Il Nunzio Apostolico in Italia imporrà il pallio all’arcivescovo, Alessandro

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Mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo di Agrigento (foto C.P.)

Con una nota pubblicata nel sito dellArcidiocesi (vedi) il vicario generale don Giuseppe Cumbo ha comunicato che il prossimo 5 settembre il Nunzio Apostolico in Italia mons. Emil Paul Tscherrig imporrà nomine Summi Pontificis il pallio allarcivescovo, mons. Alessandro Damiano.  La Celebrazione Eucaristica con il rito di imposizione del pallio avrà luogo in Cattedrale alle ore 19.00.

La scelta della data non è casuale. Il 5 settembre si celebrano i primi vespri della solennità della Dedicazione della Basilica Cattedrale ed è anche il giorno in cui la Chiesa Agrigentina si stringerà attorno al suo pastore nel primo anniversario di ordinazione episcopale. Sarà una celebrazione che la comunità dei credenti è inviata a vivere allinsegna della comunione. Il pallio e la presenza del Nunzio Apostolico metteranno in evidenza  la comunione con il Papa; il ricordo della dedicazione della Cattedrale la comunione con il vescovo e lEucaristia lidentità e la missione del comunità ecclesiale. A breve – conclude il vicario generale – saranno comunicate le note logistiche per la partecipazione.

Il Pallio segno del Pastore che da la vita per il gregge

Il pallio,  che sarà consegnato a mons. Damiano,  è stato benedetto da Papa Francesco, nella Basilisa di San Pietro,  il 29 giugno u.s. per la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo.  “Pietro e Paolo sono liberi – ha detto il papa nell’omelia – solo perché sono stati liberati…”Pietro, il pescatore di Galilea, è stato anzitutto liberato dal senso di inadeguatezza e dall’amarezza del fallimento, e questo è avvenuto grazie all’amore incondizionato di Gesù”, ha proseguito Francesco: “Lo ha incoraggiato a non arrendersi, a gettare ancora le reti in mare, a camminare sulle acque, a guardare con coraggio alla propria debolezza, a seguirlo sulla via della Croce, a dare la vita per i fratelli, a pascere le sue pecore. Così lo ha liberato dalla paura, dai calcoli basati sulle sole sicurezze umane, dalle preoccupazioni mondane, infondendogli il coraggio di rischiare tutto e la gioia di sentirsi pescatore di uomini”. Anche Paolo “ha sperimentato la liberazione da parte di Cristo”: “È stato liberato dalla schiavitù più opprimente, quella del suo io, e da Saulo, nome del primo re di Israele, è diventato Paolo, che significa ‘piccolo’. È stato liberato anche dallo zelo religioso che lo aveva reso accanito nel sostenere le tradizioni ricevute e violento nel perseguitare i cristiani. È stato liberato. L’osservanza formale della religione e la difesa a spada tratta della tradizione, invece che aprirlo all’amore di Dio e dei fratelli, lo avevano irrigidito: era un fondamentalista”.

“Questo segno di unità (il pallio n.d.r.) – ha concluso il Papa –  con Pietro ricorda la missione del pastore che dà la vita per il gregge. È donando la vita che il Pastore, liberato da sé, diventa strumento di liberazione per i fratelli… Preghiamo per voi, per i Pastori, per la Chiesa, per tutti noi: perché, liberati da Cristo, possiamo essere apostoli di liberazione nel mondo intero”.

(Leggi qui  il testo dell’omelia del Papa)

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