Sentieri di rinascita tra il Mudia e la Valle dei Templi (suggestioni)

300
In questi giorni in cui Agrigento si veste a festa per il 78° Mandorlo in Fiore, ho immaginato un itinerario spirituale e sensoriale (suggestioni personali, senza alcuna pretesa scientifica che ho elaborato nel tempo)  che dalle sale del Museo Diocesano (Mudia) conduce fino al cuore della Valle dei Templi. Passeggiare tra i tesori del Museo per poi scendere verso la Valle è come percorrere un ponte sospeso tra arte e la vita che, puntuale, rinasce sotto i nostri occhi.

Per chi, come il sottoscritto, ha contemplato e fotografato infinite volte i dettagli delle opere custodite al Mudia, la risonanza è immediata: il candore dei petali del mandorlo che inonda la nostra terra riflette lo stesso bianco degli affreschi che custodiscono il Mistero cristiano. Il mandorlo, infatti, non è un semplice ornamento dell’identità siciliana, ma è il “vegliante”: colui che per primo annuncia la vittoria della luce sul gelo dell’inverno. Questa immagine affonda le radici nell’etimologia ebraica “shaqed”, termine che indica “colui che è solerte” o “che veglia”. Nella Scrittura, il mandorlo è l’albero che non dorme; è la prova tangibile del dialogo tra Dio e l’uomo nel libro di Geremia (1,11?12), dove la pianta diventa garanzia che il Creatore vigila (shoqed) sulla Sua promessa. È lo stesso segno di vita che fiorisce sul bastone di Aronne (Numeri 17,23), simbolo di un’elezione che vince la sterilità della morte.

Questa trama biblica e teologica si dipana con forza negli affresci medievali del Museo Diocesano:

  • Nella Crocifissione: Qui i fiori di mandorlo profetizzano la vita nel momento dell’abbandono estremo. Mentre il corpo di Cristo subisce il rigore della morte, la natura non resta muta: il mandorlo fiorito è il segno di una Risurrezione già in atto, un germoglio di speranza che scaturisce dal legno secco.

 

  • Nell’Ascensione: Mentre i discepoli restano con lo sguardo rapito dal distacco del Maestro, un ramo di mandorlo ( forse giglio?)  radicano quel momento di gloria nella nostra realtà terrena. Con il loro bianco purissimo, i fiori sembrano scortare l’ascesa di Cristo, ricordandoci che la Sua partenza non è un addio, ma l’inizio di una primavera dello Spirito senza tramonto.

    Affresco dell’Ascensione

Nell’affresco della Madonna delle Grazie (detta di Bonamorone): Proveniente dall’antico monastero benedettino del 1228, quest’affresco ci mostra una tenerezza profondamente umana: la Vergine tiene il Bambino accostato alla guancia, in un gesto di protezione assoluta. Sulla spalla del suo manto, appare un angolo fiorito, un germoglio di mandorlo. Mi piace leggerlo come un richiamo visivo alla “solerzia” di Maria: come il mandorlo è il primo a svegliarsi dal sonno invernale, così la Vergine Madre veglia sul Figlio e, di riflesso, su ogni fedele. Quel fiore sulla spalla è il segno che la grazia divina non è un concetto astratto, ma una vita che sboccia concretamente nel corpo e nella storia.

Madonna delle Grazie (detta di Bonamorone)
  • Nell’affresco  Madonna in trono tra i Santi Pietro e Onofrio: In questa composizione ,il dialogo tra il divino e l’umano si fa dono. Il Bambino Gesù, seduto in grembo alla Madre, sembra offrirle una mandorla. Non è un semplice gioco infantile, ma un gesto densissimo di significato teologico: offrendo il frutto del mandorlo, Cristo offre a Maria (e alla Chiesa) il simbolo della propria natura. È il “seme dolce” di San Bernardo, la divinità racchiusa nel guscio dell’umanità. In questo scambio, il mandorlo diventa il sigillo di un’alleanza: il Figlio conferma alla Madre che la promessa di Geremia si è compiuta; il “vegliante” è finalmente arrivato tra gli uomini.
Madonna in trono tra i Santi Pietro e Onofrio

Nell’affresco della Madonna dell’Itria queste semplici suggestioni personali trovano la loro sintesi. Cristo è inscritto in una “mandorla di gloria” (la vesica piscis) all’altezza del ventre della Vergine. Per i Padri della Chiesa, la mandorla rappresenta l’intersezione tra il cerchio del cielo e quello della terra. Maria diventa così il guscio prezioso che protegge il seme divino: “il mandorlo vivente che dona al mondo” il Frutto della Vita. San Bernardo, vedeva nella mandorla il simbolo completo di Cristo:

·       Il mallo verde (la carne/l’umanità sofferente).

·       Il guscio duro (il legno della Croce/la morte).

·       Il seme dolce (la divinità risorta/la speranza). Questa tripartizione rende il mandorlo l’albero cristologico per eccellenza

Madonna dell’itria
Madonna dell’istria, particolare

Ho voluto consegnare queste suggestioni personali, unitamente ai miei scatti, alla vostra attenzione, perché lo stesso simbolo ammirato nel silenzio del Museo diocesano si ritrova vivo e vibrante nei rami scossi dal vento durante la sfilata dei popoli giunti ad Agrigento per la Festa del Mandorlo in Fiore che diventa ana “liturgia” una cielo aperto, dove la concordia tra le nazioni rispecchia quell’armonia universale celebrata per secoli dagli affreschi medievali della Cattedrale di Agrigento custoditi oggi nel Museo diocesano.

Carmelo Petrone