Giubileo Migranti, Cumbo: “il fenomeno della mobilità umana riguarda anche la nostra terra”

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Ph di Caterina e Gerlyn, della "Redazione Agorà" tratta dalla pagina Facebook dell'Ufficio Migrantes di Messina

Il 9 agosto 2025, la città di Agrigento ha ospitato il Giubileo dei Migranti. Un evento, promosso dal servizio  Migrantes diocesano, che ha voluto offrire a tutti coloro che hanno vissuto l’esperienza migratoria un momento di spiritualità, fraternità e convivialità. La giornata ha  messo in luce il tema delle migrazioni come un vero e proprio “segno dei tempi”, secondo la definizione di Papa Benedetto XVI, che il territorio agrigentino incarna in modo unico; con le isole di Lampedusa e Linosa è, da un lato è approdo per i migranti che arrivano, e dall’altro, una terra di emigrazione, come dimostrano gli oltre 150.000  agrigentini iscritti all’AIRE. Il Giubileo è stato quindi un’occasione per riflettere su questa duplice identità,  riconoscendo nel fenomeno migratorio non solo una sfida, ma anche un’opportunità per riscoprire il valore della solidarietà e dell’accoglienza.

Ph. Caterina e Gerlyn, “Redazione Agorà”, Ufficio Migrantes di Messina

L’evento giubilare si è aperto con il pellegrinaggio da piazza don Minzoni verso la Cattedrale dove è stata celebrata la Messa, presieduta dal Vicario Generale, don Giuseppe Cumbo, alla presenza delle autorità civili,  militari e di soccorso, gli ospiti dei Centri e  gli operatori dell’accoglienza; al momento erano presenti  il responsabile dell’Ufficio Migrantes regionale, Santino Tonesi, della diocesi di Messina e quello della diocesi di Trapani unitamente ad una delegazione delle due diocesi. Il Giubileo si è concluso nell’atrio del Seminario con un buffet multiculturale, l’ascolto di testimonianze da parte di persone migranti e il concerto di Chris Obehi, cantante nigeriano arrivato, a 16 anni, a Lampedusa e che oggi canta la sua Africa in Sicilia, anche in siciliano, per dare voce a chi non ha voce.(qui)

Commentando la Parola della XIX domenica del Tempo Ordinario (cfr Lc 12,32-48)  don Giuseppe Cumbo ha detto che essa “aiuta a comprendere quale deve essere l’atteggiamento con cui vivere il tempo in «attesa della sua venuta». Ha poi delineato quelle che devono essere le caratteristiche di colui che vive l’attesa e quelle di colui che è capace di vigilare:  “ Sa attendere – ha detto – colui che si fida della parola dell’atteso”, chi vive senza distrazioni; chi vive in pienezza la quotidianità e lo fa con trasparenza e onestà”. “Il vangelo  – ha detto ai presenti –  ci ha consegnato il vademecum del vivere cristiano. Anche noi – HA NOTATO –  come la comunità cristiana ai tempi di Gesù e dell’evangelista Luca, siamo un «piccolo gregge».  La crescita spirituale e numerica della comunità non scaturirà dall’affidarsi alla ricchezza o alle risorse mondane, quanto piuttosto dall’accogliere l’invito alla condivisione dei beni con i più poveri (è il significato dell’espressione «Vendete ciò che avete e datelo in elemosina»). Inoltre, occorre vigilare su se stessi e sul proprio agire per offrire agli altri una testimonianza credibile e per vivere bene il tempo che Dio sta mettendo a nostro disposizione.

Ph. Caterina e Gerlyn, “Redazione Agorà”, Ufficio Migrantes di Messina

Spesso, però, nel nostro modo di pensare e di agire – ha ammonito –   dimostriamo di essere lontani dal sentiero tracciato dal Vangelo. Alla speranza della venuta del Signore — dalla quale scaturisce una stile di vita attento, dinamico e trasparente — sta subentrando  – ha detto – la freddezza dell’indifferenza che ci rende sempre più distratti, egoisti e ipocriti.” Ha richiamatO ai presenti le parole di Papa Francesco a Lampedusa per il suo Primo Viaggio Apostolico  quando ha affermato che «la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere». Lo ha ribadito – ha detto don Cumbo – anche Papa Leone nel suo messaggio per la 111a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata il prossimo 4 e 5 ottobre, in occasione del Giubileo del Migrante e del Mondo Missionario: «La generalizzata tendenza a curare esclusivamente gli interessi di comunità circoscritte costituisce una seria minaccia alla condivisione di responsabilità, alla cooperazione multilaterale, alla realizzazione del bene comune e alla solidarietà globale a vantaggio di tutta la famiglia umana». Dobbiamo accogliere – ha detto don Giuseppe – , gli stimoli che ci vengono offerti dalla Parola e dal Magistero per abbandonare le certezze egoistiche che chiudono il nostro cuore alla novità di Dio e all’accoglienza del fratello e per camminare spediti nella fedeltà al Vangelo.” Ha indicato ai presenti anche due coordinate per non andare fuori strada:  la fede e la costanza e facendo riferimento alla parola proclamata ha indicato la figura luminosa i Abramo, colui che «partì senza sapere dove andava» in attesa di raggiungere la «città dalle salde fondamenta»…

“Come Abramo – ha proseguito don Giuseppe – anche il migrante di oggi è spinto dalla speranza di trovare la felicità e si fida, affrontando pericoli e difficoltà pur di raggiungerla”.

Ph. Caterina e Gerlyn, “Redazione Agorà”, Ufficio Migrantes di Messina

Richiamando gli  insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, ha ricordato ancora le parole di  Papa Leone: «La virtù della speranza risponde?all’aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo» (n° 1818). «Ed è certamente la ricerca della felicità – e la prospettiva di trovarla altrove – una delle principali motivazioni della mobilità umana contemporanea. Questo collegamento tra migrazione e speranza si rivela distintamente in molte delle esperienze migratorie dei nostri giorni. Molti migranti, rifugiati e sfollati sono testimoni privilegiati della speranza vissuta nella quotidianità, attraverso il loro affidarsi a Dio e la loro sopportazione delle avversità in vista di un futuro, nel quale intravedono l’avvicinarsi della felicità, dello sviluppo umano integrale».

Facendo infine riferimento al territorio agrigentino ha evidenziato come esso” per la sua posizione geografica dimostra di avere ricevuto una vocazione particolare: è chiamato ad accogliere quanti arrivano da altri Paesi e, parimenti, è chiamata a salutare tanti giovani che lasciano i nostri paesi in cerca di un futuro migliore altrove.   Il fenomeno della mobilità umana non è estraneo a nessun uomo. Ci appartiene e ci coinvolge. Partiamo dal considerare la nostra storia personale: ognuno di noi nella sua esperienza familiare ha toccato con mano cosa vuol dire emigrare o vedere emigrare e, nello stesso tempo, ognuno di noi ha sperimentato la bellezza di accogliere e integrare.

Siamo tutti in cammino.”

(leggi qui il testo integrale dell’omelia)

Ph. Caterina e Gerlyn, “Redazione Agorà”, Ufficio Migrantes di Messina
Ph. Caterina e Gerlyn, “Redazione Agorà”, Ufficio Migrantes di Messina

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