Come morti o come le donne – Domenica di Pasqua

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Alexander Ivanov (1835), Gesù risorto e Maria Maddalena

La lettura del Vangelo per la Messa nel giorno di Pasqua (Giovanni 20,1-9) fa riferimento al sepolcro vuoto. Si possono però leggere come facoltativi anche i testi dei Vangeli proposti per la notte santa, oppure, nella Messa vespertina, il racconto di Luca (24,13-35) sull’apparizione ai discepoli in cammino verso Emmaus (OLM, 99). Il vangelo della veglia pasquale di quest’anno è Matteo 28,1-10.

Matteo colloca la risurrezione di Gesù in un’unica trama redazionale con della morte. Al Golgota e alla Tomba, in speculare rimando, le teofanie con donne che osservano e contemplano: avevano seguito Gesù, ora lo annunziano.

Come sotto la croce posti da Pilato c’erano il Centurione e quelli che facevano la guardia a Gesù crocifisso, al sepolcro ci sono le guardie dei capi dei sacerdoti e dei farisei che assicurano la vigilanza. I primi, sotto la croce, alla morte di Gesù al terremoto e visto quel che succedeva, sono presi da grande timore e proclamano: “Davvero costui era Figlio di Dio”; all’opposto le guardie al sepolcro che serrano il giusto condannato a morte (cfr. Daniele): per lo spavento, sono scosse e rimasero come morte. La discesa dell’Angelo, modo velato per designare la presenza di Dio stesso (cfr. Mt 1-3 e l’AT), dichiara che il Signore è vittorioso sulla morte. Angelo, modo rispettoso per rimandare a Dio, come nella visione di Ezechiele: allora l’angelo era come di metallo incandescente e fuoco, su pietra di zaffiro in forma di trono; ora siede su pietra sepolcrale vestito di folgore al color bianco neve. Come nell’Esodo: l’angelo che in Egitto passa oltre le case degli Ebrei; l’angelo che alla veglia del mattino al mare mise in rotta gli egiziani (Esodo 11-14). Tutta l’opera-azione di Dio ha nome di Cristo: più che profeta e legislatore. Gesù è l’ordine nei rapporti con Dio (il Padre) e con gli uomini (amici, eguali, fratelli).

Protagoniste al Golgota e del primo annunzio delle risurrezione come detto sono le donne, figure di grande rilievo nella comunità delle origini. La loro familiarità con Gesù ha consistenza certa… come la morte, meglio, come la risurrezione! Non può essere smentita né potrà mai essere taciuta. Le femmine hanno nome proprio, ricordato alla croce, ribadito anche alla risurrezione: Maria di Magdala, l’altra Maria. I discepoli maschi sono generici.

Per Matteo le donne hanno presentito il mistero della persona di Cristo: l’anonima donna che “unge il capo di Gesù prima della morte”; le serve che svelano la relazione di Pietro con Cristo che dissimula l’amicizia; la moglie di Pilato che turbata in sogno da un incubo con il giusto Gesù come protagonista; le donne che dalla Galilea salgono dietro a Gesù sin al Calvario.

Alla risurrezione il terrore prende le guardie incredule e inebetite. Le donne, andate per contemplare, nel timore di Dio sono condotte alla comprensione del mistero. Le donne sono il simbolo della comunità: sempre in cammino! Le donne sono invitate da Dio a volgere lo sguardo dal Crocifisso al luogo dove Cristo giaceva. Destinatarie del messaggio della risurrezione ne divengono annunciatrici: corrono dai discepoli a partecipare e trasfondere la gioia grande della pasqua.

Umili persone di genere femminile hanno camminato dietro a Gesù, corso incontro e testimoniato a Cristo amore e fedeltà, dalla Galilea sino alla croce. Così ancora nel segreto di ogni casa – chiesa, in questi giorni di quarantena. I discepoli al meglio sono fuggiti, al peggio hanno rinnegato e tradito.

Nella Parola di Dio appare costantemente questo dinamismo di “uscita” che Dio vuole provocare nei credenti (EG 20). Questo vangelo sarebbe il fondamento del ministero femminile nella Chiesa: per alcuni ancora terremoto da restare come morti, per altri santo timore e gioia piena!

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