcivescovo, è uno stile interessante, che ci permette di assaporare personaggi, vicende, luoghi, che magari in uno studio teologico scientifico non si vanno ad affrontare.  “Il vegliardo di Patmos”,  ha detto, è un romanzo che può suscitare l’appetito di andare a frugare nei Vangeli negli scritti di Giovanni, anche in quel “bellissimo mare” che è l’Apocalisse. Un romanzo, ha proseguito – è sempre affascinante perché ti prende, ti coinvolge. Don Alessandro, per l’occasione ha confessato la sua passione e attenzione per i romanzi storici o presunti tali, ma anche per i thriller e noir. Il romanzo – ha affermato –  è un romanzo, augurandosi che quello di don Arnone possa far venire l’appetito a tanti per accedere ai Vangeli e gli altri scritti biblici.

Don Vincenzo, rispondendo alle domande dei presenti , ha tenuto ribadire che il suo libro non è una storia sulla vita di San Giovanni, ma un romanzo epistolare  nel quale ha immaginato Ermogene e Marone, due contadini del romanzo che si scambiano delle lettere sulla figura e la vita di Giovanni. È un espediente letterario, ha detto don Vincenzo, per entrare nella vita di Giovanni e che vuole inserirsi nel filone dei tanti romanzi biblici, che ha alle sue spalle, scrittori grandiosi come, Thomas Mann, che ha scritto ben quattro romanzi su Giuseppe l’ebreo, figlio di Giacobbe, ma anche scrittori recenti come Endo Shusaku, il più grande romanziere giapponese che ha scritto la vita di Gesù, per sintetizzare e mettere insieme il cattolicesimo con la mentalità giapponese.

Per entrare nel mio romanzo, ha proseguito don Vincenzo, la fonte è il Vangelo; sappiamo, però, che i Vangeli sono sintetici narrano l’essenziale. Mi sono sforzato pertanto – continua –    di entrare narrando i silenzi della Bibbia , della storia, del Vangelo, che magari ci narra in poche parole quello che avvenne in un anno o più. Ho provato – ha confessato ai presenti – ad entrata in questi silenzi della Bibbia e tenendo a bada una fantasia troppo spigliata, o stravagante, mi sono limitato – continua –  a rispettare il personaggio, San Giovanni in questo caso, narrando degli aspetti verosimili, come quando narro delle nozze di Cana o di altri momenti della vita di Gesù. Il Vangelo,  per esempio, ci riferisce solo che alle nozze di Cana fu invitato Gesù con gli apostoli e quindi io suppongo che Giovanni fosse presente a quel momento. Probabilmente,  insieme agli altri era lì a fare quello che normalmente si fa ad un banchetto di nozze,  parlare, banchettare, far festa. Questo brano del vangelo ha stimolato la mia fantasia che poi ho messo per iscritto come la potete leggere nel Libro. Molti mi chiedono – ha proseguito Arnone – “qual è il messaggio del tuo romanzo? Perché va a letto?” A questi – ha detto – rispondo che intanto è un libro,  ed i libri vanno letti. I romanzi – ha proseguito – danno il loro messaggio attraverso le parole,  le vicende narrate, il personaggio e tutto quello che gli gira attorno, in questo caso la piccola isola di Patmos. Insomma, il messaggio sta nelle parole nelle pagine, negli avvenimenti sta nell’insieme non sta soltanto in un aspetto.  Un libro – ha concluso  – sovente è matrice di altri libri perché ti da l’avventura di pensare, riflettere su altri libri o sullo stesso filone, come quello che ho scritto – continua –  alcuni anni fa, “Il Vangelo apocrifo di Maria”. In questo Romanzo,  ambientato ad Efeso, immagino che la Madonna narri agli abitanti di Efeso la vita di Gesù in tre giorni, in una narrazione a abbraccio, quasi una chiacchierata. Insomma – ha concluso –  il mio romanzo, è uno stimolo a riflettere, a fare, ciò che noi vorremmo fare ma che molte volte deleghiamo agli altri.

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