Inaugurata “Trame”, l’Officina sociale di Caritas Agrigento

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Il Vicario don Giuseppe Cumbo benedice la sede di "Trame"

Agrigento, giovedì 21 ottobre 2021, piazza Municipio, ore 17:15. Avevo appena guardato l’orologio quando mi incontra l’amico Gerlando (nome di fantasia): “Ciao don Carmè chi si dici? Che fai di bello? Ti posso offrire un caffè?”
Grazie Gerlà – rispondo col fiatone che spezza la voce – accetterei volentieri ma vado di corsa ad un appuntamento e temo di arrivare in ritardo alla inaugurazione. “Inaugurazione?” chiede Gerlando, “E unni?” In via Atenea Gerlà. L’amico, sincronizza il suo passo sul mio, mi guarda e, meravigliato, chiede: “E chi è questo coraggioso ca, cu i tempi ca currinu, apre un negozio in via Atenea?” Gerlà, si inaugura “Trame”, la sartoria sociale di Caritas diocesana”.
“U capivuuu… vi mittistivu a fari puru i commercianti?

E chi si vinni? Posso venire con te sono curioso?” Certo Gerlà! Lo prendo sottobraccio e,  nel breve tratto che ci separa dal numero civico 301 della via Atenea, provo a spiegare quello che andremo a fare. Vedi caro Gerlando, quello che si inaugura, non è un negozio nel senso comune del termine dove uno va, sceglie un prodotto che gli piace e lo compra. “E chi è allura? Una esposizione? Un circulu? Chiede. “No Giurlà! Si chiama “Trame” ed è un’officina sociale dove le storie di uomini e donne si intrecceranno per dare vita ad un tessuto particolare, ricco di senso e umanità. Gerlando (mi guarda un tantino esitante e chiede di sapere di più. È un’Opera Segno di Caritas Diocesana Agrigento – spiego – quell’insieme di iniziative, servizi, strutture e progetti, gestiti da operatori e volontari, che costituiscono la risposta della comunità cristiana ai vari bisogni rilevati nella nostra città. Nel posto dove stiamo per andare – caro Gerlando – si tenterà di valorizzare le storie di chi vi sarà coinvolto. È stato chiamato “Trame” perché vuole intessere le storie delle persone come in una trama unica. I volontari della Caritas – continuo– credono che le storie di ciascuno siano significative e preziose e che non ci sia nessuna storia che non meriti di essere conosciuta e raccontata.
“E cu ci travaglia? Sono impiegati della Caritas?”
Non proprio Gerlà. Sarà gestita dagli operatori e dai volontari di Caritas Diocesana. Ma vuole essere anche uno spazio di formazione, in cui fare esperienza di inter–cultura, educazione alla mondialità. In questo spazio ci sarà, anche, la nuova sede dello “Sportello di Orientamento al Volontariato” e sempre lì verranno proposti gli appuntamenti della Biblioteca vivente, i cui libri umani potranno raccontarsi e consegnarsi a giovani lettori…
“Si,don Carmè! Tutti cosi belli e interessanti – continua Gerlando – ma cu paga?”
Gerlà, ti ricordi l’altro giorno quando mi parlavi dei migranti che si trovano ad Agrigento e mi dicevi che non era giusto ospitarli senza porre in atto azioni per includerli nella nostra città? “Si, mi ricordu don Carmè! Ti dicivo pure ca sti pirsuni hanno bisognu di essiri aiutati a capiri la nostra società, la nostra cultura, li nostri usanzi… Cosi comu nantri – continua – avemmu bisognu di capiri cu sunnu, picchì scapparu di la loru casa e vinniru a casa nostra. Ma lu sannu – continua Gerlando – unni si trovanu? Già nantri avemmu li nostri problemi… Chissi pirsuni – caro don Carmelo – hannu bisognu puru di qualcunu ca li aiuta e non solo dannuci un pezzu di pani, scarpi, vistita e un lettu… Hanno bisognu, di canusciri bonu la nostra lingua, le nostre regole di vita sociale, ma puru cu li aiuta a spidugliari li ncartamenti burocatici ni li uffici pubblici. Già unu di nantri o li nostri anziani – mischineddri – certi voti li fannu firriari comu trottuli da un ufficio all’altro, da un dirigente all’altro… Hanno bisognu di qualcuno ca ci insegna a scriviri e parlari la nostra lingua; di un lavoru dignitoso.  Qui, Gerlando si blocca un attimo, pensando ai tanti suoi amici di infanzia partiti da Agrigento col trolley e il pc e una laurea in tasca in cerca di un lavoro dignitoso altrove. Ma comu si fa,  quannu li nostri giovani scappanu picchì in sta terra nun c’è nenti? È un fiume in piena Gerlando, anche perché vive sulla propria pelle – abitando nel centro storico della città – i problemi legati all’inclusione sociale dei non pochi migranti che abitano le case fatiscenti del Centro, molte volte in condizioni non dignitose. L’iniziativa – spiego – è finanziata con i fondi dell’8xmille e all’interno del progetto “Hold”, un progetto che mira, proprio, a favorire l’inclusione sociale di migranti residenti sul territorio agrigentino.
Arriviamo all’officina, sulla soglia già c’è della gente. Prima della benedizione dei locali,  tenuta dal Vicario generale, don Giuseppe Cumbo, diamo una sbirciatina veloce  dentro. Gerlando guarda gli spazi, le macchine da cucire, il “salotto”, i tessuti colorati; legge la frase stampata sul muro del laboratorio, tratta dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata del Creato del 2020: “Abbiamo spezzato i legami che ci univano al Creatore, agli altri esseri umani e al resto del creato. Abbiamo bisogno di risanare queste relazioni danneggiate, che sono essenziali per sostenere noi stessi e l’intero tessuto della vita”. Intuisce, mi guarda ed sclama: “Mi piace don Carmè!Troppo bellissimo è”.

Con la benedizione e l’immancabile taglio della torta condivisa con i volontari e alcuni ospiti, inizia questa nuova avventura. L’auspicio finale del direttore di Caritas è che in questo spazio – oltre alle finalità proprie del  progetto – si possano innescare percorsi che diano, anche, ai nostri artigiani, in questo spazio aperto a tutti, la possibilità di tessere nuove relazioni e opportunità.

Buona “tessitura” amici, con i fili e i colori dell’umanità che include e non esclude nessuno, perché ognuno è un filo di  “Trama” del tessuto.

Nel video il saluto del direttore di Caritas Valerio Landri

Fotogallery della Inaugurazione di “Trame”

 

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