Grazie Commendatore Lorgio!

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Nella sala Maria Alajmo del nostro settimanale il Comm. Lorgio consegna al card. Montenegro le Giuliane

Il 28 ottobre 2020 è ritornato alla casa del Padre, il commendatore Alfonso Lorgio, decano dei collaboratori del nostro settimanale.

Nel 1980 – appena andato in pensione, era funzionario del Banco di Sicilia – venne chiamato dal vescovo, per tramite della prof.ssa Ave Gaglio, a collaborare con il settimanale inizialmente come responsabile della diffusione dedicando, poi, particolare cura all’archivio storico. Un’opera ed un impegno che resterà a futura memoria. Si deve infatti al commendatore l’averlo ricostruito interamente, dal primo numero ad oggi, arricchendolo, inoltre, di una giuliana (nella foto con il vescovo la consegna) che raccoglie, dal 1955, numero per  numero, gli articoli pubblicati sul settimanale. Giuliana a ricordo della sua professoressa di lettere, Maria Alajmo, donna di fede e di notevoli doti intellettuali, in rapporto, oltre che con Pirandello, che la definiva “alunna prediletta”, anche con letterati e scrittori come Attilio Momigliano, Manfredi Porena e Giustino Ferri, che formò generazioni di giovani agrigentini al Vero e al Bello, redattrice della prima ora,  de L’Amico, dalla fondazione al 1971 (anno della morte).

Le esequie, presiedute dall’arcivescovo Francesco Montenegro, sono state celebrate, animate dal Coro Magnificat di cui faceva parte, venerdì 30 ottobre, nella Chiesa S. Alfonso a cui era particolarmente devoto, non solo perché ne portava il nome ma anche per il rapporto istaurato con i padri liguorini ed in particolare con il Servo di Dio, padre Isidoro Fiorini, conosciuto in vita e di cui il commendatore fu notaio del processo canonico diocesano. 

Don Giuseppe Ferrante, vice-direttore del settimanale sotto la direzione di mons. De Gregorio così lo ricorda: “Era un uomo di fede schietta ed operosa. Uomo leale, servizievole, intelligente, tutto compiva con precisione e dedizione. Quando un giorno nel 1980 venne in Redazione e mi disse che era disposto a darmi una mano mi parve mandato dal cielo. Persona ordinatissima, mise ordine nel caos che regnava nella Redazione che era stata trascurata, per alterne vicende, da due anni. Prese a cuore la vita del Settimanale che si impegnò a divulgare con tenacia. Controllava gli abbonamenti e sollecitava con garbo i morosi. Si intese in maniera perfetta con l’Amministratore l’indimenticabile comm. Paolo Ciotta. Collaborarono insieme nel campo delicatissimo dell’amministrazione e del controllo degli abbonamenti. Amarono il nostro Settimanale come una loro creatura. L’Amico del Popolo crebbe in prestigio per la puntualità e anche per la funzionalità dell’Archivio creato con puntiglio e precisione da Alfonso Lorgio. Un giorno il prof. Ciotta mi disse: “…È un uomo eccezionale, non si tira mai indietro, se gli chiedi qualcosa non dice mai di no e la compie celermente e con precisione.” 

L’arcivescovo Montenegro, nell’omelia ha ricordato il commendatore Lorgio così: «Vite tanto umili quanto speciali. Vissute in punta di piedi ma che lasciano profonde orme lungo. La strada dove passano, grazie alla loro discrezione in effetti sono ‘silenziosamente assordanti’ perché tutti le avvertono e ne desiderano la presenza. Così immagino la vita positiva di Alfonso: trasparenza, discrezione, rispetto, disponibilità, umiltà, dedizione, azione, generosità. È stato un amico, un consigliere, un combattente eppure non sembrava un uomo di trincea. Chiedeva consigli, ma sapeva consigliare. Ha servito lungamente questa Chiesa lavorando silenziosamente, preziosamente, ma attivamente per il nostro settimanale». E proseguendo: «Lui è stato un evangelizzatore, un missionario. Non solo ha ‘parlato’ di Cristo, (lo faceva quando poteva) ma lo faceva ‘vedere’ e lo rendeva credibile tra gli uomini. Ha aperto a Dio il cuore e lo ha fatto abitare. “Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini”.  Essere testimoni non è tanto compiere gesti buoni, ma vivere un’esistenza santa». «Esagerato?  – si è chiesto – . Col battesimo ci è stata donata la sua stessa vita. È la pienezza di vita, di gioia e di amore che c’è in Dio, che noi siamo chiamati a vivere nella quotidianità! […] Il Vangelo si deve annunziare ma deve soprattutto risuonare attraverso la nostra testimonianza che dichiara che ci siamo talmente lasciati coinvolgere da Dio al punto da diventarne viventi e concrete espressioni. Il programma fondamentale del cristiano rimane perciò sempre quello di conoscere, amare, imitare il risorto, per trasformare con lui la storia, fino al compimento della Gerusalemme celeste. Alfonso non ha cambiato il mondo, ma tanti cuori sì..». 

E proseguendo ancora: «Immagino che Alfonso a questo punto, con la bonomia che lo contrassegnava, ci raccomanderebbe di non aver paura di Cristo! Perchè sapeva bene che Gesù non toglie nulla, e dona tutto. Le parole “risplenda la vostra luce davanti agli uomini” risuonano come richiamo, compito, meta, responsabilità che Gesù consegna a ciascuno di noi. Essere cristiano significa essere trasparenza luminosa di Cristo… Sant’Ignazio di Antiochia afferma: “Quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno dalle loro opere. Ora non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede sino alla fine. È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”. Penso che sono state rivolte ad Alfonso da Gesù queste parole: “Rimani nel mio amore” (15,9). Questa è l’eternità, il paradiso. Ad Alfonso – ha detto concludendo – diciamo grazie perché è esistito e ha fatto della sua vita un dono. Siamo stati fortunati a conoscerlo e a sentirlo amico. Per i familiari chiediamo tanta pace e serenità perché hanno avuto con loro un piccolo grande uomo, un cristiano e un uomo il cui ricordo resterà nei nostri cuori».  

Al grazie del cardinale, voglio aggiungere il mio e quello della redazione, redattori e collaboratori. Ho collaborato con lui per quasi vent’anni, l’ho sostenuto nell’impegno di mantenere viva la memoria di Maria Alajmo. Ci mancherà la sua precisione nell’adempimento del lavoro, la sua battuta sagace, il rumore della sua 850 “Celestina” dal colore della macchina che annunciava il tuo arrivo in redazione. Ci mancherà l’invito costante a fare, anche nelle avversità, la volontà di Dio. Ci mancherà il suo richiamo ad una vita sobria ed essenziale, senza fronzoli che mette al Centro la Parola, l’affidamento costante alla Vergine Immacolata, protettrice del nostro settimanale. 

Grazie Commendatore, per la tua amicizia e per il tanto bene che, generosamente, ha profuso e ci scusi, se non sempre, abbiamo capito il fine ultimo del suo impegno e dal Cielo, felice dove lei è, insieme alla sua amata Antonietta, continui a pregare per noi e la sua famiglia.

Carmelo Petrone

LEGGI La preghiera composta da Maria Alajmo che il comm. Lorgio recitava ogni mattina

 

 

Video Intervista con il Comm.Alfonso Lorgio 

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