Pubblichiamo la lettera che mons. Vincenzo Bertolone SdP, ha indirizzato, idealmente, a San Francesco nell’ottocentesimo anniversario della morte, offrendo una riflessione, seguendo le tracce delle parole di Dante, su quel “matrimonio” mistico con madonna povertà che sa ancora interpellare il nostro presente.
“A’ frati suoi, sì com’ a giuste rede,
(Dante, Paradiso, XI)
Caro Francesco,
ti scrivo per i tuoi ottocento anni: moristi la sera del 3 ottobre 1226, nudo sulla nuda terra della Porziuncola. Quest’anno il 4 ottobre è di nuovo festa nazionale e cade di domenica: una festa povera anche lei.
Dante, nel canto XI del Paradiso, affida il tuo elogio non a un francescano, ma a un domenicano, Tommaso d’Aquino: in cielo ciascuno loda il santo dell’altra famiglia. Quaggiù facciamo più volentieri il contrario. Tommaso racconta la tua vita come un matrimonio. La sposa è madonna Povertà, vedova da quando Cristo morì in croce: «dove Maria rimase giuso, / ella con Cristo pianse in su la croce». Tu la risposasti. Dante aggiunge: «poscia di dì in dì l’amò più forte»: non un gesto da fotografare, ma una fedeltà quotidiana.

Temo che l’abbiamo lasciata vedova un’altra volta. Ci siamo accasati con altre signore: l’Efficienza, la Visibilità, la Sicurezza. Utili, finché restano ospiti; il guaio comincia quando prendono le chiavi di casa. Vale per le famiglie e per le parrocchie: sappiamo quanto vale un immobile e non il nome di chi dorme sotto il suo portico.
La tua povertà non era miseria imposta, ma libertà scelta per condividere. Non chiedevi ai poveri di accontentarsi; chiedevi a chi possedeva di convertirsi.
Il beato Giacomo Cusmano lo capì: a Palermo chiese alle famiglie un «boccone», non gli avanzi, ma una porzione del proprio pasto per chi non aveva pane, e chiamò i poveri «i nostri padroni». Nel 1872 fu per alcuni mesi ad Agrigento ad aiutare il vescovo Domenico Turano, suo direttore spirituale.

Bernardo da Quintavalle si scalzò e corse, e «correndo, li parve esser tardo».
Noi procediamo adagio e ci sembra di correre. Tu ci chiederesti soltanto: a casa vostra, chi siede a capotavola? Domenica ti celebreremo. Lunedì riapriranno uffici, curie e canoniche. Se il povero tornerà a bussare e gli diremo di ripassare, la festa sarà riuscita; il Vangelo, no.

















