24.826.140,54 euro. È questa la cifra che gli abitanti di San Giovanni Gemini hanno speso per il gioco d’azzardo da remoto solo nel 2024. Il dato è contenuto nella seconda edizione del rapporto “Non così piccoli. La diffusione dell’azzardo online nei piccoli comuni italiani” realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Istituto Studi sul consumo. San Giovanni gemini è l’unico comune della provincia di Agrigento ad essere presente nella classifica del rapporto in cui al primo posto si piazza Lacco Ameno, comune dell’isola di Ischia in cui solo nel 2024 si sono spesi 12.492,27 euro pro capite, per una spesa complessiva di 41.461.853,08 euro, in gioco d’azzardo online.
Il rapporto “Non così piccoli” ha esaminato i dati di 3.142 comuni, con popolazione tra 2.000 e 9.999 abitanti relativamente al gioco online. Si tratta di circa il 40% dei comuni italiani, dove risiede un quarto della popolazione complessiva. In questi comuni, secondo i dati contenuti nel rapporto, il gioco da remoto ha nettamente superato quello fisico, rappresentando il 61,4% della raccolta complessiva. Un fenomeno che non può essere fatto risalire soltanto alla modesta rete di vendita dell’azzardo fisico, presente nei piccoli comuni. Prova ne sia il fatto che l’online, nelle piccole realtà di Sud e Isole, ha ormai superato la soglia del 70%.
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La raccolta dell’azzardo complessivo (fisico e da remoto) in Italia nel 2024 è quantificabile in 157,4 miliardi di euro (un volume economico equiparabile al 7,2% del PIL), con una crescita del +6,6% (+9,7 mld di €) rispetto al dato di consuntivo 2023 (147,7 mld di €), un importo che ha superato di 20 miliardi le spese per la sanità, dell’istruzione (52 miliardi) e il totale dei bilanci di tutti i comuni italiani (77 miliardi). Inoltre, il gioco d’azzardo ha rappresentato il 36,20% del gettito erariale dello Stato.
L’aumento dell’offerta di azzardo legale, che non ha certo dato i risultati sperati nella lotta alla criminalità, rappresenta per lo Stato una forma di entrata fiscale irrinunciabile, con la generazione di una sorta di “dipendenza dello Stato dall’azzardo. La leva fiscale dell’azzardo viene inoltre utilizzata ogniqualvolta occorra reperire in breve tempo una nuova entrata, come dimostra il frequente ricorso alle entrate derivanti dal comparto, ad esempio, per fare fronte a calamità naturali (dal terremoto in Abruzzo del 2009 fino all’alluvione in Romagna del biennio 2023-24). L’azzardo rappresenta anche una tassa sulla povertà, in quanto destinata a gravare sulle categorie sociali più deboli e vulnerabili.
Italia prima in Europa per perdite. Ma l’Italia detiene anche un primato europeo quello per perdite da gioco d’azzardo, con 21 miliardi di euro bruciati dai cittadini nel 2023, superando persino il Regno Unito (19,8 miliardi). Un record negativo che si riflette anche nell’azzardo online: ogni residente italiano nella fascia 18-74 anni ha giocato in media 2.162 euro sulle piattaforme digitali nel 2024, per un totale di 92,1 miliardi di raccolta. L’Italia, mostra una crescita costante, e risulta il: primo paese per perdite complessive (21 miliardi €) e il quarto mercato mondiale per spesa in azzardo dopo USA, Cina e Giappone.
Infine, per il 2026, si stima un ulteriore incremento, con una spesa che potrebbe raggiungere i 175 miliardi di euro. Questo andamento evidenzia una crescente incidenza del gioco d’azzardo sulle finanze pubbliche e sulle spese sociali.
E se da una parte lo Stato “guadagna” dal gioco d’azzardo fisico e online dall’altro “spende” per porre rimedio alle patologie che il gioco può provocare, primo tra tutte la ludopatia. Attualmente, secondo i dati pubblicati su giocoresponsabile.info, Servizi per le Dipendenze (SerD) e le strutture del privato sociale in Italia hanno in carico circa 13.000 – 15.000 pazienti (Dati stimati basati su trend ISS/Ministero Salute). Questo numero rappresenta solo la punta dell’iceberg. Si stima che gli italiani affetti da Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) siano oltre 1,3 milioni, con una zona grigia di quasi 2 milioni di giocatori “problematici” a rischio scivolamento. Meno dell’1% di chi ha un problema chiede ufficialmente aiuto. La maggior parte vive la propria dipendenza nell’ombra, spesso per anni, prima che le conseguenze economiche diventino insostenibili. Ed il fenomeno è destinato ad aumentare infatti le proiezioni per il 2026 non sono ottimistiche. La crisi del costo della vita agisce come un acceleratore: molte persone, schiacciate dall’inflazione, vedono nel gioco non un divertimento, ma un disperato tentativo di “arrotondare” o risolvere problemi finanziari immediati. È l’illusione della “vincita salvavita” che sta trascinando nel baratro fasce di popolazione insospettabili: casalinghe, pensionati e giovani lavoratori. E che sia lo Stato il responsabile della rovina di tante famiglie deve solo farci riflettere e cercare di trovare una soluzione, prima tra tutte la riduzione del “gioco di Stato”.
















