Gli Insegnanti di religione cattolica (IRC) dell’Arcidiocesi di Agrigento, il 30 giugno e il primo luglio terranno il loro corso di formazione sul tema: “Il Mondo Capovolto: la forza del Vangelo in un mondo che cambia”. A tenere il corso sarà don Giulio Albanese che, come si legge nella brochure di presentazione, guiderà i docenti dell’Arcidiocesi e provincia di Agrigento in una “riflessione sul Mondo Capovolto e sulla necessità di scoprire la nostra missione evangelizzatrice e i segni dei tempi che infondono speranza sui destini della Chiesa e dell’umanità”.
Il tema mi ha richiamato alla memoria un testo di don Giulio “Il mondo capovolto. I missionari e l’altra informazione” (ed. Einaudi, 2003) nel quale il missionario-giornalista racconta la sua Africa e annota: “Se è vero che viviamo in un ‘villaggio globale’ dovremmo ricevere notizie da tutti gli angoli del pianeta. Invece conosciamo la più minuta cronaca rosa di casa nostra ma ignoriamo le tragedie di interi popoli” come la guerriglia e il traffico di diamanti in Sierra Leone, il sacrificio di Padre Raffaele e il rapimento dei bambini in Uganda, ma anche il festival del cinema africano o il coraggio della suora Lilli.” Insomma, i missionari che con le loro comunità, spesso in territorio dove sono minoranza, incarnano la logica delle Beatitudini, del mondo capovolto di Dio.
Temi cari a don Giulio per il suo impegno di missionario comboniano ma anche di giornalista a cui ha dedicato diversi saggi che nascono dalla sua pluriennale esperienza missionaria. È tra i maggiori esperti italiani di questioni africane, ha diretto il New People Media Centre di Nairobi e fondato nel 1997 la Missionary Service News Agency, successivamente divenuta Missionary International Service News Agency (Misna), nonché collaborato con numerose testate giornalistiche, in particolare per i temi legati all’Africa e al Sud del mondo, come Avvenire, Limes, Nigrizia, Città Nuova, Messaggero di Sant’Antonio, Italia – Caritas, Radio Vaticana, Radio Svizzera, Radio Rai, Osservatore Romano. È stato docente alla Pontificia Università Gregoriana ed ha diretto le riviste missionarie delle Pontificie Opere Missionarie PP.OO.MM. – Missio Italia, Popoli e Missione e Il Ponte d’Oro. Nel febbraio del 2024 papa Francesco lo ha nominato membro del Consiglio della Sezione per i rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Segreteria di Stato. Attualmente è editorialista di Avvenire e dell’Osservatore Romano.
A lui ci lega un rapporto di amicizia particolare che risale agli anni di formazione in Seminario ma anche perché è stato nostro ospite in occasione di altre iniziative promosse dall’Arcidiocesi di Agrigento (qui) ed oggi, nella qualità di direttore dell’Ufficio per le comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma è uno dei collaboratori più stretti e del card. Baldo Reina.
Su “Roma sette”, il settimanale della diocesi di Roma, nel presentare il suo ultimo libro “Afriche, inferno e paradiso”, edito da Libreria Editrice Vaticana con la prefazione del cardinale Francesco Montenegro , Roberta Pumpo scrive: “Con l’Africa nel cuore, anzi le Afriche, perché si tratta di un continente tre volte più grande dell’Europa. Un continente erroneamente ritenuto povero ma in realtà depredato delle sue risorse naturali e sottostimato per la sua ricchezza e vivacità culturale. Un continente del quale l’Europa si ritiene benefattore ma del quale in un futuro molto prossimo potrebbe dipendere, considerando che l’età media lì è di 20 anni”.

“Il volume – si legge invece sul sito di caritas-roma, dove è stato presentato, il 18 giugno, presso la Cittadella della Carità “Santa Giacinta” – mette in risalto che le Afriche non sono povere «ma impoverite», ha detto l’autore…. Riferendosi al piano Mattei ha spiegato che «se l’Italia vuole aiutare le Afriche», in qualità di missionario può solo esserne «felice», così come lo è «se il business delle aziende italiane viene fatto nel rispetto delle regole». Padre Giulio però auspica che «il governo italiano e l’Europa adottino un atteggiamento diverso nell’affrontare e risolvere le questioni sistematiche e strutturali, altrimenti si procrastineranno i problemi. Bisogna essere corresponsabili e non guardare alle Afriche con logica paternalistica. Gli aiuti servono ma la sfida è l’informazione, prima forma di solidarietà».
Peccato non avere condiviso la presenza di don Giulio Albanese nella nostra Arcidiocesi; poteva essere, a mio avviso, occasione propizia per offrire al territorio e alla nostra chiesa, ma anche al mondo della scuola e dell’università, non solo agli insegnanti di religione cattolica, o a questi, in dialogo, secondo l’auspicato “lavoro di rete, con tutti coloro che hanno a cuore l’educazione integrale delle nuove generazioni”, un momento di riflessione altro rispetto al corso di formazione per gli insegnanti di religione (che ha finalità specifiche e proprie) come la presentazione del nuovo testo di don Giulio, ad Agrigento, città che, con l’isola di Lampedusa e Linosa, è avamposto della Chiesa Italiana ed Europea nell’accoglienza delle persone migranti; “territorio cerniera” tra il continente africano e quello europeo.
Un evento che poteva inserirsi anche, come contributo specifico (ci spero ancora!) tra le iniziative di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025. A tal proposito vale la pena ricordare che anche il titolo di Capitale della Cultura 2025 la città di Agrigento lo condivide con la maggiore delle Pelagie e non è fuori luogo in questa sede richiamare alla memoria (qualcuno che ha compiti dirigenziali e decisionali sembra averlo dimenticato!) quanto si legge nelle motivazioni della giuria ministeriale che ha designato Agrigento Capitale italiana della cultura 2025: “Agrigento – vi si legge – assume come centro del proprio dossier di candidatura la relazione fra l’individuo, il prossimo e la natura, coinvolgendo l’isola di Lampedusa e i comuni della provincia e ponendo come fulcro il tema dell’accoglienza e della mobilità. Il progetto risponde in modo organico all’obiettivo di presentare a un pubblico vasto un programma di grande interesse a livello territoriale, ma anche nazionale e internazionale”. (leggi qui)

















