In morte del decano dei presbiteri agrigentini, padre Antonino Amodeo

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Cosi ci piace aprire una breve sintesi su quanto abbiamo ascoltato i numerosi presbiteri e laici in Chiesa Madre a Ribera, il 30 luglio 2024, in occasione dei solenni funerali di padre Antonino Amodeo che ha concluso il suo pellegrinaggio terreno il 27 luglio u.s. all’età di 98 anni e 72 di ministero presbiterale. (vedi qui)

L’Arcivescovo Alessandro, che ha presieduto il rito delle esequie ha ricordato con l’immagine del “canale di Grazia” il grande valore del ministero ordinato nella comunità Cristiana. I presenti ci siamo tutti ritrovati nel lungo excursus di vita tracciato dall’ amico di sempre l’onorevole Calogero Mannino che del Canonico Antonio Amodeo conosceva bene tutto il percorso durante i lunghi 72 anni di ministero. Si è notato da una parte che il popolo riberese ben rappresentato nonostante le torride temperature di una mattinata fra le più infuocate di fine luglio, ha mostrato grande interesse per i richiami alla storia che dall’ ormal lontano 1956 ha portato don Antonio dal Carmine di Sciacca alla giovane parrocchia di Santa Teresa in mezzo a tante famiglie di giovani contadini e braccianti in attesa di riscatto sociale e di maggiori diritti e risultati.  In quel contesto fatto anche di guerre ideologiche serrate si colloca il significativo pluriennale mandato di padre Amodeo attentissimo ai problemi sociali fino a diventare assistente spirituale delle ACLI in diocesi. Il suo impegno, ben tratteggiato nell’elogio funebre, spaziò da una solida formazione spirituale ad una qualificata voglia di aggiornamento che raccogliesse le istanze di rinnovamento del post concilio senza mai cadere negli errori ma sempre animato da spirito ecclesiale e virtù di obbedienza ai Vescovi che si sono succeduti negli anni fino a svolgere il delicato compito di Vicario Foraneo. Quello che è emerso è la figura di prete di trincea fino all’ultimo capace di rigenerarsi e di resilienza che dopo aver lasciato la sua amata parrocchia nel 2010 seppe vivere fino all’era covid un altra e nuova stagione nel nuovo incarico come rettore della Chiesa di San Pellegrino ove molto si è fatto apprezzare per le doti di confessore e per la capacità di farsi aiutare e guidare nei normali rallentamenti della vita avendo poi raggiunto e superato la soglia dei 90 e oltre.

Ci sembra giusto averlo ricordato anche fra le pagine del nostro settimanale ben sapendo che poche righe non possono esaurire una tale ricchezza di percorsi e risorse ma ci danno però la possibilità di intuire come in tanti nostri presbiteri che forse non abbiamo avuto più il tempo di visitare c’è un grande patrimonio che come un seme fecondo ha tanta ricchezza da comunicare. Così un decano ci ha lasciato un altro si aggiunge ad una chiesa che non smette di essere una Sposa e Madre feconda di figli.

Salvatore Raso

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