Odio, scontro, calunnie, insulti: le tribù dei ‘nuovi barbari’ hanno schiavizzato i mass-media

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Caro diario,
ricordo, come se fosse ieri, l’unica volta in cui bocciai un allievo. Accadde tantissimi anni fa, insegnavo (come adesso), da giornalista, Teoria e metodo dei mass-media, ed anche, da critico (come adesso), Filosofia dell’Immagine ed Arte contemporanea. In quest’ultima disciplina ne fu “vittima” (da incauto ed arrogante “kamikaze”) un ragazzotto, con un certo talento nel restauro di quadri antichi, ma convinto che l’Arte si fosse fermata, al massimo, ai Macchiaioli. Gli mostrai la foto di un’opera di Lucio Fontana (sì, caro diario, quello dei “tagli” alle tele), chiedendogli un commento; e lui, dinanzi a tutti, se ne uscì sfidandomi con lo sguardo e con una frase fuori dai denti, detta pure in siciliano, come se fossimo al bar o in un cortile: “Fa schifu e’cani”. Gli intimai d’andarsene e di ripresentarsi dopo almeno due altri appelli, il tempo di studiarsi a fondo sia la materia che il galateo, di non piazzarsi più al centro dell’universo con ignoranza e presunzione, di avere rispetto anche per chi la pensa ed agisce in modo diverso (in tutto o in parte) dal suo, di dialogare più che insultare, di capire prima di giudicare (e pure offendendo). E l’aneddoto mi torna in mente allorché vado a constatare, in tv e sui giornali, alla radio e nei “social”, l’irrefrenabile, impressionante, sempre più infame abitudine di gestire ogni contraddittorio dirottandolo “ipso facto” sulla scorciatoia della trivialità, dell’insulto, della calunnia, dell’odio, dello scontro, delle minacce, degli agguati, in una sorta di “tribalizzazione” che ha mutato quasi tutto in campo di battaglia, in aula virtuale d’un mega-tribunale illegittimo, in “location” di esecuzioni sommarie, in cassa di risonanza cacofonica d’ogni “tsunami” forcaiolo e sempre attivo per accusare ed infangare tutto e tutti: gravissimo passo indietro, ma sull’orlo del baratro, ad azzerare tutti i passi avanti per sostituire con la logica dell’odio e la ragione della Forza la logica del dialogo e la forza della Ragione. Specialmente sui “social” si è tornati all’età della pietra: se io non sono d’accordo con ciò che tu sostieni, dici o scrivi, “Io” divento e sono, che tu lo voglia o no, il tuo Giudice Supremo, con potestà di sostenere, dire o scrivere di tutto e di più contro di te, vero o falso che sia; e tu, a seconda dei casi, come minimo vali zero o meno di zero e, a mia insindacabile deduzione e mia scelta esclusiva, sei un deficiente, un criminale, un fetido rifiuto del genere umano; e ciò avviene in modo indiscriminato, a farti solo qualche esempio, per chi osa criticare un partito piuttosto che un altro, oppure osa tifare per una squadra invece di un’altra, o contro chi fa o non fa qualcosa a Roma, a Pechino, a Palermo, ad Agrigento o a Vattelapesca, o, se politico, si chiami Trump, Kim o Pinco Pallino. L’odio e l’insulto vanno di pari passo fra “boatos” deflagranti e contestuali emissioni di fetore, purché si additi e si trafigga, in quanto ormai tutto è permesso, tutto è considerato “democrazia” e “libertà d’espressione”, anche se a colpi di tirannide mediatica e di attentato alla libertà ed alla dignità altrui, senza nicchie di rispetto né per la persona né per il ruolo. E giorni fa è accaduto, come ben sai, anche per Sergio Mattarella, un galantuomo, un autorevole costituzionalista, un Capo dello Stato sempre “super partes”, però pesantissimamente offeso come persona e come Presidente della Repubblica (qualcuno ha scritto addirittura, e riferendosi al fratello defunto, che “la mafia ha ucciso il Mattarella sbagliato”: roba da vomito) ed accusato persino di “alto tradimento” dallo stesso politicume che però, subito dopo, ha fatto retromarcia, ma solo per non farsi scappare poltrone & compensi. Potremo mai uscire da questa nefasta, nefanda “tribalizzazione” che sta riportando al primitivismo più bestiale quelle “magnifiche sorti e progressive” leopardianamente applicate all’iperlaudato e, pur se solo in apparenza, civilissimo “Terzo Millennio”? Ne dubito, però lo spero: ma ne riparleremo presto, caro diario.

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