Il porto di Agrigentum

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Se Agrigento è ormai famosa per il suo meraviglioso patrimonio archeologico, con la Valle dei Templi che è ormai divenuta un vero e proprio simbolo dell’archeologia italiana nel mondo, ci sono interi pezzi della nostra storia che ancora oggi non si conoscono e che, decenni di cementificazione miope hanno cancellato praticamente per sempre.

Un esempio è quello che è stato per secoli il vero cuore della città di Agrigentum, ovvero l’Emporion, il porto commerciale. Una infrastruttura la cui collocazione esatta è ancora un sostanziale mistero. Eppure si trattava di una struttura di enorme importanza: già all’epoca eravamo il principale sbocco sul Mediterraneo, e dal nostro territorio transitavano le merci provenienti dall’Africa del Nord.

Ed è alla ricerca di conferme e chiarezza che si è mosso uno studio realizzato da tre tecnici agrigentini, l’archeologa Valentina Caminneci, il geologo Giuseppe Presti (entrambi dipendenti del Parco Archeologico della Valle dei Templi) e il dirigente della Soprintendenza di Agrigento Giuseppe Presti, esperto di documentazione grafica fotografica. Confrontando i dati storici con quelli archeologici, geologici e cartografici, i tre sono riusciti ad ipotizzare non solo l’esistenza di un grande bacino interno di carenaggio per le navi che si sarebbe dovuto trovare alla confluenza dei fiumi Akragas e Hypsas, ma anche una collocazione dell’Emporion, ovvero nell’area di Casa Cucchiara, a nord di via Amalfi a San Leone. Ci troviamo cioè abbastanza lontani dal mare, o quantomeno dal suo presunto livello dell’epoca. Abbozzata in questa fase anche un’ipotesi del perché sia stata abbandonata la struttura: l’area potrebbe aver risentito di una diminuzione della portata del fiume (gran parte dell’area che oggi è terraferma era ricoperta dal fiume), cui si aggiungeva la ricorrenza di fenomeni di erosione e insabbiamento.

La ricerca, come spiegano i tre autori, è stata condizionata “dall’aggressione edilizia subita a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, la cementificazione degli argini del fiume, nonché le brusche e continue mutazioni della linea di costa, alterata da opere e barriere frangiflutti”. Nonostante nell’area di San Leone già dagli anni ‘40 siano state condotte campagne di scavo e ricerca, questo non ha impedito, tra gli anni ‘30 e il ventennio successivo, di distruggere e cementificare in un’area (quella che oggi ospita San Leone) che anticamente ospitava necropoli e insediamenti.

Così le scoperte archeologiche sono sostanzialmente episodiche e legate all’attività dei privati cittadini lì residenti: è accaduto nel recente passato, infatti, che lavori di realizzazione di vasche idriche o semplici lavori di edificazione abbiano consentito di scoprire necropoli, spesso con sepoltura in anfora (via Amalfi e viale Viareggio) o strutture (via Eolo) tutti risalenti tra il V e il VII secolo dC. Proprio questi ultimi sono stati molto importanti per iniziare a tracciare parte della lunga storia dell’Emporion (che va dall’età Arcaica all’età Bizantina). L’attività di sondaggio, per quanto non proseguita nel tempo, non solo ha restituito un’idea del “paesaggio archeologico” che era presente in quell’area, ma ha dato informazioni ritenute interessanti e connesse alla grande quantità di materiale ceramico rinvenuto. E se a descrivere l’Emporion di Agrigento come un luogo di grande importanza archeologica e di grande vivacità commerciale sono testi antichi come quello che racconta la vita del primo vescovo della nostra città, Gregorio, il lavoro per l’individuazione dell’area è ancora apertissimo.

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