Avvento: mons. Damiano, “trasformare i ‘segni dei tempi’ in ‘segni di speranza’”

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“Il Giubileo, posto nel segno della speranza, è l’opportunità ridata alla Chiesa di accogliere nuovamente la vita eterna e rimetterla in circolo fra le sue membra, è l’occasione per rendere nuovamente umani e sempre più vivibili tutti quegli spazi dell’esistenza personale e comunitaria che abbiamo privato della speranza cristiana e riempito di illusioni che ci ostiniamo a chiamare, solo impropriamente, speranza”.

È quanto scrive l’Arcivescovo Alessandro Damiano , nel suo messaggio per l’Avvento 2024 alla Chiesa agrigentina, in cui pone l’accento sull’imminente Giubileo.

Il messaggio è stato reso pubblico, sabato 30 novembre, nella Chiesa S.Angelo di Licata in occasione della  Veglia di Avvento, con le comunità di Licata e di Palma di Montechiaro che ha dato inizio alla visita pastorale nella forania di Licata (qui)

Un momento della veglia

“A nulla serve il Giubileo – scrive mons. Damiano – , se attraversiamo le porte sante delle Chiese, ma schiviamo quelle — non meno sante — della vita. Per orientare e sostenere il cammino l’Anno Santo dovra? quindi rimetterci in cammino – annota l’arcivescovo -. Il pellegrinaggio ci ricorderà l’urgenza — insieme alla bellezza e alla fatica — di questo dovere a cui non ci possiamo sottrarre. Ma, se i cammini giubilari seguono percorsi prestabiliti, quelli pastorali — e soprattutto quelli esistenziali — richiedono un discernimento da compiere personalmente e comunitariamente secondo le istanze della restituzione e della ricomposizione che il Giubileo, nella Sacra Scrittura come nella vita della Chiesa, comporta ed esige”.

Punti fermi da cui ripartire, per mons. Damiano, sono “restituire a noi stessi la percezione di essere abitati dallo Spirito Santo, che ci metta nelle condizioni di accogliere e vivere la vita nuova; restituire a Dio il volto di Padre misericordioso, che soppianti quello più comunemente diffuso di giudice implacabile; restituire al Vangelo il suo vero contenuto, che riesca a scuoterci e a metterci seriamente in discussione; restituire a ogni persona la dignità umana, che spesso siamo portati a negare e offendere; restituire alla comunità cristiana la concretezza di un cristianesimo vissuto, che la preservi dal rischio di un cattolicesimo convenzionale e formale. Invito tutte le comunita? locali — e in particolare, al loro interno, i parroci e i consigli pastorali, quali organismi di partecipazione e di corresponsabilità , insieme alle aggregazioni laicali e alle varie espressioni della vita religiosa — a trovare spazi di confronto per chiederci come stiamo vivendo e annunciando tutto questo e come il Giubileo possa aiutarci a orientare in tale direzione il nostro cammino ecclesiale”. L’Arcivescovo invita “tutti a metterci seriamente in questione su come stiamo contribuendo — ciascuno nel proprio stato e nella propria condizione — a trasformare i ‘segni dei tempi’ in ‘segni di speranza’”. Nel messaggio l’arcivescovo annuncia, infine, l’apertura del Giubileo in diocesi il prossimo 29 dicembre                                                                                             (DR) 

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