“Lode alla donna forte”, in ricordo di suor Carmela Calzarano

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suor carmela Calzerano
Suor Carmela Calzarano nel giorno del 70° anniversario di professione religiosa

“Lode alla donna forte”. È questo il titolo del testo che la madre generale Eleonora Alongi delle Suore Collegine della Sacra Famiglia in occasione del funerale di suor Carmela Calzarano, per 70 anni appasionata figlia del card. Pietro Marcellino Corradini.

Suor Carmela, era nata a Favara il 31 agosto 1935. Entrata giovanissima in convento, la sua lunga missione si è snodata attraverso diversi incarichi: è stata guida sapiente e superiora nelle comunità religiose di Alessandria della Rocca, Raffadali, Caltanissetta, fino a giungere nel 2007 al Collegio di Maria di Palma di Montechiaro, che ha guidato con amore, fermezza e dedizione.

Di seguito il testo della madre Elenora.

Cara suor Carmela,

Non è per nulla facile esprimere in poche, brevi, parole il contenuto di tutta una vita. La tua naturalmente. Cercherò di farlo, spigolando qua e là tra i ricordi, lasciando che la memoria si trasformi in benedizione per il nome di Gesù.

Se mi permetti, vorrei prendere a pretesto di questo ricordo, un versetto del Salmo 139: «Quanti pensieri, mio Dio, hai per me. Se li conto son più della sabbia, se li credo finiti mi accorgo che con te sono ancora». Ti piaceva tanto. Ne eri quasi innamorata tanto da farcelo cantare, noi bambine a Raffadali, fino all’esaurimento. Saresti arrivata al punto di pensare che quella “Parola”, Dio l’aveva pensata e pronunciata proprio per te, che ti sentivi raccolta dal Signore: sollevata in alto all’altezza della sua guancia, amata da lui che si era preso cura della tua vita fin dalla tua giovane età, custodita dalle sue mani, accarezzata. Allora non comprendevo. Non potevo. Oggi, tutto mi è più chiaro.

Mi perdonerai, dunque, se me ne servo anch’io. Non solo per rappresentare il tuo particolarissimo legame con il Signore, Padre premuroso ed amante; ma anche per dar voce al sentimento di tenerezza e di affetto che caratterizzava ogni tuo incontro con gli altri, rendendolo unico e singolare.

Sarebbe troppo scontato pronunciare frasi di circostanza, doverose in occasioni come questa. Ma per noi tu sei stata il riflesso, l’espressione materna di quel Dio che avevi sperimentato come Colui che ti aveva pensata ed amata da sempre. Chi ti ha conosciuta, sa che dietro la facciata della tua figura esile, quasi filiforme, si nascondeva la tempra di una donna forte, una sorta di generale di brigata con un cuore di fanciullo, capace di trascinarci nei suoi sogni, ma anche di commuoversi e di gioire, di piangere e di sorridere per nulla. Come i bambini che erano tutto il tuo mondo.

Tutti noi qui, oggi, conserviamo pezzetti di vita delle giornate trascorse insieme a te nel lavoro, nella fatica, nella spensieratezza e nella gioia; sono frammenti di grazia che riaffiorano più delle debolezze, degli errori e delle fragilità: per tutto questo ti diciamo grazie perché ci hai aiutato a crescere come persone responsabili che fondano la loro vita su ciò che è duraturo e non si corrompe.

Da qualche tempo non riuscivi più a seguire l’onda dei pensieri che si confondevano… Il suono della tua voce – un tempo squillante, vigorosa e potente – si era fatta più flebile. Quella voce che ci faceva cantare, ci spronava, ci incoraggiava e ci accompagnava. Quella voce che pregava… la stessa che si è spenta sulle tue labbra qualche giorno fa quando nel delirio della morte che si avvicinava hai farfugliato un’ave Maria accanto a suor Alessandra… L’ultimo saluto alla Madre…

Per il lungo servizio di autorità che hai svolto in Congregazione, hai avuto a che fare con mille faccende, a volte anche complicate e tristi. Eppure, nonostante le difficoltà, eri geniale. Sapevi trasformare un rudere in qualcosa di bello, valorizzando tutto ciò che ti veniva affidato. E sapevi trattare la pasta reale con una maestria che ormai abbiamo perso per sempre. Ma ciò che ti rendeva davvero speciale, era la tua capacità di accoglienza, moltiplicando i gesti di carità concreta, a misura delle persone che ricorrevano al tuo aiuto, fino a macinare Km e Km, incurante del caldo o del freddo e con una pazienza da far invidia al povero Giobbe. Perché, lo ripetevi e noi ne siamo testimoni, nulla è più gradito al Signore delle opere di bene, fatte nel silenzio, senza suonare campanelli, senza fanfare.

E che dire dei poveri? Per metà il tuo cuore apparteneva a loro: ai piccoli che hai servito da giovane suora, nella tua prima comunità di Favara, alle bambine degli educandati di cui ti sei presa cura, ai ragazzi delle case famiglie che hai amato e difeso come tuoi figli, alle giovani che hai accompagnato nella scoperta della loro vocazione, ai dipendenti con i quali spesso ti intrattenevi con un sorriso, uno sguardo amabile, una parola buona, anche se talvolta non compresa. L’altra metà era per la Congregazione che hai amato e per la quale hai donato tutta te stessa con generosità e disponibilità dovunque essa ti ha inviata, senza mai replicare, senza recriminare, in piena obbedienza.

Ora dobbiamo lasciarti andare, ma il tuo ricordo sarà sempre per noi una benedizione. Ti accompagniamo nell’ultimo passaggio sapendo che ci precedi lì dove un giorno ci ritroveremo per far festa insieme, ancora. Vogliamo salutarti con le parole di Gesù, le più appropriate per te, donna forte, benedetta ed amata: «Vieni… Prendi parte al banchetto eterno che è stato preparato per te fin dall’eternità. Perché ho avuto fame e mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e mi hai dato da bere, ero nudo e mi hai vestito, malato e mi hai curato…».

Tutti coloro per i quali hai avuto un gesto di tenerezza e di amore, sicuramente sono venuti a spalancarti le porte del paradiso. Insieme con loro ci aspetti per accoglierci. Perché da lassù ora ci guardi con gli occhi di chi guarda Dio. E di chi crede in noi. Grazie.