Esplosione a Ravanusa: “Di fronte alla morte chi ha fede prega, e chi non ha fede tace”

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Frame da video YouTube - Vigili del Fuoco Official Page

È di tre morti accertati e sei dispersi il bilancio dell’esplosione che, a Ravanusa, ieri sera, 11 dicembre 2021, in via Trilussa, ha distrutto tre palazzine e ne ha danneggiate altre. Siamo rimasti incollati davanti alla tv tutta la notte per seguire l’evolversi della situazione in apprensione per i dispersi le cui richieste di aiuto, i soccorritori, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Forze di Polizia, Protezione Civile, Croce Rossa, volontari, giunti sul posto, riuscivano a sentire. Mentre scriviamo (12 dicembre ore 09:45) la situazione è ancora in evoluzione; due le donne estratte vive dalle macerie. Sembra ormai certo che l’esplosione sia stata provocata da una fuga di gas dalla rete del metanodotto. “Il gas si è accumulato o nel sottosuolo o in un ambiente chiuso – ha detto il comandante dei Vigili del Fuoco di Agrigento, Giuseppe Merendino all’ANSA – . A innescare l’esplosione potrebbe essere stata anche l’attivazione dell’ascensore”. In merito alle cause che hanno portato alla rottura del tubo del metanodotto e alla successiva esplosione, le autorità preposte faranno i dovuti accertamenti nelle prossime ore.

Questo è il momento della preghiera per le vittime e della solidarietà, con i loro familiari e delle tante altre persone che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni nella zona teatro dell’esplosione. Con l’arrivo del giorno, spente le fotocellule dei Vigili del Fuoco, messa in sicurezza l’intera zona, isolandola dalla rete del gas, i soccorritori, giunti da tutta la provincia e oltre, continuano ancora a scavare, anche a mano e con l’ausilio dei cani molecolari, tra le macerie per cercare le persone ancora disperse. Le immagini che continuano a giungere nelle nostre case, di quel che resta dopo l’esplosione, ci restituiscono uno scenario visto in contesti di guerra. Dicevo questo è il momento della solidarietà umana e cristiana. Da queste colonne invito i lettori ad invocare da Dio la speranza per superare la dura prova a cui è sottoposta la Comunità di Ravanusa. Oggi un po’ tutti ci sentiamo ravanusani. Nel vangelo che ascolteremo nella Messa domenicale della III Domenica di Avvento, c’è l’invito del Battista che, alla gente che lo andava a trovare al fiume Giordano e chiedeva “cosa dobbiamo fare?” rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”. Forse alle persone coinvolte nell’esplosione, grazie anche al pronto intervento delle Istituzioni preposte e alla grande rete del volontariato, non mancherà tanto una “coperta o da mangiare”,  aspettiamo anche in questo indicazioni, per capire come essere solidali e fare del bene, bene.

Intanto impegniamoci a non alimentare con il “gas delle polemiche sterili” e quello delle fake news – specie sui social –  il tempo del soccorso e della vicinanza alla gente e quello della successiva ricostruzione.

Con una frase del Beato Rosario Angelo  Livatino, fatti i dovuti distinguo, a poche ore dalla tragedia, mi sento solo di dire: “Di fronte alla morte chi ha fede prega, e chi non ha fede tace”. Il tempo dell’accertamento delle responsabilità arriverà dopo e sarà compito della Procura di Agrigento che ha aperto un’inchiesta per disastro e omicidio colposi.

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