Domenica delle Palme, il messaggio dell’arcivescovo Francesco ai giovani

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Una Domenica delle Palme,  insolita, quella di quest’anno, che non ha visto manifestazioni pubbliche per le vie dei nostri comuni, ne’ le nostre chiese piene del Popolo di Dio; con Messe senza popolo trasmesse in streaming a Roma come ad Agrigento e nelle altre Diocesi del Paese. A Roma Papa Francesco ha cominciato la prima Settimana Santa “senza concorso di popolo” con un messaggio di speranza: “Oggi nel dramma della pandemia, di fronte a tante certezze che si sgretolano, di fronte a tante aspettative tradite, nel senso di abbandono che ci stringe il cuore, Gesù dice a ciascuno: ‘Coraggio: apri il cuore al mio amore. Sentirai la consolazione di Dio, che ti sostiene”, l’annuncio pasquale di Francesco, a commento della frase di Gesù ascoltata nel Vangelo di oggi: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Anche ad Agrigento, l’arcivescovo Francesco Montenegro, ha celebrato la S. Messa in una Cattedrale vuota e  in diretta streming sulla pagina Facebook e il  canale YouTube (vedi la registrazione della Messa) dell’Arcidiocesi di Agrigento e su Radio diocesana Concordia e  AGTV (ch 96) per permettere la partecipazione spirituale delle gente impossibilitata ad uscire di casa a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

L’Omelia – “Quest’anno il racconto della passione di Gesù – ha detto nell’omelia l’Arcivescovo –  si lega strettamente a quanto stiamo vivendo… Mi sembra – ha continuato –  che la passione di Gesù sia attuale nella via crucis di queste ultime settimane e nel calvario di tante persone e famiglie che, improvvisamente si sono trovate a guardare negli occhi la malattia e, spesso, anche la morte. Più degli altri anni, quest’anno si è creato un intreccio stretto tra la passione di Gesù e la nostra, fino al punto che possiamo leggere la sua dentro la nostra e la nostra sofferenza dentro quella di Gesù… Tutto questo genera in noi lo stesso stato d’animo di Gesù nel Getsemani e sulla croce: “L’anima mia è triste fine alla morte…Dio mio, Dio perché mi hai abbandonato?” Si, siamo spaventati, non ci sentiamo più al sicuro. Ci assalgono domande piene di paura perché potrebbe capitare a ciascuno di noi, ci sentiamo mancare il terreno sotto i piedi e diciamo con forza: “Padre, passi da me questo calice…lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. E poi c’è la solitudine. Gesù resta solo; gli amici lo abbandonano; il suo corpo passa da una mano all’altra come fosse un oggetto. Viene spogliato delle vesti; gli viene posta una corona di spine e poi appeso, quasi nudo, a una croce. La solitudine di Gesù – ha proseguito –  mi fa pensare alla solitudine causata dal virus; ci è stato chiesto di rimanere a casa; l’unica arma contro questo nemico invisibile è di evitare i contatti. È la solitudine della sofferenza che precede, accompagna e segue la morte. Gesù, abbandonato a una solitudine estrema, mi fa pensare a coloro che hanno contratto il contagio. I loro corpi sfiniti, all’interno di reparti di terapie intensive, senza contatto con l’esterno, soprattutto coi familiari. Al posto della corona di spine c’è un virus che drammaticamente porta lo stesso nome e che toglie anche il respirare. Si, così come la croce ha messo a dura prova il respiro di Gesù fino a causarne la morte. Nel cammino doloroso Gesù – ha proseguito –  incontra il Cireneo, che lo aiuta perchè arrivi fino alla fine. Quanti Cirenei stiamo conoscendo in questi giorni! Medici, infermieri, operatori sanitari, volontari, forze dell’ordine, personale delle case di riposo, cappellani degli ospedali, sacerdoti, tanti che nel silenzio rischiano la loro vita per aiutare qualcuno a portare la croce. Questo slancio di bene non risolve il problema, così come il gesto del Cireneo non ha risparmiato a Gesù la morte, ma lo ha fatto sentire meno solo. La storia della passione di Gesù – ha detto don Franco –  è abitata dalla speranza. Gli eventi che ci stanno travolgendo soffiano sulla fiaccola della speranza quasi volessero spegnarla. Mettiamoci – ha proseguito –  in questa settimana in ascolto di Gesù; impariamo da Lui come mettere insieme sofferenza e forza… entriamo perciò nella Settimana Santa con l’intento di prendere da Gesù la speranza che ci manca, di imparare da Lui come la passione può trasformarsi in pazienza, in attesa che Dio intervenga e ci faccia anche comprendere non solo il “perché” di questo virus ma cosa significa questa triste pagina della nostra storia… Noi – si è chiesto –  cosa stiamo imparando da questa pandemia? Speriamo – ha proseguito –  di imparare qualcosa affinché appena tutto sarà finito possiamo ripartire mettendo al centro ciò che davvero vale”.  E in questa prospettiva – durante l’omelia l’Arcivescovo ha voluto condividere il messaggio di questa domenica dedicata ai giovani: “Giovane, dico a te, alzati” (Lc 7,14). E’ l’invito rivolto al figlio della vedova di Nain; è un invito quasi profetico. Penso ai nostri e ai tanti giovani; a loro che sono la nostra speranza ma anche il nostro presente; sentiamoli come il sorriso di Dio per il nostro “oggi”; da loro, in questi giorni stiamo avendo grandi lezioni di generosità. ” “Entriamo nella Settimana Santa – ha concluso esortando tutti –  con quella passione che non è soltanto sofferenza ma è, soprattutto, amore più grande, amore che vince la morte, amore che tutto sopporta. Ci aiuti in questo cammino la Vergine addolorata, ci prenda per mano e ci aiuti a rialzare il capo per arrivare preparati alla Pasqua di risurrezione”.
Il Video-messaggio ai Giovani – Prima della Celebrazione eucaristica  l’Arcivescovo, nella Domenica delle Palme che coincide con la Giornata mondiale della Gioventù,  in un video video-messaggio  si è rivolto ai giovani dell’Arcidiocesi con un messaggio di speranza. (Clicca qui per vedere il messaggio )
Il messaggio dei Giovani  – Anche i giovani – quelli di Raffadali –  nella “loro” Domenica hanno voluto, a modo loro, con il linguaggio della musica,  dare un messaggio. Quest’anno Raffadali avrebbe dovuto accogliere, il primo omaggio, il Giovaninfesta diocesano; oggi che si celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù, i ragazzi del coro e la band che avrebbero dovuto animare (il condizionale è d’obbligo)  l’intera giornata durante il Giovaninfesta hanno realizzato un video dalle proprie case, sulle note dell’inno del Giovaninfesta dal titolo “Vivere e sentire” composto da due Giovani di Raffadali.

I giovani di Raffadali non si arrendono e non perdono l'entusiasmo. Anche da casa continuano a sognare la realizzazione del grande evento del Giovaninfesta.

Pubblicato da Comunità Ecclesiale di Raffadali su Domenica 5 aprile 2020

 

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