A Racalmuto, Sbampà la festa! Le parole di don Carmelo La Magra

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(fotodalla pagina Facebook di don Carmelo La Magra)

Sbampà la festa! A Racalmuto le celebrazioni in onore di Maria Santissima del Monte Un

Immagine della Madonna del Monte di Racalmuto

momento di comunità vera, in risposta alle polemiche che hanno preceduto l’inizio dei festeggiamenti. Martina Sardo ha sentito il parroco di Racalmuto, don Carmelo La Magra.

Sbampa o non sbampa? La comunità racalmutese ha dovuto attendere fino all’ultimo minuto per sapere se, dopo due anni di fermo a causa della pandemia, la festa in onore di Maria SS del Monte, la compatrona che il ‘Paese della ragione’ celebra dal 1503, avrebbe potuto tenersi ed eventualmente come. Qualche giorno prima dell’inizio dei festeggiamenti, previsti come di consueto per la seconda settimana di luglio, la questura di Agrigento ha imposto nuove norme di sicurezza, che avrebbero compromesso il tradizionale svolgimento della manifestazione.

La presa del ‘Cero dei Borgesi’ – la competizione per la conquista della bandiera, posta all’apice della storica struttura cilindrica in legno, in devoto omaggio alla Madonna – e le ‘prumissioni’ – le promesse dei fedeli che, per grazia ricevuta, nella domenica di festa, salgono a cavallo la scalinata del Santuario e fanno ingresso in Chiesa, tra la commozione di tutta la comunità – non si sarebbero perciò tenute per come si sono sempre svolte. Alla fine, la festa è “sbampata”, ma per le polemiche e le emozioni che l’hanno accompagnata, a Racalmuto, è già storia.

Temendo di essere defraudata di alcuni dei momenti costitutivi dei festeggiamenti, la comunità racalmutese ha infatti manifestato il suo disappunto e il suo dissenso a salvaguardia di una tradizione che ama profondamente e che rappresenta la sua stessa identità. “A fronte delle limitazioni inizialmente imposte dalla questura, il popolo racalmutese si è impegnato in una protesta pacifica”, dice don Carmelo La Magra, parroco di Racalmuto dallo scorso ottobre, che ha vissuto la sua prima festa patronale in mezzo alla comunità. “Una restrizione sulla sicurezza avrebbe messo fine per sempre al tradizionale svolgimento della festa più amata dai racalmutesi. Per questo, nei giorni immediatamente precedenti all’inizio dei festeggiamenti, la gente si è incontrata spontaneamente davanti la Chiesa del Monte per esporre le proprie richieste e, una sera, anche per pregare la Madonna, che è sempre stata riconosciuta come l’unica vera protagonista”.

A quel punto, tutte le autorità civili e religiose, assieme ai rappresentanti delle associazioni coinvolte nell’organizzazione delle celebrazioni, si sono recate nuovamente in questura per chiedere un riesame del piano di sicurezza. Alcune delle limitazioni sono cadute, la festa si è “salvata”, ad eccezione però delle “promesse” da parte dei minorenni, che non avrebbero potuto salire sui cavalli, e della presa del cero, che avrebbe dovuto sfilare ristretto da una barriera di legno e senza competizione.

“Nella prima giornata di festa, il venerdì sera, il popolo racalmutese si è rifiutato di far salire i cavalli dalla scalinata”, racconta don Carmelo, “le tensioni si sono smorzate il mattino seguente quando il questore ha autorizzato anche la presenza di minori sui cavalli. Le promesse si sarebbero svolte così per come la gente le ha sempre vissute, con la partecipazione dei bambini e dei minori che, anzi, ne sono spesso i protagonisti”. Le promesse sono il cuore pulsante dei festeggiamenti in onore della Madonna del Monte, alle quali i racalmutesi non avrebbero potuto rinunciare, a riprova del fatto che, nelle prove della vita e nei momenti di difficoltà, quando si è assediati dalla paura e dall’incertezza del futuro, è Maria il rifugio sicuro.

Quanto alla presa del “Cilio”, che non è stata invece autorizzata, i racalmutesi si son rifiutati di creare il precedente di una tradizione deturpata, scegliendo di spogliare il cero delle bandiere e di sfilare in corteo fino ai piedi della Madonna. Il tutto alla presenza del Vescovo, Mons. Alessandro Damiano. “Il Vescovo è stato vicino alla comunità racalmutese sin dai primi momenti in cui è sorta la problematica” – dice don Carmelo – “Il sabato, durante il giro dei ceri, a sorpresa ha fatto visita ai racalmutesi, che si sono sentiti consolati, incoraggiati e sostenuti dal proprio vescovo, e per mezzo di lui, da tutta la comunità ecclesiale”. Quella che i racalmutesi hanno vissuto è stata una festa di “presenza”, di tutti e per tutti, che ha portato a una vittoria della comunità, “non perché si è ottenuto qualcosa in particolare, ma perché in un momento impegnativo, la comunità è rimasta unita, si è innamorata di nuovo delle cose belle della tradizione racalmutese, ha mostrato molto rispetto ed educazione”. L’augurio per gli anni a venire è che non si metta in discussione il valore e la bellezza di una manifestazione storica, religiosa, artistica, culturale che dura da secoli e che può (e deve) essere tutelata come patrimonio della gente, del popolo racalmutese e dell’umanità intera. “La Festa del Monte, a suo modo, ha un ché di unico e speciale che non fa altro che rendere plasticamente visibile qualcosa che è interiore e profondo, l’amore dei racalmutesi verso la Madonna. E l’amore, si sa, non è che non voglia rispettare le regole: le regole non le vede proprio”.