Storia d’un marito taccagno e d’una moglie vessata che riuscì comunque a beffarlo da vedova

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Caro diario,
dopo tanti temi seri, approfitto della sosta di Pasqua, in cui sono finalmente riuscito a dare un po’ di spazio anche a qualche lettura “leggera”, per proporre a Te ed agli amici lettori la mia consueta pausa “salvavita”, fra riflessioni e umorismo, come unica ed infallibile cura contro “il logorio della vita moderna” (ricordi lo spot del Cynar?) ma senza alcoolici “aiutini” che, in realtà, “aiutano” soltanto ad aggiungere altri guai, dal momento che i problemi non si affrontano né si risolvono con illusorie rimozioni a colpi di bevute più o meno “responsabili” (a che serve, infatti, “bere per dimenticare” se poi, a sbronza più o meno “responsabile” passata, i guai di cui sopra si ripresentano tutti assieme come implacabile reiterazione di “promemoria”?). Ed infatti, ecco un caso, umoristico ma vero, affrontato e risolto con lucidità veramente “da manuale”. Premessa. Ognuno, almeno in teoria, ha piena libertà di spendere i propri soldi come desidera; ma, quando gli introiti sono i proventi d’una vita di coppia, tutto diventa molto più complicato, poiché anche le decisioni relative all’economia debbono (o dovrebbero) essere pacificamente condivise, per cui, se non c’è accordo, iniziano complicazioni, battibecchi, litigi furiosi nonché rappresaglie ed anche… tremende vendette, quantunque, ed almeno in questo caso specifico, tutt’altro che cruente, ma di una… divertentissima e geniale perfidia giustiziera. Ok, eccoti qui la storia.
Coppia come tante altre. Il marito trascorre la sua vita lavorando e risparmiando tutti i soldi che ha guadagnato, costringendo la moglie a subirne la tirchieria fra umiliazioni ed inenarrabili sacrifici. Poi l’uomo si ammala gravemente, ed i medici gli annunciano che, purtroppo, gli sarebbe rimasto pochissimo tempo da vivere. Allora lui convoca la tartassata consorte, intimandole: “Dopo la mia morte voglio da te un ultimo atto d’amore, ovvero che tu seppellisca tutti i miei soldi con me per farmeli portare nella prossima vita”. La donna gli risponde subito: “Certo, caro, se questo è il tuo ultimo desiderio giuro che lo farò”; ed eroicamente, sempre per amore, non si lamenta del fatto che, in tal modo, lei, “dopo”, sarebbe rimasta vedova, senza un soldo e sul lastrico. Pochi giorni dopo, il taccagnissimo coniuge muore. Camera ardente per dargli l’ultimo saluto; e, a un certo punto, la vedova s’avvicina alla bara, ancora aperta, con un’elegante, piccola scatola, gliela sistema sotto le mani giunte e poi fa chiudere la bara per trasportarla al funerale ed alla tumulazione. Qualche istante dopo, una sua amica si avvicina e le chiede: “Ma cosa c’era dentro quella scatoletta?” Risposta: “Mio marito voleva essere seppellito con tutti i suoi soldi, così ho esaudito il suo ultimo desiderio”. L’amica, sconcertata, la rimprovera: “Ma tu ci stai bene con la testa? Come hai potuto rinunciare a tutta quella fortuna?”. Al che, e con lucidissima, serenissima serietà, la vedova le ribatte: “Era la sua volontà, ripeto, quindi, da brava cristiana e da donna a lui fedele finché morte non ci separi, dovevo esaudirla; e pertanto gli promisi subito che tutti i suoi soldi sarebbero andati con lui”. L’amica reagisce di brutto: “Ma che mi stai raccontando? Tuo marito aveva un’immensa fortuna in denaro… Come hai potuto mettere tutto quel mare di soldi in quella scatoletta?”. Spiegazione immediata e conclusiva dell’inconsolabile, fedele, ubbidiente, amorosissima vedova: “In effetti sarebbe stato un grosso problema, per cui ci ho pensato su tantissimo fino alla soluzione… Ho messo tutti i suoi soldi nel mio conto in banca, gli ho scritto e firmato un assegno a lui intestato e non trasferibile, l’ho infilato in una scatoletta e gliel’ho messa nella bara, stretta stretta fra le sue care, generose, indimenticabili manine”.
L’avidità è più grande dell’amore o, forse, è l’intelligenza più veloce del dolore? Lo scopriremo solo vivendo: per ora eccoti qui la furbizia d’una vedova riuscita a mettere ko “in aeternum” l’avidità del suo fregatissimo coniuge, caro diario.

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