150 anni fa sant’Alfonso Maria de Liguori era proclamato “dottore della Chiesa”

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Immagine di Sant'Alfonso nell'omonima chiesa di Agrigento

Il compatrono della città e dell’arcidiocesi Agrigento il 23 marzo 1871 veniva proclamato solennemente da papa Pio IX “Dottore della Chiesa”, un’onorificenza rara, che in poco più di duemila anni di storia della Chiesa è stata attribuita soltanto a 36 candidati, tra cui quattro donne. Fu Benedetto XIV (1740-1758) a stabilire i requisiti necessari per la proclamazione di un santo Dottore della Chiesa. Essi sono: eminente dottrina; santità di vita; elezione da parte del Sommo Pontefice o del Concilio Generale. Ad Alfonso, insignito del titolo di doctor zelantissimus, sono stati riconosciuti, in un lungo processo di indagine e discernimento, che vide gli organismi ecclesiastici preposti, impegnati per quasi un quinquennio.

Il pronunciamento pontificio conferito al santo vescovo, facendone il diciottesimo dottore della Chiesa, in ordine cronologico, nel clima del Concilio Vaticano I, ratificava ufficialmente una consapevolezza diffusa in tutto il mondo cattolico: la sua proposta morale e spirituale aveva segnato il cammino della Chiesa, in un momento difficile, il tormentato “secolo dei Lumi”, indicando la via sicura nel groviglio delle opinioni contrastanti del rigorismo e del lassismo(Pio IX, Acta Sancta Sedis, VI, 318).

Per chiedere il riconoscimento al Pontefice, avevano sottoscritto la supplica: 39 cardinali, 10 patriarchi, 135 arcivescovi, e 544 vescovi, complessivamente 691 sui circa 728 dignitari che contava allora la Chiesa. A questa erano allegate numerose petizioni di superiori generali di ordini religiosi, capitoli canonicali e altre istituzioni ecclesiastiche, tra cui i collegi dei teologi di Bologna e di Napoli. Le pratiche che avrebbero portato al felice esito avevano avuto inizio alcuni anni prima della canonizzazione del santo (avvenuta nel 1839), ad opera di un altro napoletano, il redentorista Giuseppe Mautone (1765-1845), procuratore generale della Congregazione e postulatore della causa di sant’Alfonso. Egli era stato il primo redentorista a sostenere l’idea del dottorato del Fondatore, quando ancora nessuno la riteneva neppure probabile. Fu il superiore generale dei redentoristi p. Nicola Mauron (1818-1893) a fare i primi passi ufficiali in tal senso, durante l’udienza del 23 luglio 1867,presentando al Papa la lista delle petizioni. La decisione di procedere alla proclamazione, dopo tutti gli adempimenti previsti dalla Congregazione dei Riti, e i pareri dei teologi interpellati, venne dal voto unanime dei 10 cardinali che formavano la commissione, i quali,l’11 marzo 1871, durante una sessione ufficiale, si pronunciarono a favore, con il loro verdetto positivo, ratificato da Pio IX il 23 marzo dello stesso anno.

A distanza di centocinquant’anni, commemorare quell’evento che pose sant’Alfonso sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa (Mt 5, 14), è un’occasione preziosa per richiamare l’attenzione sul suo messaggio spirituale e sulla sua proposta morale, di grande attualità. Lo ribadisce papa Francesco, peraltro ammiratore del santo, al quale ha fatto riferimento in diversi suoi discori, nel suo Messaggio in occasione del 150o anniversario della proclamazione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, dottore della Chiesa del 23 marzo scorso, indirizzato al superiore generale della Congregazione del Santissimo Redentore, p. Michael Brehl. In esso il pontefice definisce sant’Alfonso modello per tutta la Chiesa in uscita missionaria e come colui che indica ancora con vigore la strada maestra per avvicinare le coscienze al volto accogliente del Padre. Ponendosi in ascolto della realtà del suo tempo, il santo missionario matura la sua proposta teologica in ambito morale, improntata alla benignità pastorale e all’accoglienza delle fragilità umane. La sua intensa azione missionaria nelle estreme periferie del Regno di Napoli, lo mise in contatto con gli “abbandonati” del suo tempo, “coloro che erano destituiti di spirituali soccorsi”.

Attraverso un lungo tirocinio, che comprendeva il ministero prolungato delle confessioni, la predicazione popolare e l’ascolto empatico delle urgenze pastorali, diventò padre e maestro di misericordia, avvicinando gli uomini al messaggio salvifico di Cristo e rendendo il Vangelo accessibile a tutti, grazie al suo dinamismo evangelizzatore, capace di agire per attrazione. Sull’esempio del santo, dichiarato da Pio XII, patrono dei moralisti e dei confessori, e facendo riferimento al suo “realismo”,il Papa invita, i predicatori del Vangelo,i confessori e i teologi moralisti a guardare concretamente al realtà odierna, per andare incontro ai fratelli fragili della nostra società, e lavorare per la formazione delle coscienze al bene, infatti – come sostiene p. Alfonso Amarante, preside dell’Accademia Alfonsiana (in una sua intervista, del 30 marzo scorso per il quotidianoAvvenire) – : Il De Liguori indica nella coscienza il fondamento e l’avvio di tutta la vita morale e spirituale.

Tra le iniziative messe in campo dai missionari redentoristi per celebrare l’importante anniversario vogliamo segnalare la Giornata di Studio promossa dall’Accademia Alfonsiana, il 24 marzo scorso, a Roma, nella quale, eminenti teologi redentoristi hanno approfondito interessanti tematiche relative al messaggio alfonsiano e alla sua attualità, come lasciano intravedere i titoli dei loro interventi: Alfonso M. de Liguori, Dottore della Chiesa: un santo per il nostro tempo (Prof. Alfonso V. Amarante, C.Ss.R); La morale alfonsiana: un bilancio della lettura storica (Prof. Marciano Vidal, C.Ss.R.); Il rapporto tra la grazia e la coscienza nel processo di discernimento morale in sant’Alfonso (Prof. Raphael Gallagher, C.Ss.R.); L’attualità della proposta morale di sant’Alfonso (Prof. Sabatino Majorano, C.Ss.R). Ha concluso i lavori il Prof. Andrzej S. Wodka, C.Ss.R..

Il 23 marzo con una solenne concelebrazione, presieduta dal consigliere generale p. Rogerio Gomez, i redentoristi della casa generalizia di Roma hanno commemorato l’anniversario alfonsiano, come anche la comunità redentorista di Pagani (SA), custode del corpo del santo e del Museo alfonsiano, con una concelebrazione eucaristica, presieduta dal superiore provinciale p. Serafino Fiore, il 24 marzo. La presenza dei vescovi della conferenza episcopale campana presso il corpo di sant’Alfonso e la concelebrazione presieduta dal cardinale segretario di stato vaticano del 1 agosto, sono tra le iniziative più significative per le celebrazioni alfonsiane.

In altri modi è stato celebrato l’anniversario del dottorato di sant’Alfonso. Un interessante articolo, pubblicato nell’ultimo numero di Spicilegium Historicum (n. 1/2021), a firma di p. Antonio Donato, C.Ss.R., docente dell’Accademia Alfonsiana, ripercorre le fasi del processo che ha portato alla dichiarazione di Sant’Alfonso Dottore della Chiesa. L’autore propone di tornare ad alcuni contenuti significativi della ricca eredità spirituale di Sant’Alfonso, partendo dalla sua opera “Uniformità alla volontà di Dio” in relazione all’evento.

Quelle elencate sono soltanto alcune tra le celebrazioni inaugurali per ricordare la grande proclamazione pontificia. Ne seguiranno altre, nel corso dell’anno, in diversi luoghi, organizzate a diversi livelli, da diocesi, parrocchie, comunità, monasteri e istituti religiosi che si ispirano al santo napoletano, o sono custodi delle sue memorie e del suo passaggio: Celebrare questo 150° Anniversario, – puntualizza p. Michael Brehl –  non è solo un’occasione per commemorare il contributo di Sant’Alfonso Maria de Liguori, ma significa soprattutto, nello Spirito di Sant’Alfonso, costruire, per il futuro con la speranza e la gioia del Vangelo.

Vincenzo La Mendola

C.Ss.R.

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