Casteltermini: un testo ricorda don Emanuele Samaritano, apostolo dei giovani

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Incontriamo questa settimana Enzo Di Bernardo che di recente ha curato un testo (foto a destra)  su padre Emanuele Samaritano, presbitero della chiesa di Casteltermini, ritornato alla Casa del Padre dodici anni fa e  che nei lunghi anni di ministero a Casteltermini,   ha lasciato un segno indelebile, soprattutto nel cuore di tantissimi giovani dell’Oratorio don Bosco a cui lui ha dedicato la vita, facendosi compagno di strada di strada dei “suoi ragazzi,” tra questi anche Enzo che quando padre Emanuele arriva a Casteltermini, nel 1959, non era ancora nato, ma che comincia a frequentare l’oratorio all’età di cinque anni. “Da allora – ci dice – ho vissuto con padre Samaritano 40 anni della mia vita.” Il libro è stato presentato al pubblico nella parrocchia Maria Ausiliatrice di Casteltermini l’8 giugno scorso, anniversario della morte di don Emanuele.

Enzo come nasce il libro “Emanuele Samaritano”?

Nessuno mi ha chiesto di scriverlo se non la mia coscienza. E ciò è successo circa un anno e mezzo fa, subito dopo aver letto alcuni scritti di don Emanuele consegnatimi dalla sorella Assuntina, che ha interamente finanziato il testo. Si tratta della sua biografia, scritta in modo sparso durante la sua vita, almeno fino a quando le forze e le sofferenze glielo hanno consentito. Ho pertanto ritenuto di dover assemblare gli scritti ed ordinarli, creandone un libro, solo ed esclusivamente per evitare che venga disperso l’immenso patrimonio che scaturisce da un’esistenza davvero straordinaria. Ma soprattutto affinchè chiunque sappia cosa c’è dietro l’Oratorio e la chiesa intitolata a Maria SS. Ausiliatrice: tutta la vita di don Emanuele, i suoi immani sacrifici, le tortuosità, le laceranti sofferenze, le donazioni delle persone, molte delle quali povere che, per riuscire a mettere da parte qualche spicciolo per l’Oratorio e la Chiesa, hanno rinunciato anche ad un tozzo di pane in più a tavola.

So che le copie stampate già sono andate esaurite. Ne saranno stampate altre?

Si, è stata già ordinata la ristampa. Credo che nel giro di una o due settimane perverranno le nuove copie. Desidero dire che il libro non riporta alcuna cifra riguardo al costo. E’ facoltà di chi desidera averlo dare un’offerta che servirà a finanziarne le ristampe, come peraltro sta già accadendo. Chi desidererà averlo, potrà rivolgersi ad Assuntina stessa o ai parroci don Giuseppe o don Domenico, presso l’Oratorio.

Enzo, chi era don Emanuele? Raccontaci di lui… 

Era un prete dalla spiccata personalità che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia di questo paese e nella vita di chiunque l’abbia conosciuto e frequentato, per questo stiamo lavorando – l’iter burocratico sembra in dirittura d’arrivo – perché gli si dedichi una via. Sono tanti i ricordi – continua Enzo – che mi legano a don Emanuele Samaritano. Avevo appena cinque anni, come detto , quando cominciai a frequentare assiduamente la parrocchia Gesù e Maria, ed in particolare la sacrestia che per quasi mezzo secolo ha rappresentato l’epicentro di ogni attività, un terreno particolarmente fertile dove tanto è stato seminato e dove tanto è stato raccolto. Seppur di dimensioni ridotte, il locale, negli anni, ha ospitato tantissimi bambini e ragazzi che don Emanuele ha sapientemente aggregato e coinvolto con il catechismo, nella preparazione e spedizione delle tante edizioni di Vita Oratoriana (il periodico che per tanti anni ha editato n.d.r.), nell’organizzazione dei tornei di calcio che hanno interessato tutti, dai più piccoli ai più grandi. Padre Samaritano è stato per tantissimi di noi un costante punto di riferimento, determinante per la nostra crescita morale e spirituale. E’ stato un amico, un fratello, un padre saggio e pieno di premure. Ci ha guidato con il metodo della persuasione e dell’amore sempre teso a prevenire anziché reprimere. L’amorevolezza ha costituito il suo supremo principio educativo secondo il quale “non basta amare i giovani se essi non percepiscono di essere amati”. L’amore è, infatti, illusorio se non avvertito da chi ne è destinatario.

Don Emanuele ha dedicato l’intera esistenza all’Oratorio, per il quale ha lottato a denti stretti, sempre assistito, come diverse volte ha scritto in “Vita Oratoriana”, dalla Divina Provvidenza.

Si, il suo cammino  non è stato semplice, contrassegnato da difficoltà morali – ansie, paure, profondo sconforto – e materiali. Egli ha dovuto strenuamente lottare per il perseguimento di un obiettivo, l’Oratorio, al quale “il Signore ha voluto legare tutta la sua vita in maniera chiara ed indissolubile”. E’ stato aiutato dalla gente comune ed osteggiato dai potenti di turno che non hanno voluto vedere, dietro il suo continuo prodigarsi, la mano di Dio.

Enzo, di don Emanuele conservo un numero memorabile di “Vita Oratoriana”, che mi donò in copia originale durante uno dei nostri incontri, dove campeggia il titolo a caratteri cubitali:“lascia l’osso lascia”. (vedi foto sotto) L’osso da mollare era il terreno su cui oggi sorge oggi l’oratorio e la chiesa Maria Ausiliatrice Chiesa  e che alcuni volevano espropriare e  destinare ad altro. Raccontaci come è andata

Don Emanuele ha saputo energicamente imporre il proprio no a quanti hanno cercato di circuirlo – soprattutto i politici – con l’intento di sottrargli quel che serviva al compimento del progetto divino. Grazie alla sua caparbietà ed alla costante vicinanza della sua meravigliosa famiglia e dei tanti ragazzi dell’Oratorio che non l’hanno mai lasciato solo, i detrattori nulla hanno potuto portar via dall’originaria idea, prima progettata e poi realizzata. Quanti bambini e ragazzi, oggi adulti, sono stati salvati da padre Samaritano! Egli, dopo averli cercati, trovati ed individuati, li ha tolti dalla strada calamitandoli con il gioco, li ha quindi educati, difesi e cresciuti con amore e dedizione paterna. Egli diceva: “Il giardiniere solerte, che sta tutta la giornata nel suo giardino, conosce le piantine ad una ad una, le vede nascere e crescere, penetra nel segreto della loro natura, le difende, ne comprende i particolari bisogni, ne favorisce lo sviluppo”. “Bisogna conoscere i ragazzi, apprezzarli, amarli con sincerità di cuore, difenderli, avviarli ad una vita sana ed equilibrata, usando garbo e pazienza e tenendo sempre presente che essi domani svolgeranno nella società una missione certamente grande e delicata, anche se apparentemente umile e nascosta”. Nessuno di loro si è perso. Oggi ognuno di quegli ex giovani ha famiglia e l’impronta cristiana impressa in ciascun nucleo familiare rappresenta ancora una volta il segno tangibile dell’incommensurabile azione di don Emanuele. E’ stato davvero sorprendente per me, nel corso di un lungo viaggio fatto con lui, scoprire quanti amici egli ha avuto in ogni regione d’Italia, quanta gente meravigliosa che, dopo aver compreso e condiviso la sua idea, ha sempre fattivamente collaborato (con le offerte) alla realizzazione dell’Oratorio e della Chiesa, oggi interamente realizzato, che tutti possono ammirare.

Purtroppo don Emanuele, così come Mosè, a cui non è stato concesso di metter piede nella Terra Promessa, nonostante i sacrifici di un’intera esistenza, non ha potuto presenziare neanche al collocamento della prima pietra della nuova chiesa da lui intitolata a Maria SS. Ausiliatrice.

Le decisioni di Dio sono sempre misteriose, da accettare sempre e comunque. E’ forse l’esperienza più grande che l’uomo possa fare. A distanza di anni desidero ringraziare padre Samaritano per il garbo e la pazienza usata con tutti, per la sua costante vicinanza, per essere stato davvero il nostro don Bosco.

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