Migrantes, Guidotti: «prendere coscienza che siamo tutti collegati»

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Mariella Guidotti, responsabile Servizio Migrantes, Arcidiocesi di Agrigento

“Da diverse settimane, le notizie legate alla pandemia del Coronavirus occupano la quasi totalità delle comunicazioni: radio, televisione, giornali, social trasmettono in continuazione notizie, dati, valutazioni. Indubbiamente, si tratta di un’attenzione giustificata dalla grave situazione attuale, tuttavia non dobbiamo nasconderci che altre notizie altrettanto importanti scivolano in secondo piano. Tra queste, una certa ripresa dei viaggi di immigrati nel Mediterraneo e, purtroppo, il ripetersi di tragedie che costano la vita a decine di persone, come è accaduto proprio nelle ultime ore con la scomparsa di un gommone con a bordo 55 persone, che si trovava in mare da sei giorni”. A scriverlo, in una nota che porta la data del 16 aprile 2020,  è la dott.ssa Mariella Guidotti, responsabile del Servizio Migrantes, Arcidiocesi di Agrigento.

“Questi arrivi – continua la Guidotti – , non insoliti in Sicilia, stanno suscitando allarme, paura, talvolta reazioni di difesa e persino di vero e proprio rifiuto. E’ comprensibile il timore suscitato dal diffondersi del virus, tuttavia è da tener presente  che le autorità hanno adottato misure opportune per la sorveglianza e la prevenzione sanitaria dei migranti soccorsi in mare oppure arrivati con sbarchi autonomi. La paura dunque non è giustificata dalla reale situazione. Anche nella nostra Diocesi, purtroppo,  si sono verificate reazioni di intolleranza nei confronti degli immigrati, colpevoli solo di cercare la sopravvivenza. Come tutti noi. Purtroppo il Covid-19 – prosegue – non ha fermato le guerra, anzi in Libia la situazione è ulteriormente peggiorata, i combattimenti si sono inaspriti, zone vicino a Tripoli sono state bombardate. Ci si può dunque aspettare che gli attraversamenti del Mediterraneo tornino ad intensificarsi. Raccogliamo – continua –  l’appello di Papa Francesco: «Il Covid-19 non ci faccia dimenticare i migranti…».

“Mai come in questo momento – secondo la responsabile del Servizio Migrates –  è necessario prendere coscienza che siamo tutti collegati; che l’umanità è unita in un solo corpo, in cui ogni cellula è connessa a tutte le altre. Un corpo attraversato da tante ferite e da tante ingiustizie, ora più che mai evidenti, ma che Gesù Cristo ha preso su di Sé, e con il quale si è identificato.

Preghiamo intensamente per i malati, per i defunti, per i loro famigliari, per chi è più esposto al contagio, come medici ed operatori; chiediamo che questa prova finisca e ci risparmi. Possiamo davvero pregare – si chiede –  per noi stessi, per la nostra salute e chiudere la porta ad altri che hanno bisogno di aiuto? Quale Dio preghiamo? A Pasqua abbiamo celebrato la Resurrezione del Figlio di Dio, la Sua salvezza che è per tutti i popoli (cfr. Lc 24,48), abbiamo ricordato che è morto per tutti, senza distinzione di nazionalità, colore, lingua o religione, perché il Padre è Padre di tutti. Di fronte alla crisi del Covid-19 –  continua –  due sono le reazioni possibili: dare ragione alle paure, chiudendoci in difesa oppure comprendere che il senso di responsabilità, la solidarietà, il farsi carico gli uni degli altri ci rendono tutti più forti. Dio rimuove le pietre dei nostri sepolcri, ha detto Papa Francesco, «la pietre più dure, contro cui vanno a schiantarsi speranze e aspettative: la morte, il peccato, la paura, la mondanità».

L’augurio – conclude Mariella Guidotti –  è che le chiusure si trasformino in accoglienza, che le paure lascino spazio alla fiducia, che le difficoltà portate insieme diventino solidarietà, per un nuovo vivere da fratelli: tra di noi e con tutti”.

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