Cristiani “decentrati”

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ph CP

“Lasciamoci sedurre da Gesù e non vergogniamoci di essere considerati suoi amici”.

È questo uno dei tanti passaggi salienti dell’omelia dell’Arcivescovo Francesco in occasione del Pontificale dell’Immacolata (8 dicembre 2019). Lo sottolineo, fra gli altri, e prendo spunto per una riflessione sulla testimonianza dei cristiani, nel tempo della società, per dirla con Bauman, “liquida” e che plasma di conseguenza “identità liquide”. Di identità cristiana, anche in ambienti ecclesiali che mal intendono la laicità in un mondo sempre più plurale, sempre meno si parla. Don Franco nel suo intervento, parlando della fede di Maria, ci ha ricordato come quella della identità cristiana sia oggi la sfida fondamentale per ogni battezzato per non portare solo il nome di cristiani, ma esserlo realmente! Chi sono i battezzati? Quale testimonianza di cristianesimo ci è oggi richiesta? Papa Francesco in omelie mattutine in S. Marta, già all’inizio del suo pontificato, ha abbozzato una tipologia di cristiani, in realtà di converso, di pseudo-cristiani del nostro tempo. Ha parlato dei cosiddetti cristiani “ma non troppo”; dei cristiani “part-time”, coloro che sono tali solo in certi momenti della vita; di cristiani “satelliti”, cristiani cioè che hanno anche una certa ammirazione per Gesù, ma a distanza; cristiani “in poltrona”, “in pantofole”. Coloro, cioè, che accettano il Vangelo nella misura in cui fa comodo; i cristiani “di pasticceria”, che vorrebbero un cristianesimo senza croce, un cristianesimo addolcito, dimenticando che Gesù ha detto: “voi siete il sale della terra, non il miele…!” Ci sono ancora – elenca Papa Bergoglio – i cristiani “da salotto” che amano i dotti dibattiti; i cristiani “a parole”; i cristiani “dal balcone”, che non si sporcano le mani e guardano la realtà della vita dal “balcone”. Ci sono poi i cristiani “invisibili”, completamente omologati dalla mondanità che minaccia ogni persona nella Chiesa. È questa una classificazione di cristiani molto interessante anche per poter fare un esame di coscienza e chiederci: a quale categoria di pseudo cristiani rischio di essere ascritto?

Nella sua omelia Don Franco ha auspicato per la Chiesa agrigentina cristiani che “ non si preoccupino  di seguire le mode, di giudicare secondo la mentalità generale del ‘lo faccio perché lo fanno tutti’; che non si lascino ingannare da proposte ed esempi che promettono successo e benessere… cristiani che  inseriti “ nella storia quotidiana siano desiderosi di costruire un mondo più giusto e più buono” ; che abbiamo “ il coraggio non solo di fare scelte non abituali, ma di proporle agli altri…”; che si sentano «mobilitati» a fare di tutto perché le cose cambino” , che  non fingano “di non vedere e di non sapere”, ma ancora che siano “impegnati contro l’egoismo che divora dentro; contro la mentalità fatta di aggressività, di diritti dimenticati e di dignità da difendere; contro lo scoraggiamento che porta alla rinuncia e alla fuga…”.  Secondo don Franco sono queste le condizioni perché nel territorio “la nostra Agrigento, sia vivibile e a misura d’uomini”. Insomma parole che suscitano non solo inquietudine ma, soprattutto, nostalgia di essere sempre più discepoli e missionari di Cristo, ridestati allo stupore della bellezza di essere cristiani. Uomini e donne che, vivamente partecipi di Gesù, sanno rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani, non bloccati dalla paura di sbagliare, capaci di andare sempre avanti. O per dirla con Papa Francesco, cristiani “decentrati”, cioè non centrati su di sé, cioè egoisti, ma su Cristo. Si riflettono i tratti del suo volto sui cristiani? Esprimono questi il suo atteggiamento?

Spesso i nostri volti contraddicono ciò che i cristiani siamo. Spesso i nostri sguardi sono spenti e tristi, privi di segni della gioia di Gesù e della speranza in lui che per la fede dovrebbe abitare in noi.

È ora il tempo di manifestare al mondo la nostra fede, con gioia e gratitudine per il dono straordinario che abbiamo ricevuto.

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