Neet, Agrigento è sesta in Italia, Palma prima in provincia

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Come ogni anno, in occasione della Giornata mondiale delle competenze dei giovani, sono stati resi noti i dati sui cosiddetti Neet, ovvero ragazze e ragazzi che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi di formazione. Illuminante, al riguardo, un recentissimo report di Openpolis. Nonostante il calo nell’ultimo decennio, l’Italia resta, nel contesto europeo, uno dei Paesi con più Neet: nel 2024 nella fascia 15-29 anni sono stati il 15,2%. Una quota superiore rispetto alla media europea (11%) e molto distante dall’obiettivo Ue per il 2030: scendere al di sotto del 9%.

Ma quel che preoccupa maggiormente sono i dati riscontrati a livello locale: Agrigento 31,7%; Aragona 25,7%; Cammarata 33,8%; Campobello di Licata 30,8%; Canicattì 37,6%; Casteltermini 34,3%; Favara 31,4%; Grotte 31%; Lampedusa e Linosa 28,2%; Licata 35%; Menfi 36,5%; Naro 37,2%; Palma di Montechiaro 38,7%; Porto Empedocle 36,3%; Racalmuto 33,5%; Raffadali 30,5%; Ravanusa 37,8%; Ribera 32,3%; Sambuca di Sicilia 31,6%; San Giovanni Gemini 32,3%; Santa Margherita di Belice 31,8% e Sciacca 29,6%.

Nella “top ten” nazionale dei capoluoghi di provincia, la Città dei templi figura al sesto posto dietro a Catania (42,0%), Palermo (39,8%), Napoli (37,3%), Messina (33,7%) e Caltanissetta (32,1%) e precede Trapani (31,6%), Siracusa (31,5%), Frosinone (30,5%) ed Enna (30,4%).

Numeri che dovrebbero far riflettere. Il fatto che una parte non irrilevante della popolazione giovanile resti esclusa dai percorsi di istruzione, formazione e dal mondo del lavoro rappresenta un vero e proprio problema sociale.

«I divari educativi presenti nel Paese – si legge nel rapporto di Openpolis – possono incidere sulla futura condizione di Neet da due punti di vista, spesso sovrapposti. In primo luogo, un basso livello di istruzione, o comunque il raggiungimento di un titolo che non corrisponde alle competenze effettive, spesso comporta il non trovare sbocchi né all’interno del sistema educativo, ad esempio con l’accesso all’istruzione terziaria, né in quello occupazionale. Dall’altro della capacità del sistema di istruzione di formare adeguatamente anche chi conclude la scuola secondaria di secondo grado. Spesso, infatti, i giovani non sono supportati a sufficienza nella scelta del loro percorso scolastico. In questo senso, va valutato l’altro fattore chiave. Ovvero le difficoltà di scelta nei percorsi educativi e le possibilità di orientamento in questo senso».

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