A un mese dalla visita di Papa Leone a Lampedusa (4 luglio), la memoria dei suoi gesti e della sua parola profetica torna a interrogare con forza le nostre coscienze; ieri sulle sponde dell’isola come oggi di fronte al dramma di Ceuta.
Le immagini di questo breve filmato (vedi), curato da Calogero Cassaro in collaborazione con l’Ufficio Comunicazioni dell’Arcidiocesi di Agrigento, ripercorrono le tappe salienti di quel pellegrinaggio: dalla preghiera silenziosa al cimitero dell’Isola, al passaggio della Porta d’Europa, fino alla solenne celebrazione eucaristica allo Stadio Arena. È proprio in questo luogo che il Pontefice ha consegnato un messaggio di bruciante attualità, richiamando la comunità internazionale alla difesa dell’intangibile ed eminente dignità di ogni persona umana.
Nell’omelia, della Messa, il Santo Padre ha richiamato ciascuno all’esame di coscienza di fronte a quella che Papa Francesco, a Lampedusa, definì come «globalizzazione dell’indifferenza». Invocando una responsabilità collettiva e personale che supera la logica rigida dei confini nazionali, il Papa ha ricordato che «i morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate». Di fronte ai fili spinati delle enclave e alla tentazione di rimuovere il dolore altrui, la dignità dell’uomo non ammette dilazioni o giustificazioni: «L’amore vive sempre nella libertà e la vera libertà si misura nelle decisioni che sappiamo assumere». La storia e il Vangelo, in ultima analisi, non giudicheranno i popoli per il rigore dei loro confini o per la solidità delle loro barriere, ma per il coraggio morale con cui avranno saputo farsi prossimi all’oppresso e allo straniero.
















