Aragona, Chiesa Madre: si inaugura l’organo a canne dopo il restauro

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Giorno 18 giugno alle ore 18.30 durante la celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons Ignazio Zambito, alla quale seguirà un concerto del M. Diego Cannizzaro, sarà inaugurato l’organo a canne della Chiesa Madre in Aragona, dopo il restauro affidato alla ditta organaria Colletti di Chiusa Sclafani. Quello della chiesa Madre è l’unico organo esistente e funzionante ad Aragona, a fronte di un patrimonio organario, di notevole valore, ormai andato irrimediabilmente perduto.

Poco conosciamo sull’organo storico che esisteva in Chiesa madre. Gli archivi parrocchiali ce ne danno notizia fin dall’anno 1711. Null’altro sulle caratteristiche, disposizione fonica etc. Posto su una cantoria, sul lato destro della navata in prossimità del transetto, a trasmissione meccanica, venne irrimediabilmente smantellato negli anni ottanta.

Soltanto nel 1992 venne costruito lo strumento attuale, che si sviluppa in due corpi strutturali: il primo, contenente i registri del grande organo nonché quelli della pedaliera, posto sulla cantoria prima occupata dallo strumento preesistente, il secondo contenete i registri dell’organo espressivo, posto in una seconda cantoria, speculare alla prima all’uopo costruita in luogo dell’antico pulpito.

Acquisiti ben tre progetti di restauro di rispettive rinomate case organarie, dopo attenta valutazione si è optato per l’intervento più radicale che conservando le caratteristiche foniche dello strumento, ne garantisse la piena e duratura funzionalità: in particolare, oltre agli opportuni interventi conservativi, è stato integralmente sostituito l’impianto di trasmissione con un moderno sistema di organ drive digitale, nonché istallata una nuova e più funzionale consolle e organizzato in modo più razionale lo spazio dei corpi fonici nelle cantorie. Si è riusciti anche a realizzare un ampliamento con un ulteriore registro da 8′ al pedale.

La fase conclusiva di intonazione e successiva accordatura hanno restituito uno strumento ben proporzionato, e coerentemente inserito nel contesto architettonico ed acustico della chiesa, dalle caratteristiche proprie di un organo ceciliano, con corposi registri di fondo, che lo rendono prevalentemente funzionale al servizio liturgico.

É certo uno strumento di piccole dimensioni di circa 1000 canne con 16 registri reali, ma con possibilità sonore che forniscono una tavolozza di colori con la quale è possibile esplorare le pagine più diverse della letteratura organistica.

La Parrocchia è riuscita a far fronte alla impegnativa opera, non tralasciando tantissime altre iniziative, esclusivamente con fondi propri reperiti grazie ad una attenta, prudente e razionale gestione delle risorse.

Perché la nostra Parrocchia si è fatta carico di tale impresa? Per il Parroco, don Angelo Chillura, promotore dell’opera, “restaurare un’opera d’arte, per la Parrocchia significa riannodare i rapporti con il passato e proiettarlo verso le generazioni future. L’organo nasce a servizio del culto e della liturgia. Nello stesso tempo, per i nostri avi, costituiva anche l’unica opportunità di fruizione musicale, prima dell’avvento della radio e della TV”.

Il recupero dell’organo rappresenta principalmente un atto di obbedienza al magistero della Chiesa, che attribuisce all’organo il ruolo di strumento per la liturgia per eccellenza: basti pensare che la costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium” al n. 120, così prescrive: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”.

Perché l’organo a canne e non il più economico elettrofono? Perché l’OGMR (Ordinamento Generale del Messale Romano) al n. 292, ci invita ad utilizzare nella liturgia segni e simboli “veri”: solo l’organo a canne ci restituisce uno suono “vero”, acustico e non sintetico, prodotto dalla vibrazione dell’aria dentro la canna. La riconsegna dell’organo alla comunità è certo un bel risultato, tuttavia rappresenta il punto di partenza di un percorso attraverso il quale acquisire maggiore consapevolezza del ruolo e della dignità della musica nella liturgia, che con la sua straordinaria potenza espressiva ed artistica si pone come “umile ancella” della Parola: soltanto se “strettamente unita all’azione liturgica” la musica diventa essa stessa liturgia, ovvero musica “santa” che celebra il Mistero (SC 112).

Giuseppe Farruggia

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