La Chiesa “in uscita” che aspetta Leone XIV

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La Chiesa agrigentina, sabato 6 giugno, si è fermata sul molo del porto di Porto Empedocle, davanti a quel tratto di Mediterraneo che conosce troppe storie e ne restituisce troppe poche, al termine della veglia diocesana «In attesa di Papa Leone XIV». Non una piazza ma un porto, lo stesso che di notte è insieme partenza e ritorno, attesa e lutto.
Dopo un primo momento di preghiera dentro la Chiesa Madre, il Santissimo Sacramento è stato portato in processione fino alle banchine, e lungo il percorso la preghiera si è alternata alle testimonianze: voci e storie che non si somigliavano, raccolte nello stesso cammino. La Chiesa in uscita dal tempio non va a portare Cristo dove mancava, lo riconosce dove è già, in quei volti e in quelle acque, e lo dice ad alta voce.
«Questo mare – ha detto l’arcivescovo Alessandro – è pieno di dignità annegate, non per caso ma per scelta. È un urlo che sale da tutti questi fratelli e tutte queste sorelle che cercano una vita più sicura, che miseramente naufraga in queste acque. E per tanti questo molo diventa una speranza nuova; in mezzo a mille difficoltà, ma diventa una speranza nuova».
Le ha dette lì, di sera, col mare a pochi metri, e chi conosce quella costa sa di cosa parla. Da queste parti l’indifferenza non si è mai limitata a guardare altrove: ha sempre deciso qualcosa.
La sera dopo, domenica 8 giugno, si è tenuta la processione del Corpus Domini. Il Santissimo, dopo la Messa, ha attraversato le vie di Agrigento, via Duomo, via Matteotti, via Atenea, dientro una folla raccolta in preghiera, con i drappi ai balconi e il passo lento dei fedeli nel buio che scendeva. Un rito antico, che in questa domenica di giugno guardava già a Lampedusa.
Arrivato in piazza Marconi, l’arcivescovo si è girato verso il mare. «Alla mia destra, di fronte a noi, abbiamo il mare, questo nostro mare Mediterraneo, dove al centro è presente un pezzo della nostra diocesi nella comunità di Lampedusa. Comunità che riceverà la visita del Santo Padre Leone. E noi ci siamo preparati in questi mesi.»
Poi ha pregato: «Guarda con amore la chiesa di Agrigento, che su queste sponde di speranza e di morte si prepara ad accogliere Papa Leone. Fa che la sua parola ci confermi nella fede, ci incoraggi a crescere nell’unità e ci scuota dall’indifferenza». Nella benedizione finale lo sguardo si è allargato sui malati, su chi attraversa un tempo di sofferenza, sulle famiglie. E ancora sul mare, che da questa diocesi non si riesce a togliere dallo sguardo neppure quando si guarda altrove.
Le due serate tengono insieme la stessa richiesta. Sul molo di Porto Empedocle, stare davanti al dolore senza voltarsi; ad Agrigento, con altre parole, costruire «un’amicizia sociale» e guardare «speranzosi a un domani in cammino, con un ordine, con un fine: la costruzione del bene comune».
Quella preparazione ha avuto al centro Lampedusa, che di questa diocesi è il lembo più esposto.
Il 4 luglio Leone XIV sarà a Lampedusa. Agrigento ci arriva da qui, da queste due sere.

Antonio Ferro