“A Nino Bellomo, per avere espresso in “un secolo d’arte”, il suo eclettismo recitativo e la sua capacità di interpretare personaggi di origine variegata, con eleganza e note ora drammatiche , ora ironiche, che hanno esaltato una grande abilità nel far vivere emozioni, raggiungendo livelli sempre più alti”. Recita così il testo inciso sulla targa che il sindaco di Agrigento, Francesco Micciché ha donato nome della città, lunedì 31 luglio 2022, all’attore Nino Bellomo, in occasione della manifestazione per i 100 anni del decano degli attori agrigentini, tenutasi nello spiazzale antistante Casa natale di Luigi Pirandello in contrada Caos.
La serata voluta fortemente dal figlio Francesco e sostenuta dalla Fondazione Teatro Pirandello, è stata presentata da Salvo La Rosa. Sono intervenuti, con dei video messaggi augurali, magistralmente montati dal regista RAI Walter Croce, diversi artisti che, nella loro carriera, hanno incontrato Nino Bellomo come Pino Insegno, Manuela Arcuri, Lino Banfi. Presente sul palco (la cui direzione è stata affidata a Gio Di Falco) Michele Placido, compagno di molte avventure professionali e, soprattutto, amico di lunga data. Presenti in platea anche Michele Guardi ed il direttore del Teatro Manzoni di Roma, Alessandro Arnone.
Prima dello svelamento di un busto, realizzato dall’artista Peppe Cacocciola, la torta del Centenario ed i fuochi d’artificio, gli interventi musicali di Martina Di Fonte e Tom Sinatra.”
Insomma, una serata che, come ha ricordato il sindaco nel donare la targa non ha voluto ricordare solo i cento anni di vita, ma quanto Nino ha realizzato nella sua lunga esistenza. Malgrado la rigida scaletta, preparata con cura dal Figlio Francesco, il vero “regista/conduttore/attore della serata è stato Nino che a più riprese ha voluto ribadire, visibilmente commosso, il “copione” che, non ha recitato ma incarnato nella sua vita e che può essere racchiuso in queste parole risuonate, come una colonna sonora della manifestazione, dal palco: «La vita dell’uomo ha un senso solo se riesce a dare qualcosa agli altri. Diversamente l’uomo non è niente.

Nino, lo dico anche per il bel rapporto di amicizia che ci lega (non c’è volta che trovandosi in via Duomo non si ferma in redazione per un saluto), ha indubbiamente dato molto al mondo dell’arte, ma ha saputo soprattutto tessere relazioni, con grandi e piccoli, attori affermati e ragazzi che per la prima volta di affacciavano all’arte del teatro, ma anche con la gente che incontrava per strada, ora regalando sorrisi e poesia, ora facendosi compagno di strada abbattendo ogni distanza chiedendo a tutti di mettere da parte titoli e utilizzare il “tu” o semplicemente Nino. Il segreto della sua longevità, mi confidò una volta, “mantenere viva la memoria”.
E quella di ieri sera e stata una serata che ha fatto fare ai presenti un tuffo nella memoria, ripercorrendo con l’ausilio di immagini e filmati, le tappa della vita di Nino Bellomo e della sua carriera artistica a partire dal debutto che, come ha avuto modo di ricordare, avvenne ai piedi del Tempio della Concordia il 21 aprile del 1940. Ma ricorda ancora Nino episodi della vita che ne fanno emergere il carattere forte e determinato quando rifiutò la ingiusta punizione del Preside dell’istituto magistrale, di mettersi in ginocchio o quando venne scelto, ancora studente, per declamare due poesie in onore della nascita di Roma.
Ha ricordato, anche, quello che potremmo chiamare il “battesimo del fuoco” della sua carriera teatrale: Siamo – ricorda come se fosse ieri – nel novembre del 1941 quando dovette affrontare il vescovo G.B.Peruzzo che lo volle incontrare per rappresentargli la sua ferma contrarietà a mettere in scena sul palco del Teatro cittadino, la commedia nella quale Bellomo interpretava il ruolo del protagonista che si toglieva la vita per amore. Il regista per non turbare i rapporti con la Chiesa, ha preferito modificarne il finale, lo spettacolo ricevette successo di pubblico e Nino si fa conoscere sulla ribalta nazionale nei teatri di prosa italiani.
Si commuove quando ricorda il concittadino Pippo Montalbano, compagni sulla scena e colleghi negli uffici dell’Inps dove viene assunto nel ’42. Fu Pippo a sostenerlo nell’arte della recitazione a spingerlo a collaborare con Piccolo Teatro Pirandelliano dove recitava con la figlia Virginia e, mentre sullo schermo scorrono le foto, le lacrime rigano il suo volto. Non sono mancati anche i ricordi che hanno portano Nino dal teatro al piccolo schermo ne “Il Commissario Montalbano”i rapporti con Andrea Camilleri e non solo.
Nonostante tutto, prima della torta e dei fuochi d’artificio, Nino si conceda, con il pubblico che applaude, con le parole che, a mio avviso, hanno dato un anima all’atto teatrale della lunga carriera di Nino Bellomo, quasi a svelarne il fine: “La vita dell’uomo ha un senso se riesce a dare qualcosa agli altri”. Grazie Nino per quello che ci hai dato e, ne siamo certi, ci darai ancora.
Carmelo Petrone

















