Caltabellotta e la sua Regina: verso l’Incoronazione della Madonna dei Miracoli

1858

In occasione della solenne Incoronazione Canonica programmata per il 24 aprile 2026, la comunità di Caltabellotta si appresta a vivere un momento di vita ecclesiale grande intensità spirituale che affonda le sue radici in una devozione secolare. Don Giuseppe Colli, parroco arciprete del comune, ripercorre per il settimanale diocesano, i tratti di questo legame indissolubile che unisce il popolo alla sua Patrona, Maria SS. dei Miracoli, e al SS. Crocifisso. Per don Colli, si tratta di una storia in cui la spiritualità si intreccia con la vita quotidiana, superando le antiche origini pagane di Triokala per abbracciare, fin dai tempi della predicazione di San Pellegrino, la luce del Vangelo e il filiale affidamento alla Madre Celeste.
L’origine del simulacro è ammantata di prodigio e risale al 1546. La tradizione narra che tutto ebbe inizio ai piedi della rupe Gogala, dove un albero di fico attirò l’attenzione del proprietario per i misteriosi movimenti del suo tronco; ispirato da tale evento, l’uomo decise di ricavarne una statua della Vergine. L’artista incaricato, dopo averla scolpita e colorata, la lasciò all’aperto per l’asciugatura. Un improvviso e violento temporale minacciò di rovinare l’opera, ma al suo ritorno l’artigiano trovò il simulacro miracolosamente intatto e perfettamente asciutto. Recentemente, la struttura cinquecentesca è stata recuperata grazie a un accurato restauro conservativo condotto dal prof. Franco Fazzio sotto l’egida della Soprintendenza, in collaborazione con l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Agrigento , rimuovendo gli strati di cartapesta novecenteschi ma preservando per il volto della Vergine i delicati lineamenti assunti nella seconda metà dell’Ottocento, ormai cari ai fedeli.
Il culto – prosegue don Giuseppe – è cresciuto nel tempo attraverso titoli che riflettono le grazie concesse, come quello di Patrona e Protettrice, ufficializzato il 22 aprile 1601 dopo che la Vergine preservò il paese da una devastante epidemia di colera. Nota anche come “Madonna dell’Acqua”, è stata storicamente invocata nei periodi di siccità con processioni penitenziali verso la contrada Giubbu. In ringraziamento per una grazia ricevuta, dal 1957 è stata istituita la festa del 25 marzo, detta popolarmente “festa di li fimmini” perché organizzata dalle donne. Un tempo definita anche “Madonna degli Ammalati”, la statua veniva portata direttamente nelle case degli infermi; si narra inoltre che dei forestieri tentarono di rubarla, ma giunti nei pressi della caserma dei Carabinieri la statua divenne così pesante da costringerli all’abbandono.
Il rapporto tra i caltabellottesi e la Madonna si manifesta in promesse di grande sacrificio, come i viaggi a piedi scalzi. Un esempio fulgido di questa fede è quanto accaduto nel 1935, quando l’intero tesoro aureo fu consegnato al governo per necessità belliche: in soli trent’anni, la generosità del popolo e degli emigrati ha permesso di ricreare interamente quel patrimonio. Proprio gli emigrati, legati a filo doppio alla loro terra, sono tra i maggiori sostenitori della festa, tanto che dal 1981 le celebrazioni principali si svolgono in estate per permettere la loro partecipazione.
Il cuore di questa devozione – ci dice don Colli – resta la Chiesa di S. Agostino, dove la Vergine è venerata insieme all’antico SS. Crocifisso, un tempo noto come Crocifisso di Valverde. In questo tempio, arricchito dal gruppo scultoreo della Deposizione di Antonino Ferraro, riposa anche l’agostiniano padre Paolo Rizzuti, morto in fama di santità nel 1847. I festeggiamenti culminano nella spettacolare vestizione con il manto d’oro, nell’Incontro tra il divino e l’umano e nella maestosa processione con i portatori a spalla nuda, i fedeli scalzi e le tradizionali soste per il bacio alle sacre immagini. Oggi – conclude – mentre ci prepariamo a porre una nuova corona sul capo della nostra amata Madonna dei Miracoli, celebriamo non solo un rito, ma l’anima stessa di Caltabellotta, che da secoli trova sotto il Suo manto rifugio, speranza e salvezza.

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