“Ora mi chiamo Covid 19. Però qualche anno fa, in alcuni libri, avevo altri nomi. E quasi la stessa biografia”

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Caro diario,
a prescindere dalle isolate stramberie (uso un eufemismo adatto all’audience cui mi rivolgo) con cui alcuni scriteriati (persino, ahimé, in tonaca: ed anche qui mi è d’obbligo altro eufemismo) hanno “misticamente interpretato” il Covid 19 come una sorta di doverosissima “punizione divina” di “pulizia interetnica” contro il globalizzato, abominevole iper-lordume del genere umano contemporaneo (arrivato, peraltro, al “top”; ma questo è proprio un altro discorso, ben lontano dal terrorismo psicologico di facile impatto, alta penetrabilità ma bassissima, se non proprio inesistente caratura contrabbandata per cristiana: nell’Apocalisse si descrivono diversi flagelli premonitori del Giudizio finale, ma non c’è proprio traccia, nell’attesa, di “pene” e “vendette” espiatorie a cura di Chi, per salvarci, non ha esitato a sacrificare Suo Figlio invece di decidersi “prima” ad azzerare tutti, colpevoli e innocenti, in un onnipotente, implacabile, istantaneo, definitivo batter d’occhio e ciao ciao), il “Coronavirus” (o meglio, un virus affine con pandemia simile) più volte era stato “annunciato”. E come per i terremoti, non era questione di “se”, ma di “quando”. Secoli di Scienza e di Storia ce lo avevano già “profetizzato” (in senso strettamente laico, beninteso) e gli ultimi campanelli di allarme erano stati suonati dai fenomeni virali “Mers” (identificato nel 2012) e (in precedenza, soprattutto) “Sars” (2003).

Previsioni scientifiche “strictu sensu” (e inascoltate) a parte, sul Covid 19, anche per l’effetto-eco dei “social”, oltre migliaia di prevedibili bufale ed imprevedibili, improbabili “leggende metropolitane”, anche alcuni riferimenti “casuali” (ma il caso esiste? Ho sempre avuto i miei dubbi, e tu lo sai bene, caro diario) che mi hanno colpito (e non è facile, credimi, dopo quasi 50 anni di esperienza fra editoria e comunicazione).

Ma vado con ordine, tralasciando, è ovvio, “fake news” appositamente confezionate, film catastrofistici correlabili ad ogni e qualsiasi calamità successiva, astrologi e ciarlatani.

Gianroberto Casaleggio buonanima, pre-virus già aveva previsto proprio per il 2020 “gravi sconvolgimenti” in “Gaia”, un “corto” di circa 7 minuti del 2008 che trattava esplicitamente di un inizio della Terza guerra mondiale oltre a citare carestie, armi batteriologiche e distruzione dei simboli dell’Occidente, più accelerazione dei cambiamenti climatici e riduzione “traumatica” della popolazione ad appena un miliardo. Ma vado indietro nel tempo, limitandomi solo alla letteratura, e pure di rilevante livello.

Nel 1981, il noto scrittore statunitense Dean Koontz, aveva pubblicato “The Eyes of Darkness”, thriller più noto come “Abissi”. Ciò che vi si legge ha dell’incredibile, giudica tu. Ecco parte della trama iniziale. Uno scienziato cinese, Li Chen, fugge negli Stati Uniti portandosi appresso una copia in supporto informatico dell’arma biologica cinese più importante e pericolosa, la “Wuhan-400” poiché sviluppata nei laboratori “top secret” vicino alla città di Wuhan (proprio!) come quattrocentesimo ceppo vitale di microorganismi creato presso quel centro di ricerca. Benché, a voler fare (come lo sono) il critico letterario, tale virus sia stato denominato “Wuhan-400” solo nella riedizione del 1996 (il volume fu più volte modificato dall’Autore, anche per “agganciarlo” ai mutamenti dei rapporti di potere sullo scacchiere internazionale: all’inizio era ambientato nella città sovietica di Gorki, ed il virus si chiamava, appunto, ‘Gorki-400’), ovviamente non è passato inosservato anche fuori dai contesti “minoritari” di fruizione o ricerca letteraria per lettura diretta o analogia di riscontro, anche perché, proseguendo nella lettura, è stato notato e sottolineato un passaggio allarmante, in cui lo scrittore, e ben 39 anni prima, annuncia che, intorno al 2020, una gravissima patologia, simile alla polmonite ma nella maggior parte dei casi incurabile poiché in grado di resistere a tutte le cure fino ad allora conosciute, si sarebbe diffusa in tutto il mondo, per cui anche mascherine e guanti sarebbero diventati “la normalità” fino alla scomparsa altrettanto repentina del virus, comunque destinato a tornare dieci anni dopo.

Analogo riferimento letterario in un libro di Sylvia Browne, sedicente “veggente”, tuttavia nota in tutto il mondo anche per essere stata serissima e richiestissima consulente giudiziaria, la quale, nel 2012, scrisse “End of Days”, in italiano “Profezie”, in cui analogamente annunciava, per il 2020, un virus letale destinato a comparire all’improvviso ed a scomparire altrettanto repentinamente, salvo ripresentarsi nel 2030 e poi, finalmente, andarsene al diavolo per sempre. Ma è anche “Il passaggio”, 2010, autore un altro noto romanziere, a riprendere il tema, stavolta, però, aggiungendo un particolare emerso già all’inizio delle scorrerie di Covid 19: un virus di origine amazzonica, trasmesso dai pipistrelli ma che nella trama, modificato in un laboratorio statunitense, paradossalmente avrebbe dovuto rendere gli esseri umani più forti, addirittura immunizzandoli per sempre dalla vecchiaia e da ogni malattia. Purtroppo, però, come al solito qualcosa in laboratorio va male e, nel libro, le cavie umane scelte per le sperimentazioni, una dozzina di condannati a morte (tanto, prima o poi) più una bambina, ovviamente senza nessun reato sulle fragili spalle (chissà perché, dirai: ma aspetta). In estrema sintesi, i dodici adulti, trasformatisi in creature mostruose e assetate di sangue, fuggono dalla base, seminando morte e distruzione non solo negli Usa ma in tutto il mondo: e da quel preciso momento gli eventi precipitano, nessuno è più in grado di controllarli, nessun luogo è più sicuro e tutto ciò che rimane agli increduli sopravvissuti sparsi per il pianeta è solo la prospettiva d’una lotta interminabile dentro un presente e un futuro governati dalla paura del contagio, della morte e dallo sterminio di tutto il genere umano. Tuttavia sarà proprio la bambina (arieccola di nuovo qui al momento “giusto”, letterariamente azzeccato e cruciale della trama, caro diario), unica superstite dall’esperimento che ha scatenato l’Apocalisse, ma sulla quale il virus ha avuto effetti particolari, trasformandola in una sorta di in una pedina fondamentale nella lotta contro i virali, ad iniziare, assieme al solito agente dell’Fbi che l’aveva salvata, un’incredibile odissea, fortunatamente a lieto fine, per liberare il mondo dall’incubo in cui era precipitato per colpa di virus & virali.

Ok, tanto per la cronaca (letteraria) e, tuttavia, anche con qualche inquietudine (umana): saranno solo dei casi (in ambito letterario) però, di solito, il caso (in ambito umano) non esiste. E allora che dire? Boh, caro diario.

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