Teatro Valle dei Templi:”liberata la Pace”, cerca dimora tra gli agrigentini

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(ph.Carmelo Petrone)

Sabato 22 luglio 2023, al Teatro Valle dei Templi di Piano San Gregorio,
dopo il successo ottenuto al Teatro Greco di Siracusa è andata in scena la commedia “La Pace” di Aristofane, una produzione firmata dall’INDA. Istituto nazionale del dramma antico per la regia di Daniele Salvo nella traduzione di Nicola Cadoni.
La commedia è stata apprezzata ed applaudita dal numeroso pubblico presente, certamente quello pagante, tra esso tanti giovani, non dagli assenti-invitati i cui posti, “riservati”, sono rimasti vuoti alle spalle di quelli delle autorità.

(ph. di Carmelo Petrone)

La messinscena si è fusa, con un contesto unico al mondo. Forse è mancata, a mio parere, l’audacia di andare oltre la scelta del prestigioso scenario del Parco archeologico Valle dei Templi. Forse si potevano rendere i templi greci, allineati sulla via sacra, non solo muti testimoni, sospesi, nel buio, tra cielo e terra, ma anche “coprotagonisti” con scelte che, tra tutela e valorizzazione, ne esaltassero l’unicità che avrebbe rievocato il contesto della prima de La Pace, commedia, andata in scena nel 421 a.C., quando il tempio della Concordia (430 a.C.) stava per essere eretto o lo era da poco. A maggior ragione che esso per tanti motivi, nell’immaginario collettivo è “ambasciatore di pace nel mondo”.

Sia chiaro, aver scelto Agrigento e la sua Valle, è senz’altro un traguardo straordinario per la nostra città; alla gente mancavano appuntamenti come quello a cui abbiamo assistito. L’auspicio è che la collaborazione con l’INDA, possa trovare forme d’intesa durature nel tempo, in preparazione, durante e oltre Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025.

LA COMMEDIA – “Si tratta di un testo originalissimo, visionario, sorprendente, spiazzante e perturbante”, spiega il regidta Daniele Salvo. “Il viaggio di Trigeo sull’Olimpo a cavallo di uno scarabeo stercorario gigante, nella disperata volontà di far terminare ogni conflitto e di liberare la Pace, imprigionata in una profonda grotta, ci parla dell’Utopia. Ai nostri giorni, nella situazione storica attuale, in cui ad ogni istante rischiamo un’estinzione di massa, le parole di Aristofane appaiono particolarmente profetiche ed illuminanti. Penso ad uno spettacolo appositamente creato affinché un pubblico vasto possa godere dell’emozione e della bellezza del teatro classico, assaporandone l’essenza più pura, lasciandosi cadere nella vertigine dello straordinario linguaggio di Aristofane. Il lavoro sulla recitazione che intendo fare necessita di interpreti di prima qualità: non ci sono spazi per gli equivoci. Penso ad una recitazione non stilistica, senza tracce di elementi borghesi: le parole di Aristofane sono radicate nel corpo, nella “macchina attoriale” più antica”.

Il tema è quello della Pace, impossibile da raggiungere per la stupidità e la corruzione dell’umanità. La Pace, di Aristofane, fu rappresentata alle Grandi Dionisie nel 421 a.C.
L’opera è stata scritta durante la guerra del Peloponneso combattuta tra Atene e Sparta. Fu messa in scena circa sette mesi dopo la morte in battaglia sia di Cleone (il generale ateniese) che di Brasida (il generale spartano).
La Pace anticipò, di poche settimane, la ratifica della Pace di Nicia (421 a.C.), che sospese per sei anni difficili le ostilità tra Atene e Sparta. Questo è – conclude – ovviamente un problema molto attuale”.
Insomma, nella Commedia, la Pace è stata liberata, Attende adesso che gli agrigentini/e, come come Trigeo riescano a liberarla dalle “caverne” della vita civile e sociale della città e diano a Lei una degna dimora tra e nelle loro cose.

«Si vis pacem, para bellum» «se vuoi la pace, prepara la guerra», questa vecchia locuzione latina è stata riformulata con quella che dice: “Se vuoi la pace prepara la pace!” Il card. Zuppi, per gli 80 anni del Codice di Camaldoli (qui) commentandola ha detto che essa significa  “promuovere una visione che attragga verso un mondo differente e che mobiliti passioni ed energie per costruirlo, ma anche organismi e modalità in grado di mantenerla”. “Non c’è cura della casa comune se non impariamo a riconoscerci e a trattarci da Fratelli tutti. Finiremmo per distruggerla e per distruggerci. Bisogna risvegliare gli sguardi e le menti, per superare il ‘circolo vizioso’ per cui tutto diventa impossibile”, ha avvertito il card. Zuppi, ricordando che “non si può parlare di pace senza parlare della giustizia”.

NEL CAST Giancarlo Latina (Trigeo), Massimo Verdastro (Ermes/Ierocle), Simone Ciampi (Servo di Trigeo I), Martino Duane (Servo di Trigeo II/Aristofane), Francesca Mària (Figlia di Trigeo I), Stella Pecollo (Figlia di Trigeo II), Patrizio Cigliano (Polemos / Mercante di Zappe), Gaetano Aiello (Macello), Giuseppe Rispoli (Mercante di Armi), Jacqueline Bulnés (La Pace), Elena Polic Greco (La Pace monologo finale), Gemma Lapi (Theoria, dea della festa), Federica Clementi (Opora, dea del raccolto). Corifei sono Gaetano Aiello, Simonetta Cartia, Simone Ciampi, Patrizio Cigliano, Martino Duane, Marcella Favilla, Elena Polic Greco, Francesco Iaia, Francesca Màaria, Stella Pecollo e Giuseppe Rispoli. Nel coro Alberto Carbone, Federica Clementi, Alessandra Cosentino, Giovanni Costamagna, Denise Kendall Jones, Domenico Lamparelli, Gemma Lapi, Emilio Lumastro, Marco Maggio Carlotta Maria Messina, Jacopo Sarotti, Massimiliano Serino, Davide Sgamma, Francesca Sparacino, Giovanni Taddeucci. Le scene sono di Alessandro Chiti, le installazioni sceniche di Michele Ciacciofera, i costumi di Daniele Gelsi, le musiche originali di Patrizio Maria D’Artista, la cura del movimento di Miki Matsuse, le luci di Giuseppe Filipponio, direzione cori cantati Elena Polic Greco e Simonetta Cartia, assistente alla regia è Raffaele Latagliata, assistente costumista Andrea Grisanti, direttore di scena Giuseppe Coniglio.

 

 

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