Palermo, S. Maria di Gesù: bruciate le reliquie del Beato Matteo di Agrigento e di San Benedetto il Moro (le foto)

0
2548

Gli incendi sono arrivati anche lì, all’ombra di Monte Grifone, sul quale sorge il complesso monumentale Santa Maria di Gesù all’interno del cimitero di Santa Maria Di Gesù a Palermo, in cui fino al 26 luglio.s., hanno riposato le spoglie di san Benedetto il Moro,  co-patrono di Palermo e del Beato Matteo Cimarra, vescovo di Agrigento (1442 al 1445) e patrono del nostro settimanale.
Da un rogo, sembra di origine dolosa, all’interno del complesso, poi alimentato dal vento, le fiamme hanno raggiunto l’edificio di culto. Le tante parti in legno, dal tetto ai simulacri, sono state subito bruciate e alimentando l’incendio che, in poche ore, ha distrutto l’intero edificio. Resta solo cenere della statua lignea della Madonna con il Bambino donata nel 1470 da un capitano di vascello che aveva rifornito di grano la città in un periodo di particolare carestia.

Cappella del Beato Matteo prima dell’incendio
Dopo l’incendio
la base dell’urna reliquiaria

Del Crocifisso le parti smembrate e coperte di fuliggine. Non c’è più neanche il tetto, tutto bruciato.
Non si è neppure salvato il corpo del santo dalla pelle nera, nonostante l’intervento dei fedeli e dei vigili del fuoco che hanno cercato di portarlo all’esterno della chiesa in fiamme. Come quello del beato Matteo di Agrigento, dalla cui intuizione nacque il complesso in quella zona.
Un pomeriggio di sofferenza e distruzione a cui abbiamo assistito quasi in diretta grazie ai social (qui). Nella tarda serata, le prime immagini del dolore, della fede provata, della sofferenza dei fedeli e dei devoti. Le hanno diffuse gli stessi frati minori, cui è affidato il complesso Santa Maria di Gesù. In una delle stanze del convento, attigue alla parrocchia, sono stati collocati gli oggetti di valore spirituale, che si è cercato di mettere in salvo. Dell’urna decorata resta solo la base incenerita e qualche scaglia di vetro. Delle reliquie soltanto alcune ossa annerite e qualche oggetto.Del corpo del santo, soltanto una parte del cranio, alcune ossa della colonna vertebrale, il femore e una parte del saio. Le ossa sono state poi custodite in due cassette di zinco e portate in un altro convento dei frati minori in città da mons. Lorefice.

La croce pettorale, recuperata dai frati appartenente al Beato Matteo

“Con il cuore in lacrime ci rattrista molto comunicarvi – hanno scritto i Frati – che poco è rimasto del corpo di san Benedetto il Moro e del beato Matteo di Agrigento. Dal cielo intercedano per quanti stanno soffrendo in queste ore e per chi è vittima inerme di tanto disastro!”.
“Bisogna continuare ad avere fede, sentire questo luogo ancora di più casa per tutti, vivere questa solidarietà che c’è stata in questi giorni” ha detto il ministro provinciale dell’Ordine dei frati minori in Sicilia, p. Antonino Catalfamo.

 

La raccolta fondi per ricostruire la Chiesa e il Convento di Santa Maria di Gesù prona dai Frati Minori di Sicilia

Ricostruiamo insieme la casa di Benedetto il Moro. Noi Frati Minori di Sicilia, la comunità di Palermo e di San Fratello (ME), per far fronte a questa situazione difficile in cui versa la Chiesa e il Convento di Santa Maria di Gesù in Palermo, ci stiamo facendo promotori di una campagna di raccolta fondi che ci aiuti a rimediare ai danni causati dall’incendio dello scorso 25 luglio.

Donare è semplice, è possibile farlo online con carta di credito o PayPal collegandoti al nostro sito: http://www.ofmsicilia.it/donaora/

oppure con bonifico bancario intestato:

PROVINCIA DEI FRATI MINORI DI VAL MAZARA S. BENEDETTO

IBAN: IT 02 M 02008 04615 000104482428   –   Causale: Incendio Santuario San Benedetto il Moro – Palermoi.

Scheda biografica del Beato Matteo (di Raimondo Lentini da SantieBeati.it)

Il Beato Matteo Cimarra (Cappella del Santisimo Sacramento), Cattedrale di Agrigento.

Il Beato Matteo Gallo de Gimena nacque in Agrigento, nel quartiere detto Rabbato, e, probabilmente, nell’attuale via Arco di S. Francesco di Paola – ove tradizionalmente una casa, quasi addossata alla abside della chiesa dei Minimi, veniva e viene indicata come quella nativa tra gli anni 1376 e 1377. ?Entrò nell’Ordine serafico nel 1391-92 nel convento di S. Francesco d’Assisi di Agrigento dove emise la professione religiosi nel 1394. ?Inviato a Bologna per gli studi teologici, li coronò a Barcellona dove probabilmente conseguì il titolo di Magister e fu ordinato Sacerdote nel 1400. Cominciò il suo apostolato di predicatore in Tarragona nello stesso anno; negli anni 1405-1416, come maestro dei novizii o magister professionis, visse nel convento di S. Antonio in Padova donde poi tornò in Spagna e vi dimorò sin verso la fine dei 1417, come risulta dalla lettera del re Alfonso, data il 28 novembre 1417, che spiega anche il motivo del suo rientro in Italia: il suo desiderio di incontrarsi con S. Bernardino da Siena, di conoscere il movimento dell’Osservanza e di parteciparvi. ?Il movimento francescano dell’Osservanza (perché si intendeva osservare la primitiva regola di S. Francesco, senza attenuazioni), sorto nel secolo XIV, si organizzò e diffuse nel secolo seguente, sotto la guida di S. Bernardino degli Albizzeschi di Siena (1380-1450) che ebbe come suoi validi cooperatori S. Giovanni da Capestrano (1386-1456), Alberto di Sarteano (1385-1459), S. Giacomo della Marca (1394-1476), e il Beato Matteo di Agrigento (1376-1450). ?S. Bernardino e il Beato Matteo si incontrarono in Italia nel 1418, forse a Mantova durante il Capitolo Generale e il nostro aderì all’Osservanza. ?”Egli era allora sui 40 anni – come nota il p. Serafino (nel pieno vigore delle sue energie, temprato nella pratica della virtù a tutta prova, ricco di un non comune patrimonio culturale e religioso, e soprattutto di una grande esperienza umana e religiosa per cui, alla sequela del Senese, non gli fu difficile progredire… distinguendosi per santità e zelo per la salvezza delle anime”. ?Fino a pochi decenni addietro, pur conoscendosi la fama del Beato Matteo come predicatore, si ignoravano i suoi scritti, perfino le lettere che certamente egli aveva indirizzato ai sovrani di Aragona, a S. Bernardino e ad altri. ?Nel 1960 il p. Agostino Amore ofm pubblicò i “Sermones varii” che erano stati inseriti in un codice di S. Giovanni da Capestrano e venivano a lui attribuiti”. In tutto sono 33 discorsi. ?Altri 44, in seguito, ne sono stati scoperti dal p. Serafino M. Gozzo nel codice 18-II-3 della Biblioteca vescovile di Nocera. ?Il p. Serafino li trascrisse e li preparò per la stampa, ma non potè pubblicarli perché prevenuto dalla morte. ?Nel suo volume “Ricerche e Studi” più volte citato, ne fornisce un elenco. ?I sermoni, parte scritti in volgare, parte in latino, commentano, in genere, un testo biblico dividendone la trattazione in due, tre o più punti. ?A volte il sermone è tutto svolto, esteso nelle argomentazioni e corredato anche da alcune didascalie sul modo di recitarlo; a volte si tratta di appunti e quasi di una scaletta degli argomenti più importanti. ?Mostrano però tutti la scienza del predicatore, la logica delle sue argomentazioni, la praticità delle conclusioni, lo zelo apostolico e molto spesso anche l’intimo sentire del santo. ?Nel 1425 il papa Martino V concesse al Beato Matteo di fondare dei conventi dell’Osservanza. Tra questi citiamo quello di S. Maria di Gesù di Messina, di Palermo, di S. Nicolò di Agrigento, di S. Vito ivi, di Cammarata, di Caltagirone, di Siracusa. Così anche in spagna fondò due conventi a Barcellona. ?Nel suo ordine fu vicario provinciale nel 1425-27, poi nel 1428-30. Nel 1432 fu nominato Commissario Generale della provincia di Sicilia, carica durata fino al 1440. ?Nominato vescovo di Agrigento da papa Eugenio IV il 17 settembre 1442, venne consacrato il 30 giugno 1443 nella chiesa madre di Sciacca dal vescovo Nicola ausiliare dell’arcivescovo di Palermo. ?Per la sua generosità verso i poveri venne accusato, da una parte del clero che lo avversava, presso la Santa Sede di dilapidare i beni della Chiesa, infatti secondo varie testimonianze egli rinunciò a tutti i proventi ecclesiastici in favore dei poveri, riservandosi soltanto lo stretto necessario per se e per quelli che lo coadiuvavano. Oltre a questo venne accusato calunniosamenti di godere di una donna carnalmente. Nel processo svoltosi alla corte pontificia si dimostrò l’innocenza del Beato e il papa lo assolse da ogni accusa e gli confermò la sua fiducia restituendogli la sede episcopale. ?Ma la persecuzione non cessò, tanto che il Beato, dopo essersi consigliato anche con S. Bernardino da Siena, rinunziò al vescovado. ?Morì in Palermo il 7 gennaio 1450. la gente lo onorò subito per la sua santità e tale cultò continuò nei secoli seguenti tanto si iniziò il processo diocesano di beatificazione nel 1759 ed il culto venne riconosciuto dalla Chiesa con decreto del 21 febbraio 1767, approvato da papa Clemente XIII. ?La memoria si celebra l’8 febbraio.

CORRELATI:

  • Le origini del convento francescano ad Agrigento e il beato Matteo Cimarra (QUI)
  • Incendi in Sicilia, lettera dei Vescovi di Sicilia:”menti e mani criminali attentano alla vita dell’uomo, al patrimonio storico, religioso e culturale” (QUI)

donazioni

Sostieni L'Amico del popolo

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare L'Amico del Popolo a crescere con una micro donazione.