Alla Reposizione con Maria. Visitare le chiese il Giovedì santo: quante e perché?

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Parr. B.M.V. Madre della Chiesa

La sera del Giovedì santo i fedeli visitano le chiese accostandosi in particolare all’Altare chiamato della “Reposizione”. Nei tempi passati questo pellegrinaggio notturno di singoli e di gruppi veniva chiamato ‘visita ai sepolcri’. Le attuali custodie della Reposizione, nelle quali  Cristo Pane consacrato è stato riposto con processione solenne dopo la celebrazione della Messa “nella Cena del Signore”, dei sepolcri non devono proprio avere aspetto. L’altare della Reposizione non coincide con l’ordinario Tabernacolo del Santissimo Sacramento. Immutata è rimasta l’usanza di adornare in maniera scenografica questa Custodia eucaristica del giovedì santo: composizioni floreali, candele, piante e altri simboli. Non mancano mai i lavureddi, germogli di lenticchie, fagioli, ceci, grano ecc. che simbolicamente incarnano la dicotomia morte-resurrezione.

I lavureddi – parr.Madonna Fatima, Aragona

Non susciti meraviglia che anche nel capodanno persiano Nowruz appena celebrato sia presente questa celebrazione della rigenerazione della natura. Questa pratica cattolica della ‘visita all’altare della reposizione’ già detta dei sepolcri suscita domande: quale sia l’origine di tale pellegrinaggio e perché si siano chiamati sepolcri; quante chiese o altari occorre visitare. Mettiamo insieme le possibili risposte. Il Direttorio su pietà popolare e liturgia al n. 141 afferma che il luogo della reposizione, per un processo storico non ancora del tutto chiarito nelle sue varie fasi, è stato considerato quale “santo sepolcro”. I fedeli vi accorrevano per venerare Gesù che dopo la deposizione dalla Croce fu collocato nella tomba, dove rimase per circa Quaranta ore. Il papa San Pio X, estensore del Catechismo (1905) così si esprime al n. 60: “Nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese in memoria de’ dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell’orto, nelle case di Caifa, di Pilato e di Erode, e sul Calvario”.

Circa lo spirito con quale fare ‘il giro dei sepolcri’ Pio X ammoniva  nel n. 61: “Nel giovedì santo si devono fare le visite non per curiosità, per abitudine o per divertimento, ma per sincera contrizione dei nostri peccati, che sono la vera cagione della passione e morte del nostro Redentore, e con vero spirito di compassione delle sue pene, meditandone i vari patimenti; per esempio nella prima visita quel che soffri nell’orto; nella seconda, quel che soffrì nel pretorio di Pilato; e così dicasi delle altre”.  Il numero dispari di chiese da visitare, che alcuni indicano come perentorio, forse si riferisce al fatto che cinque sono le piaghe di Cristo, sette i dolori di Maria. Il diffondersi del culto della Madonna dei sette dolori – dal 1714 con una propria celebrazione liturgica il venerdì precedente la Domenica delle Palme e in seguito col titolo di Addolorata stabilita per il 15 settembre – e la diffusione dell’immagine ha forse innescato la pratica del ‘giro delle chiese’ con il simulacro della Madonna la sera del Giovedì. Per certo nella Spagna dopo il 1563 – concilio di Trento – sono attestate processioni della notte di giovedì e venerdì santo sotto forma di Via Crucis. Prima e contestualmente a questa pratica per come oggi la celebriamo in ‘ Stazioni’ si erano diffuse forme di orazione interiore ispirati ai singoli episodi della Passione di Cristo. La meditazione personale esondò sino a considerare il tessuto urbano di Chiese, monasteri, edicole, la edificazione di Calvari e l’apposizione di Croci nelle Missioni popolari degli Ordini religiosi, come fosse Gerusalemme.  Il pio esercizio dai singoli luoghi nei quali si era verificata la passione, si riorientò sulla figura di Cristo che si muoveva, affaticato e dolorante, da un punto ad un altro.

Una tale devozione, soprattutto in area nord europea, consisteva nel visitare, il venerdì santo e successivamente negli altri venerdì dell’anno, sette o nove chiese. Il sostegno dei pontefici e la generosa concessione di indulgenze legate alla Via Crucis, le opere devote e le predicazioni popolari che incitavano alla mortificazione e penitenza, alla pratica della Confessione annuale hanno sostenuto la devozione del popolo di Dio. Il Direttorio su pietà popolare e liturgia al n. 141 conclude: È necessario che i fedeli siano illuminati sul senso della reposizione: compiuta con austera solennità e ordinata essenzialmente alla conservazione del Corpo del Signore per la comunione dei fedeli nell’Azione liturgica del Venerdì Santo e per il Viatico degli infermi, è un invito all’adorazione, silenziosa e prolungata, del mirabile Sacramento istituito in questo giorno.