Aica o la madre di tutte le polemiche

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Casteltermini, cittadini bruciano le bollette di Girgenti Acque

A guardare quello che sta accadendo in questi ultimi mesi sembra di essere tornati ai tempi in cui la gestione del servizio idrico era affidata a Girgenti Acque. In quegli anni, l’allora amministratore delegato, Giuseppe Giuffrida, era quasi quotidianamente su tutte le pagine dei giornali per il suo modo di approcciarsi, un po’ alla “marchese del Grillo”, con sindaci, utenza e stampa. Eravamo tutti un po’ neofiti, non conoscevamo bene cosa significasse “gestione del servizio idrico integrato” secondo le disposizioni della legge Galli, non sapevamo cosa aspettarci dal gestore privato, ma già all’orizzonte, tra sindaci ribelli e sindaci miopi, capimmo che non sarebbe stato rose e fiori ma bensì lacrime e sangue. Erano gli anni in cui, questa testata, con coraggio e sempre senza cedere a ricatti e intimidazioni, ebbe modo di raccontare “L’arroganza del forte” che non permetteva un confronto ad armi pari e l’inadeguatezza dei componenti dell’Ati che di tutto sembravano accorgersi tranne di quello che stava accadendo. Erano gli anni in cui i cittadini bruciavano in piazza, le bollette idriche, chi non ricorda la piazza di Casteltermini con la gente con la bolletta fumante alla mano? Erano i tempi in cui nessuno era in grado, tra i primi cittadini, di far comprendere che l’acqua è sì un bene essenziale ma che ha un costo che qualcuno deve pagare e che non era più possibile “spalmare” sulla fiscalità generale. Sono gli anni in cui parte la concessione quarantennale a Siciliacque, gestore unico delle acque siciliane, dopo il fallimento della gestione Eas, di cui paghiamo ancora i debiti. Tanta acqua è passata sotto i ponti e si è persa nelle mille perdite idriche delle reti fatiscenti della provincia agrigentina ma, molte situazioni, sembrano essersi cristallizzate in una sorta di eterno dejà vu.   

Prima tra tutti il modo di approcciarsi di sindaci e del nuovo presidente del Cda di Aica con la stampa. Ogni giorno è un continuo screditare il ruolo della stampa locale. Ultimo in ordine temporale la definizione in un “comunicato” della presidente di Aica di essere “megafono di accuse infondate, arrivando persino a evocare mafia e massoneria, come si legge in alcuni articoli pubblicati da testate giornalistiche”. Sempre la presidente di Aica, nel verbale della seduta del cda n.9 del 18/08/2025, “esprime preliminarmente il proprio rammarico per la divulgazione, da parte degli organi di stampa, di alcuni documenti aziendali riservati”. Ma anche i sindaci dell’Assemblea dei soci di Aica sembrano pensarla allo stesso identico modo. Basta dare un’occhiata ad alcuni verbali, come ad esempio quello di nomina dei componenti del Cda di Aica, per leggere un continuo riferimento agli organi di stampa che divulgano notizie errate o che “screditano l’operato dei sindaci” o che “divulgano notizie interne all’Assemblea”.

È bene precisare ai sindaci che se vogliono evitare che qualcuno di loro, parlando con i giornalisti racconti cose diverse da quelle che avvengono realmente in assemblea, dovrebbero cominciare a attuare il comma 4 dell’art. 9 dello Statuto: “Le sedute dell’Assemblea sono pubbliche; fatte salve disposizioni previste dalla stessa”. Ma, sull’albo pretorio di Aica, non è mai pubblicata alcuna convocazione dell’Assemblea dei soci.

Per quale motivo i sindaci non vogliono che i cittadini e la stampa possano partecipare alle sedute?

Molto spesso ci sembra di ravvedere in molti sindaci un comportamento anti democratico, ma soprattutto un non volere rendere pubblico quello che dovrebbe esserlo. Questo celare e nascondere avrebbe un senso se partecipassero alle riunioni dell’Assemblea a titolo personale. Ma, in questo caso, i sindaci soci di Aica, partecipano alle sedute proprio in forza del loro essere rappresentanti di una cittadinanza che ha tutto il diritto di conoscere quali siano gli atti posti in essere e le decisioni prese dai loro rappresentanti. E la stampa, che da sempre dovrebbe essere “il cane da guardia del potere”, cerca di raccontare quello che accade in quelle assemblee facendo così sorgere malumori in molti sindaci o raccontando anche le versioni degli altri attori nei dibattiti che vedono coinvolti la presidente del Cda di Aica. Il contraddittorio è da sempre l’unico mezzo per creare la prova ed anche nel caso di Aica non ci si può fermare solo ai “comunicati” che ci vengono inviati dalla dott.ssa Nobile.

Nel nostro piccolo abbiamo sempre cercato di raccontare quello che accade in ogni stanza del potere e in questi 70 anni di storia abbiamo avuto un solo unico padrone: il lettore. A lui dobbiamo rispetto e soprattutto lealtà e da 70 anni cerchiamo di farlo, sempre.