Inaugurato il percorso museale del Porto di Akragas

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taglio del nastro percorso museale porto akragas

Il percorso museale del Porto di Akragas, progetto realizzato dal Libero consorzio di Agrigento, è statao inaugurato ieri pomeriggio con una cerimonia sobria ma un po’ lunga per permettere che calasse il sole e poter deliziare i presenti con una rappresentazione scenica in cui degli attori hanno “conversato” con gli dei, rappresentati da uno spettacolo di droni.

All’inaugurazione era presente l’assessore regionale Giusi Savarino e tutte le autorità civili, militari e religiose della Città dei templi.

Il percorso museale è una nuova ed affascinante possibilità di conoscenza di una parte del patrimonio storico monumentale della città di Agrigento per troppo tempo abbandonata e lasciata al degrado. La foce del fiume è stata riqualificata con un percorso che permetterà agli agrigentini, e non solo, di scoprire una delle pagine più antiche della città.

Come ha spiegato il funzionario provinciale e responsabile del progetto, Achille Contino, l’acqua ha rappresentato storicamente la principale fonte della vita umana e il motore per la nascita di tutte le antiche civiltà, dalle prime aggregazioni lungo i grandi fiumi come il Tigri, fino alle colonie greche di Sicilia, per le quali l’esistenza di un corso d’acqua navigabile costituiva una condizione essenziale. Nello specifico, la colonia di Akragas fondava la propria grandezza non solo sui celebri templi, ma anche su un complesso sistema sociale, produttivo e portuale legato alla foce del fiume omonimo.

I Greci attribuivano una grande importanza economica e sacra ai corsi d’acqua, identificandoli spesso con i Potamoi, divinità fluviali come Akragas, ritenuto il nume tutelare dell’area. Secondo autorevoli studi e le lezioni magistrali del compianto archeologo Sebastiano Tusa, la foce del fiume Akragas offriva un’ampia laguna ideale per l’ormeggio delle navi e per lo sviluppo di un florido commercio, in particolare con il Nordafrica, come testimoniato anche in epoca bizantina dai racconti sul vescovo Gregorio.

Nonostante l’importanza strategica e le testimonianze di storici e geografi come Strabone e Fazello, l’area della foce ha vissuto per decenni in una condizione di abbandono, parziale inquinamento e massiccia urbanizzazione, perdendo la sua originaria navigabilità a causa dei fenomeni alluvionali e dell’insabbiamento che, in età altomedievale, spinsero a spostare l’approdo nella vicina Porto Empedocle. Tuttavia, negli ultimi anni, la natura ha iniziato a riappropriarsi dei propri spazi, registrando un notevole ripopolamento faunistico con aironi, cormorani, garzette e altre specie che popolano gli argini, trasformando il sito in una meta naturalistica di grande interesse.

Questo risveglio ambientale ha stimolato un rinnovato interesse storico e archeologico, concretizzatosi grazie al progetto di riqualificazione paesaggistico-ambientale e valorizzazione finanziato tramite fondi POC dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e promosso dal Libero Consorzio Comunale di Agrigento.

Il percorso museale e di fruizione, sviluppato a partire dalla zona della ex “Focetta” e lungo la sponda sinistra del fiume dal ponte di Maddalusa, mira a ricucire il legame identitario tra la città moderna, la Valle dei Templi e le sue origini marinare. Lungo il percorso i visitatori possono usufruire di pannelli didattici, podcast multilingue tramite QR code e riproduzioni storiche, come la sagoma in scala di un pentecontoro realizzata dai mastri d’ascia di Licata su disegno dell’archeologo navale prof. Medas. L’offerta culturale è arricchita da una sala espositiva dotata di un diorama dettagliato del porto antico e da una sala immersiva che permette di rivivere l’arrivo dei coloni greci e la vita brulicante del porto in età antica.

Le prospettive future per l’area di Maddalusa e della foce dell’Akragas sono ambiziose e puntano a trasformare il sito in un vero e proprio museo all’aperto. Tra le ipotesi al vaglio figurano uno studio di fattibilità per ripristinare la navigabilità del fiume con piccole imbarcazioni elettriche, la realizzazione di una base nautica e la creazione di un percorso ciclopedonale in grado di collegare direttamente la foce con la Valle dei Templi. Attraverso queste iniziative, dedicate anche alla memoria di Sebastiano Tusa, Agrigento si appresta a riscoprire e valorizzare pienamente il proprio passato marittimo e il legame indissolubile con il suo sacro fiume.

Uniti nel dono Chiesa Cattolica