L’Amico del Popolo: Campagna abbonamenti 20-21 “Costruiamo insieme il nostro futuro”

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Cari amici, anche quest’anno è arrivato il tempo della Campagna abbonamenti a sostegno del Settimanale. Vi confesso che avrei volentieri fatto a meno di scrivere queste parole. Se ci fossero state le condizioni, come direttore responsabile della testata, avrei preferito, in questo tempo di pandemia, in cui molte famiglie sono messe alla prova anche economicamente, fare ben altre scelte come, per esempio, quella di regalare per un anno l’abbonamento ai nostri lettori perché siamo conviti che – soprattutto in questo tempo, non sembri esagerato l’accostamento – come non può mancare sulle nostre tavole il cibo alla stessa maniera non po’ mancare nelle nostre case il nutrimento e l’ossigeno dell’informazione in un tempo di lotta e di contrasto ad un virus pericoloso sotto tanti punti di vista. Per una realtà piccola come la nostra la quota di abbonamento è fondamentale per la nostra  sussistenza. L’Amico, fin dalla fondazione, è un giornale d’informazione cristianamente ispirato e non profit, che, in sessantaquattro anni di vita – grazie alla fiducia dei nostri abbonati e dell’editore, l’Arcidiocesi di Agrigento – ha reso un servizio alla Chiesa agrigentina e al territorio garantendo, anche un valore che la nostra Carta Costituzionale tutela: il pluralismo nel sistema informativo mentre, nel tempo, tante esperienze editoriali, purtroppo, sono venute meno. Anche noi viviamo sulla nostra pelle, le difficoltà del settore editoriale che la pandemia sta mettendo a dura prova, come altri settori della vita sociale ed economica del Paese. Ma, è bene ribadirlo, conti alla mano, 35,00 euro per l’abbonamento annuale al Settimanale, sono appena 0,77 centesimi la settimana, meno di un caffè. Il resto dei costi viene coperto dalla poca pubblicità e dall’Editore. Questo per dire che al centro della nostra informazione c’è un servizio alla nostra gente, c’è l’uomo, considerato come persona mai come cliente a cui vendere un “prodotto”. 

Insieme a voi desideriamo continuare nel nostro impegno, per questo per la Campagna abbonamenti 2020-21 abbiamo scelto come motto “Costruiamo insieme il futuro”. La creatività che l’accompagna, realizzata da Alfonso Cartannilica,  mostra la prima pagina bianca del Settimanale, ancora da scrivere e da comporre, come un puzzle, con l’apporto di tutti per continuare ad essere strumento d’informazione locale,  avamposto della missione  della Chiesa  agrigentina, che raggiunge luoghi e periferie, del nostro territorio, che la pastorale ordinaria non raggiunge più. 

Mi piace pensare al settimanale come la cornice entro cui costruire e mettere insieme, come in un puzzle appunto, fatti e avvenimenti della nostra vita. Comporli settimana dopo settimana per ricondurli ad unità con l’apporto e l’impegno di tutti. In questo puzzle, non ci sono pezzi superflui, ognuno ha uno spazio da riempire per incastonarsi in esso cercando l’incastro perfetto per completarlo con il suo pezzo quello che, se inserito nel punto giusto, mostra l’intero disegno, al contrario, se manca, è tutta l’immagine che ne risente. 

Lo slogan lo abbiamo pensato anche in riferimento alla pandemia che stiamo vivendo e che – anche se ci ostiniamo a negarlo – ci ha fatto scoprire che siamo tutti pezzi dello stesso puzzle, o per dirla con Papa Francesco con le parole, consegnate ormai alla storia la sera del 27 marzo, in una piazza san Pietro vuota sotto la pioggia: “…Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti…”. Parafrasando queste parole possiamo dire che nel puzzle della vita ci siamo tutti. Ognuno può apportare il proprio contributo, la propria tessera, ognuno con i propri doni, con il proprio stile. Come cristiani, poi, siamo parte del grande mosaico che è la Chiesa. È vero, non sappiamo come sarà la Chiesa di domani e come saranno le nostre città. Sappiamo però che possiamo dare il nostro piccolo apporto per darle forma. Come settimanale, con il vostro sostegno, desideriamo continuare a fare la nostra parte per farvi “respirare” la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Vogliamo ancora, nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, offrirvi una narrazione umana, che parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi, dando priorità alle persone che ci stanno dietro; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei tasselli che ci legano gli uni agli altri.

Per questo, sono qui a chiedere a tutti i nostri abbonati di non far mancare la tessera che si fa impegno per sostenere il settimanale, con la quota dell’abbonamento, per continuare ad essere organo di informazione e formazione, strumento a servizio della comunione ecclesiale, compagno di strada della nostra gente, a cui, da sempre, fin nel titolo, è legato, in maniera indissolubile, da un rapporto di amicizia che si fa carità culturale e si estrinseca con un modo di fare giornalismo che pone l’uomo al centro del nostro operare.    

Come tutti gli appuntamenti “usuali”, però, il rischio – è lo dico principalmente alla mia Chiesa e alle parrocchie che l’hanno voluto, fondato e in tutti questi anni sostenuto e promosso – è quello di cedere alla tentazione dell’abitudine, della routine. Ed è proprio da questo che vi chiedo di rifuggire. Non diamo per scontata la sua presenza: un giornale esiste solo grazie ai lettori, diffusi sul territorio, che lo utilizzano per conoscere fatti e approfondire argomenti. Non diamo per scontati i suoi contenuti: l’orizzonte diocesano – ribadirlo non è mai superfluo – è sì presente, ma sa allargarsi alle cronache nazionali, europee e mondiali, in un approccio glocale ai fatti, offrendo chiavi di lettura per le grandi sfide della Chiesa, con un’attenzione particolare a quei temi e a quelle notizie che, se non ci fossero le colonne de L’Amico, non sarebbero raccontate da nessun altro. Facendo mie alcune delle espressioni più note di Papa Francesco, potrei direi che nella società contemporanea le “periferie”, nelle quali siamo chiamati a essere “Chiesa in uscita”, sono anche quelle “culturali”. Vi è una “povertà di pensiero” che genera una drammatica “povertà di umanità e di senso”.  

L’Amico è la nostra voce, la voce dell’Arcidiocesi di Agrigento, che, ogni settimana, ci raggiunge, ci fa sperimentare quel genuino senso di fraternità che ci accomuna nell’essere unica Chiesa, ci rende visibili, interconnessi, parte, tessera, di un mosaico più grande.

Vi ringrazio come sempre per la fedeltà al nostro settimanale
e vi inviti a diffonderlo tra  amici e parenti.

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