Senza prendere in giro – XVI Domenica del Tempo Ordinario

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Siamo dentro la “sezione dei pani”, nella prima parte del Vangelo di Marco, quella contrassegnata dalla domanda sottesa a tutto il racconto: “Chi è Gesù di Nazaret?”. Questa prima parte si conclude con la professione di fede di Pietro: “Tu sei il Cristo!” (Mc 8,29). Leggiamo Mc 6,30-34.

Lasciamo da parte la digressione che il Vangelo fa sulla “sorte” di Giovanni il battista, discepolo ante litteram, al quale viene tagliata la testa. Nel brano di questa domenica, potrebbero distinguersi tre momenti: a) la relazione degli apostoli di ritorno dalla missione, in opere e parole, alla quale Gesù li aveva inviati (v.30); b) l’invito di Gesù ad andare in disparte, in un luogo deserto, e di riposare un po’ (vv.31-33); c) ed infine  la compassione di Gesù per la folla (v.34), paragonata a “pecore che non hanno pastore”. Andiamo con ordine, punto per punto.

Del rientro dalla missione e dal racconto a Gesù della loro esperienza missionaria sottolineiamo che, negli iniziali versetti in oggetto, è l’unica volta in Marco che si parla di Apostoli. Essi sono degli inviati, titolo che rimanda ad un origine e all’autorità di chi li ha mandati a portare il suo insegnamento e non il loro insegnamento. Essi si “riunirono attorno” a Gesù e, visto l’accalcarsi della folla, sembra che la missione abbia ottenuto successo. Non sappiamo cosa gli Apostoli abbiano concretamente compiuto e insegnato.

In un secondo passaggio, si dice che attorno a Gesù c’è un intenso “giro di persone”. Manca loro finanche il tempo per mangiare. Già in Marco 1,36, prima giornata apostolica di Gesù, Pietro dice: “Tutti ti cercano”. Gesù allora disse: “Andiamocene altrove perché io predichi anche la. Per questo sono venuto”, nell’originale si dice “sono uscito”. Egli è “uscito” da Dio per andare per le strade del mondo. Altre volte la folla ha fatto ressa attorno a Gesù. La gente ha manifestato attese nei suoi confronti. A queste richieste popolari, Gesù si è sempre sottratto. L’entusiasmo di massa, manifestazione di fede facile ed emotiva, che spesso nel Vangelo si rivolge a Gesù, vede il Signore recarsi altrove, ritirarsi da solo, in un luogo appartato. Ma questo non per disprezzo del popolo con giudizio sdegnato. Il suo invito a “venire in disparte e a riposare”, secondo Marco, è sinonimo di tempo, prima che spazio, di particolare intimità e confidenza. Come nel deserto, Dio ha modo di far partecipi quanti hanno il potere e il mandato di Gesù di comprendere che si manifesta il compiersi dell’ideale messianico promesso dai profeti e del ritorno alla pace paradisiaca (Mc 1,12-13). In condizione desertica la comunità dei discepoli è affrancata dal pericolo trionfalismo. La comunità – che non poteva prendere cibo – scoprirà il dono di un altro pane, che Dio da per la vita del mondo.  È come se Gesù dicesse: Venite in disparte per drenare la ricerca del potere che, sappiamo, serpeggia, fra i discepoli (cfr. in Mc il triplice annuncio della passione e l’opposizione di Pietro e le discussioni dei discepoli di chi fosse il più grande fra loro, e di chi dovesse sedere alla destra e alla sinistra di Gesù nella gloria). 

Imparare a discernere i  veri bisogni della gente, corrispondervi e non fare di loro stessi il centro di attrazione per gli altri, sarà tentazione/occasione perenne di quanti sono chiamati a condividere il potere di Gesù. Egli è il pastore compassionevole che ha amore materno, scevro da calcoli e corresponsioni. Egli riprende sempre ad insegnare, a tutti coloro che “a marce forzate”, come in un rinnovato cammino dell’Esodo di liberazione accorrono ancora attorno a lui. C’è la possibilità di essere pastori per “tutte le persone che vanno in giro” affamate attorno a Gesù senza “prenderle in giro”. Pastori lo siamo per gli altri, alla sola condizione di lasciarci condurre in disparte con lui per amare di più il suo popolo. 

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