Esistono biografie che non sono semplici sequenze di date, ma mappe viventi di una Chiesa che cambia. Quella di don Rosario Falsone, decano del presbiterio agrigentino, è una di queste. Attraversare i suoi novantasei anni di vita significa sfogliare le pagine più intense del Novecento agrigentino e del post-conciliare. Nato a Palma di Montechiaro l’8 gennaio 1930, don Rosario porta con sé il vigore di una generazione temprata dal sacrificio. Il suo cammino spirituale ha trovato il sigillo sacramentale il 25 aprile 1954, quando ricevette l’ordinazione presbiterale dalle mani di mons. Giovanni Battista Peruzzo nella Cattedrale di Agrigento.
Da quel giorno sono trascorsi 72 anni di ministero. Oltre sette decenni in cui don Rosario ha abitato ed eretto parrocchie, ricoperto incarichi pastorali incontrato volti, spezzato il pane dell’Eucaristia Ha visto mutare il volto della Diocesi agrigentina. In questa video intervista (qui) curata da Ignazio Licata, incontriamo un don Rosario diverso. Il passaggio dal fragore dell’azione al silenzio del riposo, vissuto non come inerzia, ma come un restare vigili nell’attesa dell’Incontro.
C’è un passaggio, in questa intervista, che mi ha colpito come una ferita aperta. Padre Falsone confessa con disarmante umiltà una delle grazie che chiede quotidianamente al Signore: la presenza di qualcuno che lo sostenga.
Questa confessione non è solo il grido di un uomo anziano, ma un monito per tutta la nostra comunità ecclesiale. I presbiteri anziani sono la memoria storica e la colonna invisibile della nostra fede. Non possiamo permettere che, dopo una vita spesa a curare le anime degli altri, si ritrovino a dover curare la propria solitudine nell’isolamento. Prendersi cura di don Rosario, e dei tanti presbiteri, anziani o ammalati, che hanno servito la nostra Chiesa, non è un atto di cortesia, ma un dovere di giustizia e di amore. Facciamo in modo che la loro “ora del silenzio” non diventi l’ora dell’abbandono. Chiediamoci, come comunità e come singoli: chi sostiene oggi chi ha sostenuto noi per tutta la vita?
















