NATALE 2020 – mons. Damiano: «Il Natale non è un ricordo, è uno stimolo ad attendere vigili»

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Nella foto: Bottega agrigentina, Sacra Famiglia, olio su tela, Palma di Montechiaro. Chiesa del Collegio di Maria

Pubblichiamo il testo degli  auguri di Natale che mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo Coadiutore di Agrigento, ha voluto rivolgere all’Arcidiocesi e al territorio agrigentino,  dalle colonne del settimanale diocesano “L’Amico del Popolo” (n.36/2020).

La gioia del Natale quest’anno sembra essere contratta. Stiamo vivendo almeno da questa parte del mondo, la nostra, strani giorni. La pandemia da covid-19 ha sconvolto le nostre vite, modificato i nostri comportamenti, compromesso le nostre sicurezze. Il futuro si presenta incerto, il timore che i poveri diventino sempre più poveri e il numero degli impoveriti aumenti è più che fondato. Il 25 dicembre dell’Anno del Signore 2020, per molti sarà un Natale triste, tante sono le famiglie che hanno perduto persone care decedute per aver contratto la malattia, altri, penso ai medici e a tutti gli operatori sanitari, per il faticoso impegno a fronteggiare un virus di cui non si conoscono pienamente i contorni e ancora a quanti hanno perso il lavoro o presumibilmente lo perderanno. E ancora ai tanti drammi di vita vissuti volutamente nel nascondimento o oscurati dalla grande comunicazione. Seguire l’informazione, che a volte appare come una infodemia, lascia sgomenti e smarriti.

Dentro questa storia il Signore Gesù continua ad essere il Veniente. Nel tempo di Avvento ci è stato annunziato da uno degli amici che ci ha accompagnato, Isaia profeta: “Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio … Egli viene a salvarvi”. A noi che siamo pieni di tante ansie e timori per l’incertezza di questo tempo viene rivolta una parola che ravviva la speranza: è nato per noi il Salvatore, Dio stesso che si è fatto presente nel mondo. Il Verbo eterno di Dio, il figlio Unigenito nato dal Padre si è fatto carne in una giovane donna di Nazareth, la vergine Maria. Egli viene come manifestazione dell’amore di Dio che non abbandona il mondo anche quando il suo popolo si trova ad attraversare cammini oscuri perché si è smarrita la strada, perché si sono seguite le vie dell’egoismo, dell’ambizione, del predominio sugli altri … nella preghiera speciale per l’emergenza sanitaria del 27 marzo Papa Francesco ha detto: “In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

Dobbiamo allora fare chiarezza: c’è una visione commerciale del Natale fatta di panettoni e luminarie, cibi e bevande tradizionali, scambio di doni, visite prolungate, giochi di intrattenimento, buone azioni che tuttavia si estinguono nel gesto ma non sono stile di vita.

Tutto questo non basta se non assumiamo la visione propriamente cristiana, in contrasto con la logica mondana, fondata sulla povertà di Dio ben richiamata nel “presepe”…“Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui” (Francesco, Lettera Apostolica, Admirabile signum 1).

Gesù con il suo Natale si è fatto dono per noi per ricordarci che anche noi dobbiamo farci dono per gli altri, con la nostra attenzione ai loro bisogni, con la nostra sensibilità alle loro sofferenze. Il Natale esige che diventiamo per davvero più buoni e non per ventiquattr’ore. Come è apparsa nel mondo la bontà di Dio così deve farsi manifesta anche la nostra bontà, non in atti occasionali ma in una forma di vita.

In questi tempi e momenti di crisi tante sono le necessità e nel nostro territorio, nei nostri Comuni, nella Chiesa agrigentina non mancano certo le occasioni per praticare le opere di misericordia che mai invecchiano: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati seppellire i morti e ancora, consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare per i vivi e per i morti. L’evangelista Giovanni ci ricorda che “la luce è venuta nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”, il Verbo si è fatto carne assumendo la condizione umana e di nuovo verrà nella gloria.  Una domanda allora, quale Dio?

Il Natale del Signore non è un ricordo, è uno stimolo ad attendere vigili come le sentinelle l’aurora di cui dice Isaia: «Sentinella, quanto resta della notte? La sentinella risponde: Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!». La natività di Gesù non appartiene al passato ma al futuro, per davvero, anche in questo tempo, la nostra salvezza è più vicina oggi di quanto diventammo credenti. Il Signore che viene è il Signore non del potere ma del servizio. Non dell’onnipotenza ma della discrezione, della soavità, della silenziosa compagnia con l’uomo. È il Dio che non tiene niente per sé, nemmeno la sua divinità: “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,6-8).

Il Natale del Signore è, in ogni tempo, una opportunità per cambiare mentalità. La Natività di nostro Signore Gesù sia non un volgersi al passato ma un “alzare il capo” verso il futuro. Sereni nella drammaticità della storia, guardiamoci negli occhi e lasciamo trasparire la gioia che viene da dentro, dal cuore. “Sì, verrò presto! Amen. Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,20) Auguri!

+ Alessandro

 

 

 

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