Vocazioni, la scelta di Alessia da medico a suora

6853

24 anni, sorriso disarmante, da sempre con il sogno di diventare medico ed oggi, a pochi giorni dal coronamento di quel sogno, Alessia Traina, giovane agrigentina con la passione per lo sport e la chitarra, ha deciso di entrare in convento. I suoi amici dicono che il sorriso è la sua caratteristica e, come ci dice lei stessa, “per me il sorriso è un Dono, un modo per trasmettere la gioia di appartenere al Signore e per ricordare che, anche nei momenti difficili, c’è sempre una Luce che non si spegne”.
Da alcuni giorni Alessia è entrata a far parte, in questo anno “di prova”, come aspirante nella comunità delle “Serve di Gesù povero” di Trapani.

Alessia essere medico era scritto nel tuo destino.
La medicina la porto da sempre nel mio cuore. Fin da piccola mi ha sempre affascinato — forse anche perché mamma e papà sono entrambi medici — ma, più di tutto, perché la vedo come una meravigliosa vocazione all’Amore concreto verso chi soffre.

E questo sogno lo hai coronato con tua sorella Federica.
Federica ha due anni più di me. Siamo cresciute come gemelle e con lei ho un legame speciale. Siamo davvero l’angelo custode l’una dell’altra. Insieme abbiamo frequentato sin da piccole, la parrocchia, “Santa Teresa di Gesù Bambino”, guidata da don Giuseppe Giammusso. Ogni mattina iniziamo la giornata con la Lectio Divina in parrocchia, un momento prezioso di ascolto e preghiera che comprende l’Ufficio delle Letture del giorno, accompagnato da una riflessione e dalla Santa Comunione. È per me un appuntamento irrinunciabile, un modo per affidare al Signore la giornata che sta iniziando. Da qualche anno facciamo parte del gruppo giovani RUAH, una piccola ma viva realtà di poco più di venti ragazzi, e cerchiamo di essere sempre attive nella vita parrocchiale.

Come è nata la tua vocazione?
Dopo l’ultima esperienza di fidanzamento, nel 2022, ho sentito il bisogno di ritagliare un periodo per me: avevo bisogno di staccare la spina, di ritirarmi in un luogo di pace dove poter ascoltare davvero il mio cuore. Mi tornò alla mente un piccolo boschetto che ricordavo di aver visto anni prima, durante un ritiro spirituale a Valderice, in provincia di Trapani.
Così decisi di scrivere a una sorella consacrata che conoscevo fin da bambina, perché era già venuta nella mia parrocchia di Agrigento insieme ad altre sorelle per una testimonianza. Le chiesi se potessi trascorrere qualche giorno lì, compatibilmente con i miei impegni universitari. Pochi giorni dopo, partii.
Era l’8 agosto 2023 quando entrai nella cappella del convento e decisi di pregare per il mio discernimento professionale: stavo infatti per iniziare il quinto anno di Medicina e mi trovavo davanti a una scelta importante, indecisa tra oculistica e cardiologia. Durante la preghiera davanti a Gesù, mi capitò tra le mani un passo della Scrittura, quasi “per caso”:
“Fin dal mattino semina il tuo seme e a sera non dare riposo alle tue mani, perché non sai quale lavoro ti riuscirà meglio, se questo o quello, o se tutti e due andranno bene” (Qoèlet 11,6).
Quelle parole mi colpirono profondamente, ma allo stesso tempo mi lasciarono confusa. Inviai la foto del passo a mia sorella per chiederle cosa ne pensasse. Lei mi rispose con una frase che mi lasciò senza parole: “Forse che puoi essere una suora medico?”. Rimasi stordita. Non avevo mai pensato a una cosa del genere, non rientrava minimamente nei miei piani o nei miei orizzonti futuri. Eppure, quel messaggio continuava a tornarmi in mente, giorno dopo giorno, come un’eco. Al mio ritorno ad Agrigento, decisi di parlarne con il mio padre spirituale, don Giuseppe Giammusso. Dopo avermi ascoltata, mi disse con molta serenità: “Se vuoi capire davvero cosa il Signore ti vuole dire, devi metterti in ascolto.”
Da quel momento ho iniziato un vero cammino di discernimento, un percorso durato circa un anno e mezzo. Da allora il Signore ha parlato al mio cuore ogni giorno.

Alessia con la sorella Federica ed i suoi genitori

Cosa ha significato per te diventare medico?
Per me ha avuto un duplice significato: da un lato, il compimento della Volontà di Dio nella mia vita; dall’altro, la conferma della mia duplice vocazione, nata per mettere al Suo servizio le conoscenze e i doni che ho ricevuto come medico. Lui non lascia nulla al caso.

L’ordine in cui hai iniziato l’aspirandato, “Serve di Gesù povero”, ha come carisma il servizio ai più poveri, come ti sei avvicinata a questa comunità?
Credo che Gesù avesse scelto questa comunità per me molto prima che io ne fossi consapevole. Le prime sorelle le incontrai infatti da bambina, nella mia parrocchia di Agrigento: venivano di tanto in tanto a dare testimonianza, e mi colpì la loro gioia e la loro giovane età, così diversa dall’immagine “classica” della suora che avevo in mente.
Con una di loro, allora postulante, nacque un legame speciale: ci scambiammo i numeri e da quel giorno pregai per lei ogni giorno. Anche durante l’adolescenza partecipai a vari ritiri spirituali con alcune sorelle, e solo col tempo ho compreso che non erano incontri casuali, ma segni che il Signore mi donava per prepararmi a questo passo.
In questa comunità ho riconosciuto la pienezza del mio carisma: unire la vita contemplativa alla vita attiva, servendo i poveri e continuando a vivere la mia vocazione per la medicina.

A 24 anni hai fatto una scelta che cambierà la tua vita, come hanno reagito i tuoi genitori ed i tuoi amici a questa tua decisione?
Comunicare questa scelta non è stato affatto semplice.
Non sapevo quali parole usare, né come esprimere ciò che portavo nel cuore. La mia paura più grande era deludere le aspettative delle persone che mi volevano bene e che, nel tempo, avevano riposto in me tante speranze, soprattutto sul piano professionale.
Il mio pensiero andava soprattutto a mio padre. Da tempo mi parlava di progetti, di studi medici che avrei potuto gestire in futuro, di sogni costruiti con amore e sacrificio. Temevo che la mia decisione potesse ferirlo o sembrargli una rinuncia a tutto ciò che aveva desiderato per me.
Mia sorella Federica, invece, aveva già intuito qualcosa. Nel modo in cui vivevo la preghiera, nelle mie nuove abitudini quotidiane, aveva percepito che dentro di me stava accadendo qualcosa di profondo. Aspettava solo che fossi io a confermarlo. Quando gliene parlai apertamente, non fu facile per lei accettare l’idea di una distanza che, umanamente, avrebbe potuto separarci. Ma so che il nostro legame è indistruttibile, perché è un legame che va oltre ciò che è terreno.
Mia madre, per il suo profondo cammino di fede, è stata l’unica — insieme al mio padre spirituale — a conoscere fin dall’inizio il mio percorso di discernimento con la certezza che non avrebbe influenzato in alcun modo il mio percorso, anzi, che mi avrebbe sostenuto con la sua preghiera e lasciando che fosse il Signore a parlarmi.
Ancora oggi non è facile vedere soffrire le persone che ami, specialmente la tua famiglia, per una scelta che ti porta su strade diverse. Eppure, ogni volta che penso alla mia vocazione, sento nel cuore una gioia così grande, così piena, da superare ogni paura e ogni dolore.
Ripeto spesso che il Signore non mi ha allontanata dai miei cari: mi ha semplicemente avvicinata di più al Suo cuore, perché da lì io possa essere più vicina a tutti, in un modo nuovo, più profondo e forte.

Come immagini Alessia tra 10 anni?
Quando penso al mio futuro in comunità, porto sempre nel cuore un grande desiderio: avvicinarmi sempre più alla vita dei santi, e in particolare a San Giuseppe Moscati, che sento come modello e intercessore speciale nella mia vocazione medica.
So anche che, tra dieci anni, “Alessia” non esisterà più: non perché voglia cancellare chi sono stata, ma perché riceverò un nuovo nome da Sposa di Gesù.
Questo segna un importante passaggio di identità, perché come dice San Paolo: “Se uno è in Cristo, è una creatura nuova.” (2 Corinzi 5,17)

Quale l’augurio che vuoi rivolgere a te stessa all’inizio di questo percorso che potrebbe cambiare per sempre la tua vita?
Con l’aiuto di Maria e della Santa Trinità, il mio desiderio e augurio più grande è quello di rendere: le mie mani strumento di cura e di tenerezza; il mio cuore la Loro dimora. Fare in modo che ogni respiro sia un atto di Amore, ogni incontro sia dono e ogni ferita sia occasione di Amore che guarisce.