È nato a vita nuova don Giuseppe Russo, ultimo superiore dei padri Redentoristi di Agrigento

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Gli ultimino due padri Redentoristi ad Agrigento - da sx Padre Giuseppe Russo e padre Vincenzo Romito, a sinistra (foto C.Petrone)

La Chiesa agrigentina  si stringe con fraterna vicinanza e profonda partecipazione al dolore della famiglia dei padri Redentoristi per la nascita al cielo di padre Giuseppe Russo (+12.07.2026), sacerdote di origini licatesi. La sua scomparsa segna una perdita per la Vita Consacrata e rievoca una pagina indelebile della storia diocesana. Con la sua morte, insieme a quella di padre Vincenzo Romito, scompare l’ultimo baluardo della Comunità dei Padri Liguorini ad Agrigento.

padre Russo e il card. Francesco Montenegro (ph. Carmelo Petrone)

La memoria torna inevitabilmente al 1° agosto 2019, una giornata dolorosa che vide la chiusura definitiva della comunità religiosa presso la chiesa S. Alfonso, nei pressi della cattedrale. I Redentoristi vi erano giunti da Napoli l’11 dicembre 1761, inviati dallo stesso fondatore Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nelle figure di P. Blasucci, P. Caputo, P. Perrotta e il fratello Aiello. Duecentocinquantotto anni di storia feconda, interrotti solo dalle leggi eversive dell’Ottocento. I religiosi, fin dal loro arrivo,  sono stati chiamati affettuosamente “Li Patruzzi”. Storiche restano le loro missioni popolari, che hanno segnato la vita locale con grandi predicazioni, gesti di penitenza, conversioni e l’erezione di grandi croci all’ingresso dei paesi della nostra arcidiocesi.
Padre Giuseppe è stato superiore ad Agrigento per vent’anni, dopo il servizio nel quartiere CEP di Palermo dove era conosciuto come prete di strada, accanto agli ultimi, nella Palermo degli anni ’70, un esperienza che ha segnato la sua vita e di cui parlava spesso. Ad Agrigento ha svolto un’importante opera pastorale, culturale e di riqualificazione strutturale – se oggi l’ex convento dei padri redentoristi in via Duomo è una struttura efficiente, restaurata e consolidata per attività diocesane lo si deve anche al suo indefesso impegno – affiancato da P. Romito, colonna e guida spirituale per i fedeli che da tutta la città bussavano alla porta, sempre aperta dei Padri.. Per diversi anni, padre Giuseppe è stato anche un apprezzato collaboratore del nostro settimanale con rubriche fisse e articoli a sfondo sociale. La sua penna, sovente,  era una lama affilata che, senza fronzoli metteva a nudo i problemi della città. Con parole forti ha scosso dal torpore le coscienze degli agrigentini e del clero, non risparmiando critiche severe alla Chiesa locale, ma sempre con il cuore del pastore che punta alla salvezza delle anime; a muoverlo, come lui stesso amava ripetere, la convinzione  che non si può parlare di Gesù a chi non ha dignità o meglio non è uomo libero.
Predicatore e scrittore, ha trascorso gli ultimi anni nell’infermeria dei padri redentoristi in Campania, dove, libero da impegni, si è dato alla sua passione più grande: la ricerca storica. Mentre la Chiesa agrigentina innalza al Signore un vivo ringraziamento per il dono del suo ministero generoso, fecondo di frutti spirituali, affida l’anima di questo suo figlio all’abbraccio misericordioso del Padre e alla preghiera di suffragio di quanti lo hanno conosciuto e stimato.

Padre Giuseppe Russo (ph. Carmelo Petrone)

 

N.B. Sul prossimo numero del settimanale tracceremo un ricordo di don Giuseppe