L’ultimo saluto a Marco Chiaramonti

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La città di Agrigento si è stretta oggi, in un abbraccio commosso e doloroso per l’ultimo saluto a Marco Chiaramonti morto, tragicamente, nei giorni scorsi, in un incidente stradale. Le esequie, celebrate da don Giuseppe Lentini.  Nella gremita Basilica dell’Immacolata, hanno visto una partecipazione straordinaria di cittadini, soprattutto di giovani, amici e conoscenti di Marco, a testimoniare il vuoto incolmabile lasciato dalla sua prematura dipartita. Il dolore collettivo è stato ufficialmente riconosciuto con la dichiarazione di lutto cittadino da parte del sindaco. In Basilica,  la preghiera e il silenzio, erano rotti solo dal pianto sommesso di molti.

Nell’omelia (qui), don Giuseppe Lentini  ha offerto ai presenti parole di speranza per una tragedia così inspiegabile.Ha esordito richiamando l’episodio del Vangelo proclamato, di Gesù a Nain, dove vedendo il dolore della madre vedova che portava a seppellire il suo figlio unico, si commosse e pianse con lei. “Anche oggi Cristo piange con noi, partecipa al nostro dolore per la prematura morte di Marco,” ha affermato don Giuseppe, rivolgendosi in modo particolare alla madre e alle sorelle, Virginia, Paola e Sofia, colpite per la seconda volta dalla perdita di un figlio, dopo la scomparsa del fratello Gabriele. “Come Gesù si fece vicino a quella madre, oggi si fa vicino a voi… Sta accanto a chi soffre.” Don Lentini ha poi affrontato la domanda più lacerante in questi momenti: “Dove era Dio? Non poteva evitarlo? Perché ha permesso questo? Perché Dio – ha proseguito – ci ha creato liberi, non ci tratta come servi, come pedine di una scacchiera, ma come figli ci ha donato la libertà e non ci costringe a far nulla. È la fragilità della condizione umana e le contingenze della vita che ci portano alla sofferenza e alla morte. Dio come un padre ci ama. Ama Marco, che adesso è passato da questo mondo all’eternità. Ama noi, che quaggiù lo ricordiamo con affetto e piangiamo la sua prematura dipartita, come quella del fratello Gabriele.

La sofferenza e la morte, ha detto, sono frutto della “fragilità della condizione umana e le contingenze della vita.” L’unico vero conforto, ha sottolineato,  può venire solo dalla fede. Citando l’Apostolo Paolo, ha ricordato che le “sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura,” quella promessa da Gesù nel Vangelo: “Vado a prepararvi un posto… “Marco continua a vivere in Dio, la sua vita non si chiude in questa tomba. Lui è morto a questo mondo, ma la sua esistenza continua nell’eternità,” ha affermato, citando il prefazio dei defunti: “Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata.” Il richiamo finale è stato all’amore di Maria, Madre addolorata, che aiuti in particolare Virginia, Paola e Sofia a “superare questo tragico momento.” Prima della benedizione la moglie ha letto una lettera richiamando il brano dei Cantico dei Cantici scelto il giorno del loro matrimonio: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore”. Con l’ultima preghiera di affidamento, i presenti hanno accompagnato il feretro di Marco sul sagrato per l’ultimo abbraccio di Agrigento a Marco.