Depuratore Villaggio Mosé: Regione novello Pilato

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Tra il dire e il depurare c’è di mezzo il mare. E non stiamo parlando necessariamente di acqua. Sì perché a ritardi, omissioni e dimenticanze degli ultimi 20 anni sul fronte degli impianti agrigentini si aggiungono oggi ghigliottine burocratiche, politiche e giudiziarie. Partendo dalla scarsa voglia di chi amministra di amministrare.

Un caso è quello del depuratore del Villaggio Mosè, il cui destino è legato a doppio filo con quello di Favara e, soprattutto, all’impianto consortile che si era previsto di realizzare a Timpa dei Palombi che dovrebbe servire la fascia costiera del capoluogo e la città dell’Agnello pasquale (progetto esecutivo finanziato con fondi Cipe ad oggi mai trasferiti).

Ma se i lavori per questo impianto sono bloccati in attesa che sulla legittimità dell’affidamento dell’appalto alla Girgenti acque si pronunci l’Avvocatura di Stato, a spingere in senso opposto è l’Autorità giudiziaria, la quale lo scorso anno aveva provveduto a sequestrare i due impianti rilevando gravi anomalie chiedendo che venissero effettuati degli interventi di manutenzione straordinaria. Il tutto ovviamente fissando tempi e obiettivi, per garantire il superamento delle criticità individuate in merito al carico inquinante (e non depurante) dei due impianti. Due cose che non possono convivere: se spendi soldi per adeguare (comunque non completamente) i depuratori non ha senso farne un terzo, e viceversa.

Tavoli tecnici su tavoli tecnici, lettere e controlettere, e, alla fine, la Regione ha deciso, o almeno si fa per dire. In una lettera dei giorni scorsi si comunica che, sebbene le due vicende “collidono”, dovranno essere l’Ato-Ati e il privato a farsi carico di risolvere la questione con la Procura, verificando se questa è disponibile a retrocedere rispetto alla possibilità di interventi temporanei e comunque costosi (circa tre milioni e mezzo di euro in totale, da inserire poi in bolletta).

Nel frattempo la macchina burocratica, comunque, è andata avanti e per l’impianto di Villaggio Mosè, si è arrivati alla conclusione dell’iter della conferenza dei servizi, rendendo almeno formalmente il progetto fattibile. C’è però un dell’altro: se comunque gli interventi, date le esigue dimensioni del sito, non consentiranno di ampliare tanto la struttura da rendere conformi ai valori tabellari i reflui, questi non potranno comunque partire. Questo perché i lavori sono inseriti, insieme all’adeguamento di Favara (l’Ato attende da un paio di mesi che il Comune individui il rup, tra l’altro) nel piano degli investimenti che ancora non è stato approvato dall’Ambito, nonostante sia stato presentato a giugno scorso.

Una “patata bollente” che, insieme alla nuova tariffa e al nuovo regolamento utenza e alla carta dei servizi saranno verosimilmente trasferiti integralmente all’Assemblea territoriale idrica, il nuovo “governo” delle acque – e delle fogne – stabilito dalla legge regionale. Quando essa, ovviamente, diventerà davvero operativa. Rischio che al momento non sembra esattamente impellente.

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