Per ogni comunità ecclesiale, la presenza di un luogo di culto la cui nascita affonda le radici nel passato assume, dal punto di vista simbolico e affettivo, un significato profondo. La chiesa infatti non è soltanto una costruzione fatta di mura, dipinti e decori ma, come scriveva il Papa emerito Benedetto XVI, è principalmente “un edificio in cui Dio e l’uomo vogliono incontrarsi”.
Animati da tale entusiasmo e consapevolezza, l’arciprete don Giuseppe Alotto e la comunità ecclesiale e civile di S. Stefano Quisquina hanno festeggiato un compleanno molto speciale: sono trascorsi infatti ben 250 anni dalla consacrazione della Chiesa Madre, avvenuta il 4 settembre 1774 per le mani del Vescovo Antonino Lanza. Essa non è soltanto un gioiello architettonico intriso di storia e di arte, ma anche un cuore pulsante che, di generazione in generazione, nelle vicende liete e tristi della vita, accoglie i fedeli e li raduna per celebrare i divini misteri.
Dedicata ai santi Nicola, Giuseppe e Rosalia, la chiesa, divisa in tre navate, è impreziosita da stucchi e pregiati dipinti, tra i quali ricordiamo le opere dei fratelli Manno, di Federico Panepinto e la tela dei Tre protettori (S. Stefano, la Madonna della Catena, S. Rosalia), datata 1464 e di autore ignoto. A presiedere la liturgia in tale lieta ricorrenza S.E. Mons. Ignazio Zambito, Vescovo emerito della Diocesi di Patti, che ha illustrato ai fedeli il significato simbolico degli stucchi caratteristici che abbelliscono la chiesa e che richiamano due specie vegetali molto comuni a S. Stefano, il vilucchio e l’acanto: la prima, pianta molto rigogliosa e resistente, rappresenta le virtù; la seconda invece, dagli albori del cristianesimo, simboleggia la resurrezione. Al termine della celebrazione i presenti hanno condiviso un momento di fraternità per festeggiare la Chiesa Madre, che l’allora Vescovo S.E. Mons. Luigi Bommarito definì “una basilica, onore, gloria e vanto della comunità stefanese”.
“In questo luogo – ha detto il sindaco Cacciatore – batte il cuore degli Stefanesi;… in essa si e’ sempre identificata una parte molto più ampia della società Stefanese quale luogo di aggregazione sociale, di crescita civile, personale e comunitaria. In questa ricorrenza esprimo il mio compiacimento per il cammino fin qui svolto e l’augurio a nome dell’intera cittadinanza affinché la comunità ecclesiale con il nuovo percorso dell’Unita’Pastorale possa continuare ad essere “lievito” per l’intera comunità .
Sofia Gaetani Liseo

















