Agrigento, la Via Crucis del dolore e della speranza: la preghiera della città in attesa del Papa

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La Via Crucis (ph.Carmelo Petrone

La Via Crucis cittadina di Agrigento, svoltasi, oggi, da Porta di Ponte alla Chiesa San Domenico, ha rappresentato un corale momento di preghiera presieduto dall’Arcivescovo Alessandro in preparazione alla visita di Papa Leone XIV a Lampedusa. In un clima di preghiera e testimonianza cristiana, il popolo fedele ha sfidato le avverse condizioni meteo per farsi prossimo al mistero della Croce, testimoniando una partecipazione sentita accanto alle consorelle e ai confratelli delle Arciconfraternite del SS.mo Crocifisso e dell’Addolorata; l’animazione della Via Crucis è stata curata dalle comunità San Nicola, San Michele e B.M.V. Madre della Chiesa. Nonostante sulla copertina del libretto guida era chiaramente indicata la finalità del momento (vedi libretto), a mio avviso, quest’aspetto meritava una sottolineatura più marcata che, avrebbe, forse, aiutato il singolo a sentirsi parte integrante della dimensione comunitaria e diocesana della celebrazione perchè cammino della Via Crucis,   non veniva compiuto solo tra Porta di Ponte e San Domenico, ma risuonava all’unisono, oggi, nei 43 comuni del territorio  dell’Arcidiocesi di Agrigento a rimarcare il fatto che quel “camminare insieme” non era solo un atto di devozione personale o delle comunità parrocchiali della città, ma un’espressione di unità ecclesiale: un unico popolo che, per le vie dei nostri comuni, si stringe intorno al suo Pastore e si prepara, con umile e meditata attesa, ad accogliere la carezza del Successore di Pietro. (vedi qui altri appuntamenti diocesani in programma)

 

 

 

Le meditazioni  della Via Crucis, sul tema “Per le sue piaghe siamo stati guariti”,   sono state curate dal Centro per il Culto e  la Liturgia, dall’ufficio per la Missione e dal servizio Migrantes dell’Arcidiocesi. Il Cammino proposto,  di stazione in stazione, ha intrecciato la Passione di Cristo con le sofferenze dell’umanità ferita, chiamando i presenti a riscoprirsi, come recita il motto di Papa Leone XIV “uno nell’unico Cristo”.

Nella prima stazione, dedicata alla preghiera nel Getsemani, la comunità si è stretta attorno ai cristiani perseguitati che vivono la fede nel silenzio e nel timore. Il tradimento di Giuda nella seconda stazione è diventato occasione per pregare per chi sceglie la nonviolenza e rifiuta di seminare odio, rispondendo al male con la forza disarmata dell’amore. Giunti alla terza stazione, la condanna del Sinedrio ha aperto una riflessione sugli abusi di potere e di coscienza, anche all’interno della Chiesa, chiedendo perdono per quando l’autorità non si è fatta servizio verso i più piccoli.

(ph. C.P.)

Momento di profonda commozione è stata la quarta stazione, dove il rinnegamento di Pietro è stato accostato al dramma dei migranti morti nel Mediterraneo. Una testimonianza diretta ha ricordato le vite spezzate dai naufragi, scuotendo le coscienze contro l’indifferenza. Nella quinta stazione, il giudizio di Pilato ha dato voce a chi è condannato ingiustamente, come i migranti imprigionati e violati nei centri di detenzione prima di raggiungere la libertà.

ph. C.P.

La sesta stazione, con la flagellazione, ha denunciato l’invisibilità dei senza dimora che muoiono nelle nostre città opulente, spesso considerati dal mondo come “poca cosa”. Il cammino è proseguito con la settima stazione, dove l’incontro con il Cireneo ha celebrato chi dona tempo e vita per sostenere i disagiati, portando pesi non propri con discrezione. L’incontro con le donne di Gerusalemme nell’ottava stazione ha offerto consolazione a quanti hanno smarrito la speranza e non scorgono più un domani. Infine, la nona stazione ha mostrato Gesù spogliato e crocifisso, immagine delle vite private di dignità, onorando al contempo chi si dedica quotidianamente al soccorso delle varie povertà.Continuando il percorso, la decima stazione ha sostato sul momento in cui Gesù è spogliato delle vesti, richiamando l’attenzione su chi vive oggi la nuda povertà e la privazione dei diritti fondamentali. Con l’undicesima stazione, i chiodi che trafiggono il Cristo hanno dato voce al dolore di chi è inchiodato a situazioni di sofferenza cronica o marginalità sociale. La dodicesima stazione ha segnato l’ora della morte in croce, vertice del sacrificio che raccoglie il grido di ogni vita spezzata, offrendo in cambio il dono della riconciliazione universale. Nella tredicesima stazione, la deposizione dalla croce ha evocato l’abbraccio di Maria che accoglie il Figlio, diventando segno di consolazione per tutte le madri e le famiglie che piangono i propri cari. Infine, la quattordicesima stazione ha accompagnato Gesù al sepolcro, trasformando il buio della tomba in un’attesa di speranza, pronti a scorgere i segni della vita che rinasce oltre ogni ferita.

A conclusione del cammino, giunti i piazza san Domenico,  il Vescovo, dal sacrato della Chiesa,  ha invocato la benedizione su tutti i presenti e su quanti oggi sono piegati dal giogo della guerra e della violenza. Ha pregato perchè,  in ciascuno, Dio possa suscitare la disponibilità del Cireneo e il coraggio premuroso di Giuseppe d’Arimatea,  per aiutare a portare le tante croci che gravano su molti fratelli e sorelle, ma anche per avere l’audacia di individuare strategie, anche politiche, volte a deporre i troppi crocifissi che costellano l’intera umanità.

Carmelo Petrone