(di Lucia Oieni) Dopo una trepidante attesa, giovedì 17 settembre 2026 nella Diocesi di Lugano, è stata accolta con devozione la camicia insanguinata del martirio del beato Rosario Angelo Livatino, accompagnata dal custode della reliquia Don Giuseppe Pontillo.
È la prima volta che la reliquia varca i confini italiani! In realtà Rosario Livatino con il Canton Ticino non ebbe legami, ma la Confraternita di San Rocco, il Seminario San Carlo della Diocesi di Lugano e la Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice hanno voluto dedicare tre giornate di preghiera e riflessione culturale per far conoscere e approfondire la figura del magistrato siciliano che ha saputo coniugare il rigore professionale alla fede. Vari eventi hanno scandito queste giornate in cui si sono alternati momenti di devozione a conferenze.
Testimonianze significative quelle del Procuratore della Repubblica Domenico Airoma e dell’avvocato Giuseppe Massimo Cannella (guarda qui). La disamina di entrambe i relatori, seppur con un approccio e un taglio diverso, ne ha tracciato il profilo mettendo in risalto la perizia professionale con l’introspezione personale. Livatino, testimone della necessità di coerenza tra fede, vita e responsabilità nelle istituzioni pubbliche, figura di riferimento per chi lo ha conosciuto che ha saputo trasformare l
’ordinarietà in un cammino di fede, radice fondante del suo impegno, calato anche nelle mansioni quotidiane connotate da virtù cristiane: prima fra tutte la Carità che delineava la sua vita quotidiana, soprattutto avendo presente sempre l’altro e facendo bene il suo lavoro. Livatino, infatti, non ‘’faceva il giudice’’… ‘’era giudice’’ perché sapeva essere giusto, consapevole che per fare giustizia ci vuole ‘’la Luce del Signore che ci è sempre accanto’’.
Pertanto, si auspica che l’ambiente giuridico debba guardare al suo esempio per trarne ispirazione e operare con rettitudine e umanità. L’uditorio da subito ha mostrato un attento interesse per le narrazioni del vissuto del beato, per i dettagliati aneddoti, soprattutto colpiti dalla spiritualità profonda, dal fascino dell’ordinarietà, dalla coerenza con cui ha saputo declinare i valori cattolici nella vita personale e nel delicato compito di magistrato.
Mons. Willy Volonté e Don Emanuele Di Marco, rispettivamente nelle chiese di San Rocco e di San Giuseppe, hanno officiato le funzioni religiose previste e hanno invitato i fedeli a pregare e riflettere sulla vita del beato, in particolare sulla complessità del processo osmotico tra la vita personale e di pietà e la professione che sostenute dalla coerenza si compenetrano e si arricchiscono vicendevolmente. Inoltre, hanno guidato i fedeli a comprendere l’esempio cristiano tracciato da Rosario Livatino nella sua breve ed eroica vita e la disarmante attualità del suo messaggio.
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