Gli auguri del card. Montenegro e di mons. Damiano:«Pasqua è far rotolare dal nostro cuore i massi che lo coprono»

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Bottega siciliana, Gesù Redentore (part.), olio su tela, XVIII secolo, Cammarata, Parrocchia San Nicolò di Bari

Pubblichiamo il testo integrale degli auguri ai lettori del settimanale diocesano “L’Amico del Popolo” e alla Chiesa agrigentina, per la Pasqua 2021 dell’Arcivescovo , card. Francesco Montenegro e dell’Arcivescovo coadiutore mons. Alessandro Damiano  

Buona Pasqua! Da parte mia e di don Alessandro. Se a qualcuno può sembrare solo una formalità legata alla tradizione, per noi e per tutti i credenti scambiarsi gli auguri è una necessità. Non si può vivere, infatti, la propria fede senza Pasqua e perciò, condividendone l’importanza e la gioia, sentiamo il bisogno di augurarcela vera, bella, piena di vita, portatrice delle fragranze della primavera tanto da ricordarci che il Risorto è rimasto con noi per profumare di cielo questa terra. Scambiarci gli auguri è regalarci speranza, fiducia nella vita e soprattutto aiutarci a dare una scossa per risvegliare la nostalgia di Dio per non correre il rischio che si spenga visto che viviamo in un mondo sempre più senza Dio o con poco Dio. La prova che stia succedendo è che vanno svanendo i significati religiosi delle feste importanti. Prima di scrivere ho voluto cercare su Google le parole Pasqua e Covid e la mia meraviglia è stata di trovare pagine intere che parlano di vacanze possibili, da fare, da non fare, di spostamenti impossibili. Come se la Pasqua fosse stata abbattuta da un virus, così come cadono a pezzi i vecchi palazzi col cemento depotenziato.

È ormai questo il destino del Buon Gesù. A Natale la pubblicità Gli ha rubato anche la mangiatoia, finendo così di esserne protagonista: a Pasqua i registi della festa sono diventati i tour operator spingendo sempre più Lui ai margini dell’evento, proprio Lui che dà senso alla vita.

E così in molti si ritrovano col grande interrogativo: ma anche quest’anno che Pasqua sarà e… se ci tolgono la pasquetta?

Pasqua è una festa religiosa, è festa dei cuori. È incontro col Cristo che, già nei giorni che la precedono, ci ripete in mille modi il Suo amore e il Suo desiderio di darci la liberazione che solo Lui può dare. In questa settimana Lo vedremo tradito, rinnegato, abbandonato, arrestato, condannato, torturato, appeso alla croce, sfidato, deriso, insultato. Sentiremo il Suo grido: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?», ma poi sentiremo anche le Sue parole di abbandono e di fiducia: «Nelle tue mani affido il mio spirito». Con questo Suo ultimo ‘sì’, quello della morte, sigla i ‘sì’ detti ripetutamente a Dio e agli uomini nella sua vita.

Ho letto che quello di Gesù non è stato un grido di dolore, ma piuttosto un urlo di battaglia, simile a quello del combattente che ferito vince sul campo. Forse è vero, più che il grido di un morente nel momento della sua massima debolezza, questo è il momento della massima forza di Gesù. Morendo infatti restituisce la vita piena agli uomini feriti dal peccato. La prova è il sepolcro che resta vuoto. A Gerusalemme ero tutto preso dall’idea di entrare nel sepolcro di Gesù, ma un frate disse: “E’ vuoto. Gesù non c’è. Non si trova niente. È risorto”.

Allora far Pasqua è far rotolare dal nostro cuore i massi e le pietre che lo coprono, come fu per Gesù, e riscoprire che in esso può esserci vita, che è abitato da un Dio che vince e non si arrende dinanzi al peccato. Anzi, ci fa vincenti con Lui.

È possibile perciò la Pasqua, anche in tempo di pandemia, perché la speranza che dona è la forza che può abbattere il muro che il virus ha alzato dinanzi a noi, più che di gite, ci aiuterebbe a scoprire la nostra fragilità, e a rallentare un po’ per riscoprirci uomini, e tornare padroni del nostro tempo per riempirlo di Dio e di significato vero, a gustare il presente per sentircene protagonisti. La Pasqua apre all’eternità noi che spesso ci troviamo appiattiti sul presente, sull’ansia dell’istante, impauriti e incerti per ciò che questa pandemia ci sta portando via, dimenticando gli orizzonti più larghi, il cammino, la marcia, il passaggio, l’attesa.

Ecco perché c’è bisogno dell’augurio di Buona Pasqua.

Camminiamo insieme verso la risurrezione. Sulle nostre insufficienze e difficoltà, risplende la luce di Cristo Risorto che ci chiede di essere fermento di risurrezione in questa società spaventata, divisa, dove diventa sempre più difficile vincere la paura e la povertà. Il Risorto chiede a noi di costruire assieme a Lui un mondo di libertà, di giustizia e di pace, più vero e più giusto. DiamoGli una mano. A tutti Buona Pasqua! Auguri!

+ Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo

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